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Esiste qualcosa di più tenero di un orsetto di peluche? Tra tutti i giocattoli è forse quello che nell’immaginario infantile rappresenta meglio il concetto di dolcezza, di candore, d’innocenza. Cosa pensereste, invece, di un teddy bear che – in netta controtendenza rispetto a colleghi quali Coccolino, Teddy Ruxpin o Winnie the Pooh – mettesse al bando buonismi stucchevoli e melense romanticherie per comportarsi come un farabutto, zozzone, libidinoso e perdigiorno? Questo è Ted, un orsacchiotto che alle frasi sdolcinate preferisce il turpiloquio spinto, agli abbracci i festini con prostitute, e che nutre una particolare predilezione per le sostanze stupefacenti e per i film e i serial anni Ottanta. Non c’è che dire, la prima creatura cinematografica e live action di Seth MacFarlane produce nello spettatore un effetto straniante davvero notevole, e soprattutto – attraverso il ribaltamento dei più comuni stereotipi legati ai film fantastici con protagonisti animali o pupazzi parlanti – provoca delle reazioni decisamente esilaranti. Del resto, non c’era da aspettarsi niente di meno da un autore che (dopo Matt Groening con il precursore I Simpson e Matt Stone e Trey Parker con l’iconoclasta South Park) ha contribuito a rivoluzionare il mondo dell’animazione televisiva con serie come I Griffin, American Dad! e The Cleveland Show, sovvertendone logiche e convenzioni e infrangendo parecchi tabù.

Quindi, una piuttosto atipica storia di amicizia il cui avvio, ambientato nel 1985, sembra quasi voler suggerire che ci troviamo dinanzi a un’operazione dal taglio nostalgico, volta a richiamare il bel cinema per ragazzi sfornato nel corso del decennio reaganiano.

Ma, immediatamente, provvede una scorretta ironia mirata a sbeffeggiare tutto e tutti a ricordare che quello che scorre davanti ai nostri occhi sia uno spettacolo di celluloide appartenente al meno conservatore XXI secolo.

Uno spettacolo che, oltre a mostrare Ted impegnato a fare sesso e a organizzare feste con escort, offre occasioni per sprofondare in sane risate già a partire dal prologo; prima ancora di omaggiare L’aereo più pazzo del mondo tramite il flashback in cui si danza sulle note di Stayin’ alive e di citare verbalmente T.J. Hooker, Il mio amico Arnold e, ovviamente, Peter Griffin.

Perché, complice anche la presenza, nei panni di se stesso, del Sam Jones che concesse anima e corpo al Flash Gordon dell’omonima pellicola che, definita “So bad it’s good” (espressione usata dagli americani per intendere i film tanto brutti quanto divertenti), è anche il simbolo del legame tra Ted e John, non è davvero un certo citazionismo cinefilo a essere assente all’interno del folle script.

Del resto, tra un piccolo ruolo per Ryan Reynolds e frecciatine a Katy Perry e a Superman returns, compreso il suo protagonista Brandon Routh, sebbene l’oltre ora e quaranta di visione non manchi di balli dell’orsetto porcello e peti, la morale che ne viene fuori non sembra affatto distaccarsi dal modo in cui venivano lanciati i messaggi allo spettatore nelle citate, tutt’altro che volgari produzioni edulcorate degli anni Ottanta.

Aspetto, quest’ultimo, che testimonia più di ogni altro elemento la grande intelligenza con cui è stata concepita l’operazione, probabilmente finalizzata a ribadire che, se lo si vuole davvero, è tranquillamente possibile crescere nella giusta maniera lasciando sempre uno spazio per il proprio lato adolescenziale.

Mentre, travolti da un tutt’altro che fiacco ritmo narrativo, ci si diverte non poco, ma trovando anche il tempo per la commozione.

Seth MacFarlane riesce a rinnovare una struttura narrativa alquanto prevedibile e abusata, quella del racconto di formazione e di crescita personale, innestandovi l’inconfondibile umorismo delle sue serie animate, caratterizzato da gag volgarissime e scorrette, ricche di situazioni surreali (il folle party organizzato a casa di Ted, che coinvolge persino un’anatra di nome James Franco) e di sequenze di violenza gratuita (un’estenuante scena di lotta tra John e Ted che ricorda quelle viste parecchie volte ne I Griffin). Non mancano ovviamente i riferimenti ironici alla pop-culture: oltre all’immancabile Guerre Stellari, il film ha anzi il pregio di riportare alla luce uno dei pochi titoli anni Ottanta stranamente ancora non soggetti a citazionismo, vale a dire il Flash Gordon di Mike Hodges, coinvolgendo persino il vecchio interprete protagonista, Sam Jones, in uno spassosissimo cameo. Oltre allo script brillante e ricco di battute esilaranti, buona parte della riuscita del film è da attribuire alle doti del cast, a partire ovviamente dal protagonista animato Ted, la cui voce è affidata allo stesso Seth MacFarlane (doppiatore anche di Peter Griffin e di numerosi altri personaggi dei suoi serial), il quale riesce nel difficile compito di rendere, per quanto possibile, l’orso un personaggio credibile e naturale. Lo stesso può dirsi per Mark Wahlberg, che riesce a cavarsela piuttosto bene nell’ardua impresa di interagire con un partner immaginario. L’incantevole Mila Kunis, invece, vecchia conoscenza di MacFarlane (sapevate che è la doppiatrice di Meg Griffin?), dimostra ancora una volta di avere un talento naturale per la commedia. Tutti questi elementi spiegano l’enorme successo di Ted ai botteghini statunitensi, probabilmente destinato a replicarsi anche oltreoceano.