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Spiderman

“Vi piacciono i supereroi? In confidenza, noi fumettari li chiamiamo “eroi in costume” e, come sapete, ce ne sono a palate. Ma pensiamo che troverete il nostro uomo ragno almeno un po’… diverso!”


Questo era il prologo in una didascalia gialla della prima storia dell’Uomo Ragno apparsa in Amazing Fantasy numero 15 del agosto 1962. Amazing Fantasy era una rivista antologica dove veniva pubblicare brevi storie a fumetti di vario genere dal super eroistico, dalla fantascienza alle storie di mostri grotteschi.

All’epoca la rivista era destinata alla chiusura per poche vendite, così l’allora giovane sceneggiatore Stan Lee, creatore dei fantastici quattro nel 1961, pensò di divertirsi e al tempo stesso di sperimentare un po’, così ci mise dentro una breve storia di soli 11 pagine di un supereroe “almeno un po’… diverso.”, quel supereroe era l’Uomo Ragno disegnato da Steve Ditko.

L’Uomo Ragno era un po’ diverso da chi? Naturalmente la risposta era dai supereroi della DC comics in modo particolare Superman e Batman.

Intanto nonostante il titolo: Spiderman, il protagonista non era un uomo adulto, ma un ragazzo adolescente di circa 16 anni, quando fino a quel momento gli adolescenti erano sempre stati delle spalle, degli aiutanti degli eroi (vedi Robin per Batman e Bucky per Captain America) qui invece era il protagonista.

Poi i poteri, i supereroi avevano sempre avuto dei poteri che li rendevano degli Dei che camminavano fra gli uomini, qui invece abbiamo un supereroe con i poteri di una creatura piccola come un ragno, altro che una figura messianica di un altro mondo come Superman. In più questo secchione, Peter Parker, una volta acquisiti i poteri dal morso di un ragno radiativo, non li mette subito a servizio di verità e giustizia, ma cerca un sistema per far soldi, un comportamento non da eroe, ma molto umano e realistico.

Con i suoi nuovi poteri, Peter arriva in TV per fare soldi, ma un giorno a spettacolo finito vede scappare un ladro che potrebbe facilmente fermare, ma non lo fa, questa decisione segnerà per sempre il suo destino, perché quello stesso ladro, per uno strano scherzo del fatto (o di Stan Lee), qualche ora più tardi ucciderà lo zio Ben, colui che fa da padre a Peter.

Come è successo per altri supereroi prima di lui, Spiderman nasce nella tragedia, in parte non tanto diversa da quella di Batman dove Bruce Wayne vede morire i suoi genitori, ma a differenza di Batman che è mosso da desiderio di giustizia o vendetta, a far diventare Peter Parker un eroe è il rimorso per la morte del zio/padre putativo, è il senso di responsabilità con la famosa frase che chiude la sua prima avventura: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Nonostante Amazing Fantasy stava per chiudere quella storia di undici pagine è piaciuta parecchio forse perché era veramente un concentrato di novità, in un genere, quello dei supereroi, che da anni non riusciva ad uscire ai suoi limiti, fatto sta che dopo quella prima storia, grazie al passa parola tra i lettori, alla Marvel Comics iniziarono ad arrivare molte lettere con la richiesta di nuove storie di Spiderman così da una storia nata un po’ per gioco, un po’ come esperimento, venne fuori quello che sarebbe stato l’eroe più simbolico e famoso della Marvel; perché sull’esempio di Spiderman, Stan Lee, Jack Kirby e gli altri autori di quella piccola casa editrice iniziarono una vera rivoluzione che cambiò per sempre i supereroi e tutto il mercato dei comics negli Stati Uniti.

I decenni passano è sarebbe troppo complicato raccontare tutta la storia editoriale e narrativa di Spiderman (e in parte dell’intera Marvel). Arriviamo subito al 2001 quando su spinta del successo cinematografico degli X-men della Fox, la Sony decide di fare un film su Spiderman, così che le due creature più significative della Marvel avrebbero avuto le loro prime avventure cinematografiche.

I tempi erano maturi anche dal punto di vista tecnico, gli effetti speciali in CG permettevano finalmente di rendere al meglio i poteri dei supereroi fin’ora visti solo sulle pagine di un fumetto. Come regista di questo primo capitolo viene scelto Sam Raimi, il regista della Casa e grande fan del personaggio fin da bambino e i suoi primi due film sono una dichiarazione d’amore a questo eroe, alla sua filosofia e alla sua iconografia, (meglio però evitare il terzo).

Intanto nel 2008 esce il primo Ironman diretto da Jon Favreau con protagonista Robert Downey Jr e da li a pochi anni con l’acquisizione della Marvel da parte della Disney e la nascita del primo universo cinematografico per supereroi (MCU), escono film di supereroi come Captain America, Thor, nuovi capitoli di Ironman fino al film crossover Avengers, e dallo spazio popolato da alieni e dei vengono i guardiani della galassia. La mania dei supereroi inizia e il cinema è invaso da cinecomics.

La Sony alla nel 2012 ci riprova con il primo remake dell’uomo ragno: Amazing Spiderman di Marc Webb, una versione diversa più giovane che rimescolava le carte fondendo idee del classico Peter Parker con quello dell’universo Ultimate e rendendo Spiderman più oscuro. Il primo capitolo andò discretamente, ma il secondo è stato molto criticato.

La sezione cinematografica della Sony inizia a navigare in brutte acque economiche per alcune scelte sbagliate sui film e per alcuni flop clamorosi, poi il colosso giapponese in ricerca di liquidità economica decide di vendere i diritti per il merchandising di Spiderman e ad acquistarli è la stessa Disney, questo si rivelerà un grosso errore.

In seguito degli hacker nordcoreani renderanno pubbliche le mail tra i dirigenti della sezione cinematografica della Sony e i Marvel Studios e si scopre l’idea di far entrare nel MCU, il personaggio di Spiderman.

Così nel 2016 con l’uscita del terzo film di Captain America: Civil War, in modo del tutto illogico si vede un Tony Stark volare fino a New York per reclutare il giovane Peter Parker che da sei mesi ha i poteri di un ragno e che cerca di fare la cosa giusta. Poco importa se è del tutto assurdo portare un ragazzino a combattere contro eroi addestrati da molto tempo in una battaglia dove potrebbe ferirsi gravemente o morire.

Dopo poco più d’un anno ecco arrivare al cinema il film in solitaria di questo eroe al liceo: Spiderman: Homecoming. Il terzo Uomo Ragno al cinema e il primo dentro MCU, è prodotto e distribuito dalla Sony con la co-produzione dei Marvel Studios della Disney.

Il film inizia dopo la battaglia degli Avengers contro i Chitauri, la piccola società di Adrian Toomes si è garantita l’appalto per pulire la Grande Mela dalle macerie, in particolar modo di quello che è rimasto dell’esercito alieno, ma le pulizie vengono interrotte dal Dipartimento di Stato del Damage Control e dalle Stark Industries, Toomes e i suoi uomini devo andarsene e si trovano in grossi guai economici, ma si ritrovano con ancora molto materiale alieno così decidono di modificarlo per farci un po’ di soldi vendendolo come armi.

La storia va avanti di 8 anni e ci troviamo con Peter che si trova coinvolto da Tony Stark nella Civil War contro Captain America, vediamo tutto attraverso le riprese che Peter fa con il suo smartphone e vediamo il povero Happy la guardia del corpo/aiutante di Tony Stark costretto a fargli da babysitter (ultima volta che l’avevamo visto era stato durante Ironman 3 dove era finito in coma, interpretato da Jon Favreau il regista di tutti i film di Ironman)

Tony lascia Peter raccomandandogli d’avere un profilo baso come supereroe e che prima o poi verrà chiamato di nuovo per qualche nuova missione.

Passano due mesi e Peter sta ancora aspettando una nuova missione con gli Avengers tempestando di messaggi il telefono di Happy e mandando rapporti delle sue “attività” da eroe mascherato del Queens tra cui recuperare biciclette rubate di cui non si conosce il proprietario, dare indicazioni stradali a vecchiette e sventare furti d’auto che non sono tali.

Intanto continua la sua vita da studente delle scuole superiori, tra il suo migliore amico Ned e la sua cotta per la bella Liz.

Una notte si ritrova davanti a una banda di ladri con maschere degli Avengers che cercano di aprire un bancomat con armi a tecnologia aliena per miracolo riesce a portare a casa la pelle e a salvare il proprietario di una panetteria suo amico.

Peter inizia a investigare su questi trafficanti d’armi ricavati dalla tecnologia dei chitauri, e in più cerca di vivere la sua vita d’adolescente tra decathlon accademico a Washington e il ballo della scuola.

Forse più di molti altri cinecomics questo nuovo Spiderman sembra voler avere un target ben preciso quello degli adolescenti (o anche più giovani) tra i 14 e i 17 anni.

Questo Spiderman cerca d’usare il linguaggio dei millennials, la prima generazione del nuovo millennio. Questo lo si vede con l’idea delle riprese che Peter fa usando il suo smartphone. Il motivo di questa scelta sta nel cercare d’attirare un nuovo pubblico più giovane che non riesce facilmente a identificarsi con gli eroi più adulti dei cinecomics.

Questo Spiderman vuole parlare ai ragazzini di adesso, usando il loro linguaggio, ma si vede che è scritto da adulti che sembrano avere un quadro piuttosto semplicistico dell’adolescenza di questi anni, ci troviamo di fronte a un film che sembra uscito da una delle serie tv di Disney Channel tipo Hanna Montana. Dove l’unico problema di Peter Parker è dimostrare a Tony Stark d’essere un vero supereroe, ma non solo, non viene più chiamato a “giocare” con i grandi, ma non trova neanche dei crimini da sventare, ma davvero il quartiere del Queens di New York è un posto così tranquillo anche nel MCU?

Questo perché in parte il film è destinato appunto a un pubblico giovane, si è voluta eliminare una delle parti più drammatiche della storia di Spiderman, cioè la morte di zio Ben (se ne fa solo un piccolissimo e molto vago accenno), quella tragedia è sempre stata la spinta che porta Peter a diventare un supereroe spingendolo a combattere i criminali e a essere Spiderman anche contro la sua volontà, senza la tragedia dello zio diventa molto difficile capire perché Peter voglia essere un supereroe.

Molta importanza si è data al ruolo di Tony Stark come mentore di questo giovane eroe, ma in realtà non si capisce che razza di mentore dovrebbe essere visto che praticamente nel film non lo si vede quasi mai, Tony Stark ha dato a questo ragazzino un ruolo e un costume tecnologico per la sua battaglia persone contro Cap, per poi abbandonarlo a se stesso.

In un certo senso Peter impara più dal suo nemico Adrian Toomes/Avvoltoio che dallo stesso Tony Stark. Adrian Toomes con il suo costume d’Avvoltoio fatto alla meno peggio risulta fino ad ora il miglior cattivo scritto in un film per il cinema dell’universo MCU, migliore persino di Loki, quest’ultimo soprattutto grazie all’interpretazione del grande Tom Hiddleston. Adrian Toomes è un personaggio reale e finalmente un cattivo con delle motivazioni serie, un uomo che si trova costretto a comportarsi in un certo modo per colpa di poteri molto più grandi lui, allora visto che il mondo è cambiato anche lui deve cambiare per poter continuare a vivere, lavorare e portare i soldi a casa, anche se si tratta di armi e tecnologia aliena, il dilemma morale è qualcosa di molto attuale.

Lo scontro anche a distanza tra Adrian Toomes/Avvoltoio e Peter Parker/Spiderman è il centro di tutto il film e a un certo punto supera gli alter-ego dei due protagonisti è diventa anche lo scontro generazionale tra un adolescente che, com’è naturale per la sua età, non sa vedere il mondo in bianco e nero, e un uomo adulto che è stato costretto a fare scelte difficili e moralmente sbagliate, ma anche se sbagliate, le motivazioni di questo cattivo sono molto più reali e concrete di un eroe adolescente che sembra più che altro voler giocare a fare il supereroe.

Adrian Toomes è la cosa migliore del film, sopratutto grazie all’interpretazione del grande Michael Keaton.

Purtroppo il resto del film ha dei seri problemi. I personaggi secondari, i compagni di scuola di Peter sono stereotipati, politicamente corretti in modo talmente elementare da essere quasi imbarazzante.

Ha anche dei grossi problemi di sceneggiatura, per esempio la vendita con tecnologia aliena sembra andare molto bene, ma perché sembra che fino l’arrivo di Spiderman, la cosa sembra non interessare a nessuno, in particolar modo agli Avengers, com’è possibile che non ci siano stati altri crimini prima della rapina al bancomat?

Non riesco a credere che qualcuno lo abbia definito lo Spiderman più vicino a quello classico e come qualcuno lo abbia paragonato al nuovo ritorno al futuro o al più classico film sugli adolescenti  degli anni 80 Breakfast Club.

Il film aveva bisogno di alcuni tagli perché in molte scene risulta fin troppo lungo, e con troppe scene ridicole e fine a se stesse, la comicità di certe battute è fin troppo assurda anche per gli standard di un cinecomics dei Marvel Studios.

Sul piano tecnico ci ritroviamo con una fotografia di pessima qualità poco al di sopra del livello televisivo, la colonna sonora è praticamente anonima, tranne che per la nuova versione della sigla dei cartoons degli anni 80 proprio all’inizio e per la canzone in cui Spiderman “entra” in azione, senza però fare niente di niente tranne perdere il quinto zaino.

In conclusione dopo aver visto questo film ci si dovrebbe chiedere dove sta andando il genere dei film di supereroi, sopratutto la visione del MCU, che sembra essere arrivata al limite della sua evoluzione, c’è da chiedersi cosa dovremo aspettarci per il futuro dei supereroi Marvel, sopratutto dopo gli ultimi capitoli degli Avengers dove molti dei pezzi da 90 come Ironman, Cap e Thor usciranno di scena.