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Dopo essere stato sconfitto e umiliato dal fortissimo gruppo americano degli Invincible, lo street dancer Ash medita di prendersi la rivincita. Si mette quindi alla ricerca dei migliori ballerini per organizzare un numero unico nel suo genere. Durante i suoi viaggi incontra e si innamora di Eva, una strepitosa ballerina di salsa che gli farà scoprire la magia di un mondo differente, ricco di incanto e passione.

Sull’onda del successo del proprio predecessore, riuscito a sbancare il box-office inglese; il britannico Street Dance 2 arriverà domani sui nostri schermi in 3D (parliamo in questo caso di un’ottima steroescopia), nuovamente diretto a quattro mani da Max Giwa e Dania Pasquini e scritto da Jane English. Purtroppo la spettacolarità delle evoluzioni (al limite del contorsionismo) degli straordinari ballerini protagonisti e l’ottima colonna sonora non sono sufficienti – da sole – a fare del film un buon film. Non che ci aspettassimo delle performance attoriali da premio Oscar on un intreccio Shakespeariano, ma una sceneggiatura un po’ meno banale sarebbe stata decisamente preferibile, se non addirittura quasi d’obbligo.

Come è naturale che sia per produzioni di questo genere, la trama del film è un mero pretesto per inanellare spettacolari coreografie, sfruttando la profondità della tecnologia tridimensionale per rendere maggiormente partecipe lo spettatore e ricreare un’atmosfera di coinvolgimento simile a quella di uno spettacolo live (anche se va detto che in questo caso specifico il 3D non risulta particolarmente significativo e punta solo a effetti un po’ dozzinali, come oggetti che piombano fuori dallo schermo).

E come nei musical si racconta quasi sempre degli sforzi di una compagnia per mettere in piedi uno spettacolo, così nel cinema della danza di strada che ha preso piede recentemente si racconta di una crew che prepara una coreografia per vincere una gara importante (possibilmente contaminando il proprio con altri stili). Ottemperando a queste regole questo secondo capitolo di Streetdance alza il tiro, supera i confini nazionali e raccoglie in giro per l’Europa il suo team di sfidanti mentre attinge all’America Latina per la contaminazione.

Senza la minima pretesa di approfondire o anche solo scalfire la superficie dei personaggi che non sono i due protagonisti, questo film di nuovo diretto da Max Giwa e Dania Pasquini e scritto da Jane English, racconta con poca voglia la sua esile storia d’amore ma si esalta (com’è giusto che sia) nelle violente coreografie e nelle furiose prove fisiche. Non sempre tutto è a regola d’arte (molte scene sono velocizzate e il protagonista Falk Henteschel non è mai inquadrato dalla testa ai piedi mentre balla, ma sempre aiutato da continui tagli di montaggio, per quanto ne sappiamo potrebbe non aver mosso un passo) eppure lo stesso Streetdance 2 3D regala alcune delle performance più estreme ed atletiche mai viste. In questo è perfetta e molto ben usata la terza dimensione. Con una vera profondità Giwa e Pasquini piazzano i corpi in uno spazio ampio e usano il 3D per esaltare le prestazioni sul palco delle diverse linee di ballo.