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Sequel del thriller Io vi troverò (2008) in cui l’ex agente Cia Bryan Mills (Liam Neeson) riesce a liberare la figlia rapita dalla mafia albanese, uccidendo alcuni sequestratori. Adesso ritroviamo  l’ex agente della CIA Bryan Mills a Instanbul, dove a sorpresa viene raggiunto dalla moglie Lenore (Famke Janssen) e dalla figlia Kim (Maggie Grace) per una breve vacanza familiare. Ma la vacanza si trasforma subito in incubo, poiché Lenore, la moglie di Bryan, viene quasi immediatamente rapita. Quel che è peggio che dietro al sequestro non c’è nessuna richiesta di denaro, ma una motivazione molto più drammatica: il padre di uno dei criminali che, quattro anni prima, erano stati uccisi da Mills durante il rapimento della figlia, vuole la sua testa, per vendicare la morte del figlio.

Le sequenze di azione e tensione non emergono dalle risate che più di una battuta del freddo Mills rubano agli spettatori: l’audacia ironica dell’autore dei diversi “Karate Kid”, Robert Mark Kamen, che qui viene in aiuto dell’amico e collega Besson, finisce per cadere nell’equivoco di un umorismo volontario. Perfino mentre il protagonista dà indicazioni di guida alla figlia che, non ancora patentata, deve condurre la vettura all’ambasciata americana in territorio straniero mentre sono alle calcagna gli albanesi e la polizia turca armati e mal intenzionati, le sue parole faticano a comunicare l’apprensione di un padre che potrebbe perdere tutto.

Anche il ritmo e l’intensità narrativa non sono paragonabili ai patinati franchise del genere come 007, che non sbaglia un anniversario, o la rinnovata saga di Bourne: la storia, schematica e dai dialoghi più divertenti che pungenti, si riduce a quella di un ex agente della CIA che deve salvare per la seconda volta la famiglia dalle grinfie di una banda di criminali, albanesi giusto per assicurare un tocco retro ed esotico (già perseguito dalle suggestive location), e sfida tempo e nemici, assetati di vendetta, tra corse metropolitane accelerate solo dal montaggio frenetico e qualche lancio maldestro di granate sui tetti affidate però alla figlia minorenne, costretta ad armeggiare con bombe e lacci di scarpe, come nella sequenza più divertente e improbabile del film.

Indubbiamente il doppiaggio italiano penalizza la pellicola, per quanto i dialoghi non siano il punto di forza del racconto, che cura in maniera maggiore, dato il plot, l’effetto visivo.

Neeson, che fino a “Taken” era quasi a digiuno di action, in seguito si è cimentato più volte nel genere, vincendo sempre al botteghino, come con “The A-Team” e “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, acquisendo sempre maggiore dimestichezza con le discipline di autodifesa, delle quali fa uso anche in questo ruolo.

Maggie Grace (“Lost”) riprende i panni di Kim Mills, mostrando d’essere cresciuta professionalmente, mentre a prestare il volto a Lenore, l’ex moglie di Bryan, ritroviamo la pluripremiata Famke Janssen (“Celebrity”, “Golden Eye”), la Jean Grey della saga di “X-Men”, recentemente passata dietro la macchina da presa.

A quattro anni da Io vi troverò (2008) di Pierre Morel, Liam Neeson torna a vestire i panni dell’ex agente della CIA Bryan Mills in questo sequel a firma dell’Oliver Megaton regista di Transporter 3 (2008).

Il cambio di regia è presto intuibile sia per quanto riguarda la diversa distribuzione dell’azione nel corso della circa ora e mezza di visione, sia a causa del fatto che si tendano a privilegiare le dinamiche del movimento rispetto alla cattiveria della violenza rappresentata.

In poche parole, non vi sono memorabili sequenze a base di crudezza come quella che, nel capostipite, vedeva uno dei cattivi torturato e ucciso tramite scosse elettriche.

Per il resto, comunque, seppur con meno coinvolgimento della pellicola precedente, non ci si annoia affatto e ci si diverte tra consueti scontri corpo a corpo e spargimenti di cadaveri malavitosi.