CONDIVIDI

“The Blues Brothers” usciva trentadue anni or sono, nel 1980, e rappresenta una delle massime espressioni del cinema di Landis. Nacque da uno sketch musicale del “Saturday Night Live”, in cui si esibiva la band messa in piedi da Dan Aykroyd e John Belushi. Dopo un album nel 1978, i personaggi raggiunsero con il film un successo mondiale e vennero eletti a icone della Settima Arte.

Il film diretto da John Landis, vanta un cast eccezionale composto da Dan Aykroyd, John Belushi, Kathleen Freeman, James Brown, Henry Gibson, Carrie Fisher, Cab Calloway, Ray Charles, John Candy, Aretha Franklin, Charles Napier, Steve Cropper, Donald Dunn, Murphy Dunne, Willie Hall, Tom Malone, Lou Marini, Matt Murphy, Alan Rubin, Steve Lawrence, Twiggy, John Landis, Frank Oz, Steven Williams, Tom Erhart, Walter Levine, Stephen Bishop, Armand Cerami, Jeff Morris, Gerald Walling, Alonzo Atkins, Chaka Khan, Kristi Oleson, Gary McLarty ed oltre a loro il cast è stato ulteriormente arricchito da numerose apparizioni cameo che possiamo sinteticamente elencare così:

  • L’impiegato dell’Ufficio Tasse che compare nelle scene conclusive del film è StevenSpielberg, che aveva diretto proprio Belushi e Aykroyd in 1941: Allarme a Hollywood.
  • Uno dei poliziotti che inseguono i Blues Brothers nel centro commerciale (il pilota nell’auto capovolta, dove il collega dice: “Ho rotto l’orologio”, indicato nei titoli di coda come “Trooper La Fong”) è il regista John Landis.
  • Sempre John Landis è il poliziotto che nella scena finale dell’inseguimento sul grattacielo, in testa alle migliaia di agenti in assetto da guerra, chiede alla guardia se avesse visto i Blues Brothers.
  • L’avvenente bionda con la quale Elwood fa conoscenza al distributore di benzina e con la quale concorda un appuntamento (al quale poi non si presenterà perché in fuga verso Chicago) è la modella inglese Twiggy.
  • L’ufficiale della prigione che consegna a Jake gli effetti personali, alla sua uscita dal carcere, è il noto regista Frank Oz.
  • L’allora moglie di Belushi, Judy Jacklin (Judith Belushi-Pisano), fa una brevissima apparizione nella parte di una cameriera all’hotel Holiday Hinn, nel quale i Blues Brothers vanno per recuperare la maggior parte della banda. Judy in origine doveva avere anche una battuta, ma poi la cosa non fu più fatta.

Il film è ambientato a Chicago, nel 1980. “Joliet” Jake Blues (John Belushi), dopo aver ricevuto i suoi effetti personali dall’agente carcerario (Frank Oz), esce dalla prigione (la Joliet Prison) e viene affidato in custodia a suo fratello Elwood (Dan Aykroyd). È in regime di semilibertà dopo aver scontato una pena per rapina. Lo stesso Jake spiegherà poi il motivo di quel gesto: pagare una cena non saldata dai compagni della Blues Brothers Band, di cui fa parte anche Elwood. Nonostante la libertà appena riconquistata, Jake si arrabbia quando scopre che il fratello è passato a prenderlo con una Dodge Monaco del 1974, prima usata dalla polizia locale. Elwood spiega di aver scambiato la loro vecchia Cady, una Cadillac, con un microfono, e di aver comprato la Dodge a un’asta della polizia a Mount Prospect, nell’Illinois. Per dimostrargli che funziona perfettamente, compie un incredibile salto da un ponte mobile mentre questo è semiaperto. Jake si ricrede e la Dodge diventa la nuova Bluesmobile.

Nonostante le proteste di Jake, i due si fermano nell’orfanotrofio cattolico dove sono cresciuti, nel centro di Chicago. Vengono a sapere dalla suora Mary Stigmata (da loro chiamata “la Pinguina”) che l’orfanotrofio chiuderà i battenti se non pagherà entro pochi giorni 5 000 dollari di tasse sulla proprietà dell’edificio. Jake spiega che possono ottenere facilmente e velocemente quei soldi, ma la “Pinguina” risponde che non accetterà «sporchi soldi rubati» dai due fratelli. Jake ed Elwood le rispondono con varie imprecazioni e a suon di bastonate vengono catapultati giù dalle scale dalla suora, la quale si ritira fluttuando a un palmo da terra e chiudendo la porta con la forza del pensiero.

Interviene Curtis (Cab Calloway), un dipendente dell’orfanotrofio che aveva fatto conoscere la musica blues ai due fratelli quando erano ragazzini; anche lui rischia di ritrovarsi sulla strada. Curtis li invita a recarsi nella vicina chiesa battista di Triple Rock. Una volta giunti lì, Jake viene illuminato da una luce divina, cosa di cui si accorge il canterino reverendo Cleophus James (James Brown), e riceve la “rivelazione” di rimettere assieme la vecchia banda per recuperare così i soldi per l’orfanotrofio. Per farlo, devono riunirsi ai loro vecchi compagni di gruppo – ora tutti onesti lavoratori – e suonare di nuovo insieme. I proventi delle esibizioni andranno a saldare il debito fiscale dell’orfanotrofio. Ora i due fratelli sono “in missione per conto di Dio”.

Fuori dalla chiesa protestante, Elwood passa da un semaforo giallo e attira l’attenzione di due poliziotti locali, Daniel e Mount, che sorvegliavano il semaforo: i due inseguono la vettura dei Blues Brothers e intimano loro di fermarsi. Elwood ferma la vettura, ma la sua patente era già stata sospesa in precedenza: quando i poliziotti controllano i dati, scoprono il reato e cercano di arrestarlo. I Blues Brothers fuggono, e si salvano dopo uno spericolato inseguimento guidando attraverso (nel vero senso della parola) un grande centro commerciale, e provocando enormi danni.

Una volta raggiunta la porta dell’alberghetto dove abita Elwood, una “donna misteriosa” (Carrie Fisher) li attacca a colpi di bazooka, ma i due fratelli le sfuggono come se nulla fosse successo. La porta dell’albergo viene sfondata, e il duo sopravvissuto riesce a entrare. Quindi si fermano nella loro stanza, con la finestra all’altezza di una linea della sopraelevata (il celebre loop, l’anello interno della soprelevata di Chicago) e nonostante il terribile rumore Jake si addormenta come un sasso mentre Elwood prepara la “cena” (una fetta di pane bianco tostato).

Il giorno dopo, con l’aiuto del responsabile della libertà vigilata Burton Mercer (John Candy), Daniel e Mount riescono a scovare la loro abitazione. Mercer ha finto di credere ai dati della patente di Elwood, sulla quale c’era l’indirizzo 1026 West Addison Street (sede del campo da baseball Wrigley Field). Proprio mentre i tre stanno per arrestarli, la donna misteriosa fa esplodere l’albergo con bombe radiocomandate. I Blues Brothers e i poliziotti rimangono illesi, ma i primi emergono subito dalle macerie e se ne vanno nuovamente noncuranti di tutto.

Inizia la loro missione: riunire il loro gruppo rhythm and blues, la Blues Brothers Band. La sezione ritmica della band viene ritrovata a suonare all’Holiday Inn con il nome di “Murph and Magic Tones”, mentre sta eseguendo nell’indifferenza generale una cover di Quando quando quando di Tony Renis. Grazie all’entusiasmo dei due fratelli, in breve vengono convinti a riunirsi al gruppo, che non può fare a meno del caldo timbro degli ottoni.

Il trombettista “Mr. Fabulous” (Alan Rubin) ha trovato un ottimo lavoro al ristorante francese Chez Paul come maître. È senz’altro il più riluttante a riunirsi alla band, ma Jake ed Elwood lo mettono alle strette dando spettacolo di sé stessi, facendo incetta delle costosissime pietanze del locale e infastidendo i clienti. I fratelli minacciano di tornare a mangiare «a colazione, pranzo e cena tutti i giorni della settimana» e Mr. Fabulous per disperazione cede e accetta di riunirsi al gruppo.

Sulla strada per raggiungere il chitarrista Matt Murphy e il sassofonista Lou Marini, la Blues Brothers Band s’imbatte in una manifestazione del “Partito Socialista Americano dei Bianchi” («I nazisti dell’Illinois» come li chiama Elwood). I Blues Brothers, spazientiti, decidono di farsi largo irrompendo tra gli uomini del partito, che stanno occupando un ponte: per non essere investiti, questi sono costretti a gettarsi in acqua. Così anche i nazisti dell’Illinois decidono di dare la caccia ai Blues Brothers. Tuttavia cascano nell’inganno di Elwood, e credendo di trovare la casa di quest’ultimo si recano allo stadio Wrigley Field.

Murphy e Marini lavorano in un ristorantino a Maxwell Street, di proprietà di Matt e sua moglie (Aretha Franklin). Davanti al locale sta suonando Memphis Slim, un cantante di strada (John Lee Hooker). Jake ordina “quattro polli fritti e una coca” ed Elwood “pane bianco tostato, liscio”, grazie a tale ordinazione (probabilmente abituale per i due) vengono subito riconosciuti da Matt, che li accoglie con entusiasmo. Per convincerli a non andare con i suoi «sporchi amici bianchi», la moglie di Matt canta Think insieme alle clienti, ma Lou e Matt se ne vanno.

Ora, finalmente riunita, la band compra gli strumenti al Ray’s Music Exchange, di proprietà del non vedente Ray (Ray Charles), non vedente ma che con un colpo di pistola a bruciapelo a pochi cm dalla mano dissuade un ragazzino dal rubare uno strumento appeso al muro. Per dimostrare loro che un piano elettrico Rhodes da 2 000 dollari funziona bene, si siede al piano e suona Shake Your Tailfeather; i Blues Brothers decidono di pagarlo in cambiali.

Non sapendo dove suonare, e per non deludere i ragazzi della band che in fondo si fidano delle sue promesse, Jake trascina il gruppo in campagna e incappa per caso in un concerto al Bob’s Country Bunker, riservato al country e western.

Quella sera avrebbero dovuto esibirsi i Good Ole Boys, un gruppo country. Ma Jake è disperato, perché il tempo per salvare l’orfanotrofio passa inesorabilmente; così finge con Bob, il padrone del locale, che loro sono proprio i Good Ol’ Boys che i clienti stanno aspettando.

La Blues Brothers Band, che non sospetta nulla degli intrallazzi dei due fratelli, comincia a suonare dietro una rete da pollaio: questa li protegge dai rozzi clienti che, furiosi, gettano contro di loro bottiglie perché non sopportano la loro musica. Dapprima umiliati dalla folla per aver suonato rhythm and blues, riprendono consensi improvvisando brani country orecchiabili: un’interpretazione della sigla del telefilm Rawhide e la ballata Stand By Your Man, che fa sciogliere in lacrime gli avventori del locale.

Il successo dei finti Good Ole Boys è notevole ma al momento del pagamento, Bob dice a Jake che la band ha consumato più birra di quello che ha guadagnato, per cui sono loro che devono 100 dollari a Bob. I Blues Brothers con uno stratagemma scappano, senza pagare, proprio mentre arrivano i veri Good Ole Boys. Questi iniziano infuriati un folle inseguimento, che però si conclude con un violentissimo schianto contro la stessa volante della polizia già seminata da Jake ed Elwood nel centro commerciale. A questo punto anche i Good Ole Boys iniziano la caccia ai Blues Brothers.

Dopo questo disastro i Blues Brothers, che sono sempre “in missione per conto di Dio”, decidono di rivolgersi al loro vecchio amico e agente Maury Sline (Steve Lawrence), che incontrano in una sauna. Sline è dapprima scettico riguardo ai due, a causa dell’abbigliamento e per il loro genere musicale che lui considera ormai sorpassato. Poi Jake lo minaccia di “raccontare qualche storiella a sua moglie”, e così il manager offre loro per un gran concerto la Sala Grande del Palace Hotel, a nord di Chicago, sul Lago Wazzapamani (nome inventato ma credibile, visto il gran numero di toponimi derivati dalle lingue nativo-americane nella zona dei Grandi Laghi e dell’Illinois).

Dopo aver girato tutta la contea per promuovere il concerto che si sarebbe svolto la sera stessa, aiutati anche dai bambini dell’orfanotrofio e da Curtis, la Bluesmobile finisce la benzina. I due fratelli sono costretti a spingerla per ore, rischiando di non arrivare neppure e tenendo in apprensione tutta la band. Mentre fanno rifornimento, Elwood conosce una bella ragazza molto chic (Twiggy), su una decappottabile al che si finge benzinaio, ruba per lei la benzina, si fa pagare 94 dollari (più uno di mancia) e nonostante il ritardo prova a sedurla, dandole appuntamento in un motel: la ragazza, sorridendo, rifiuta e se ne va. In realtà, in un secondo tempo, si vedrà lei delusa davanti al motel, in attesa di Elwood che non arriverà mai.

Grazie all’intenso battage pubblicitario, il Palace Hotel si è gremito di pubblico, ma tra gli spettatori si appostano anche i Good Ole Boys, i poliziotti Daniel e Mount, il loro collega Mercer e molti altri agenti che sperano di catturare i Blues Brothers. Mentre Jake ed Elwood sono costretti a passare dal bagno delle donne per entrare al Palace Hotel, ed eludere la sorveglianza, la folla si spazientisce per l’attesa e quindi Curtis ha la brillante idea di eseguire con la band Minnie the Moocher, vecchio successo del 1931 di Curtis/Calloway al Cotton Club (infatti la scena viene girata come se fosse ambientata lì, in quel locale, esattamente negli anni trenta).

Finalmente salgono sul palco Jake ed Elwood. Una volta in scena, eseguono Everybody Needs Somebody to Love di Solomon Burke nella versione di Wilson Pickett (citato anche a fine canzone) e Sweet Home Chicago di Robert Johnson nella versione di Magic Sam, riscuotendo un travolgente successo. Accortisi però che la polizia ha circondato la sala, decidono di fuggire. In questo frangente incontrano un produttore discografico, ex buttafuori del locale, che offre loro ben 10 000 dollari per un LP in esclusiva. I due accettano (lasciando però i soldi per pagare Ray al negozio di strumenti e i ragazzi della band) e l’uomo gli spiega che possono andarsene mediante una botola sul palco, proprio sotto la batteria.

Mentre i fratelli fuggono dall’hotel per mezzo di cupi tunnel di servizio, si imbattono nuovamente nella “donna misteriosa”. Si scopre finalmente che si tratta dell’ex fidanzata di Jake, abbandonata sull’altare, questa volta armata con un fucile M-16 (dopo aver fallito con altre micidiali armi da guerra). Ma anche stavolta, i fratelli riescono a farla franca: Jake implora pietà offrendo una litania di scuse (carburante, tintoria, terremoto, inondazione, cavallette e tant’altro) e così la persuade togliendosi gli occhiali da sole (l’unica scena in cui uno dei fratelli appare senza lenti). Jake afferra la donna tra le braccia e la bacia appassionatamente, ma era solo un bluff: una volta riuscito a calmarla, guarda Elwood, gli dice «Andiamo!» e la lascia cadere nella melma. Il sempre impassibile Elwood le si rivolge commentando: «È fatto così!», raggiungendo la Bluesmobile e sfuggendo sia alla donna che ai poliziotti.

Con il pieno di benzina, i due si dirigono a folle velocità verso Chicago, distante ben 126 miglia, inseguiti da «tutte le forze dell’ordine dell’Illinois». In modo rocambolesco le eludono, dando vita a uno spettacolare inseguimento che coinvolge decine di automobili. Anche il gabbato gruppo country western Good Ole Boys li sta inseguendo con il loro camper, ma cade vittima di un tranello di Elwood, uscendo definitivamente di scena. La Bluesmobile, in grado perfino di fare salti e capriole, permette ai Blues Brothers di eliminare anche i nazisti dell’Illinois, che con la loro Ford Pinto precipitano da un’autostrada in costruzione da un’altezza considerevole. Alla fine di una lunga e spettacolare caduta sulle note di Wagner (durante la quale un subalterno dichiara il suo amore per il suo capo), si crea un cratere su una strada sottostante proprio mentre stanno passando i loro complici, che vi cadono dentro a loro volta.

Dopo ore e ore di adrenalinico inseguimento sul filo dei 200 km/h, inseguiti da un esercito di auto della polizia a sirene spiegate, che nel frattempo si schiantano in tutti i modi dietro di loro, i Blues Brothers arrivano al Richard J. Daley Center a Chicago. Irrompono nella piazza e si arrestano repentinamente su un marciapiede. Qui, chiudendo la portiera, l’esausta Bluesmobile cade letteralmente a pezzi. Elwood per un attimo si toglie il cappello per darle l’estremo saluto.

Entrando nell’edificio e correndo a tutta velocità, prendono l’unico ascensore, salgono al 102º piano, Elwood lo danneggia costringendo gli inseguitori a usare le scale, fino all’Ufficio delle Tasse della Contea di Cook, qui però scoprono un cartello con scritto «Torno tra 5 minuti».

Nel frattempo un’armata giunta da cielo, terra e dal lago Michigan, composta da centinaia di poliziotti armati fino ai denti, esercito, marina, aviazione, pompieri, corpi speciali e incursori della SWAT, si getta urlando nell’edificio e continua l’inseguimento dei Blues Brothers travolgendo tutto quello che trova. Per fortuna all’ultimo minuto arriva l’impiegato addetto alla riscossione delle tasse (Steven Spielberg), e Jake ed Elwood possono finalmente pagare l’imposta per l’orfanotrofio. Proprio nell’istante in cui viene timbrata e consegnata la ricevuta, vengono raggiunti da centinaia di poliziotti e militari che, spianandogli addosso ogni genere di armi, li arrestano; ma ai fratelli non importa nulla, la missione è compiuta e l’orfanotrofio è salvo.

Nella scena finale la Blues Brothers Band al completo è in prigione, e suona per i compagni detenuti il brano Jailhouse Rock, scatenando ovviamente l’ennesima baraonda.

Il film è entrato nella storia del cinema grazie al suo cast di musicisti e cantanti, a una trama che lo rende quasi uno show musicale a tutti gli effetti, e grazie anche a protagonisti come Belushi ed Aykroyd. I due interpretano i fratelli Jake “Joliet” Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd),(personaggi inventati dai due comici ai tempi delle loro prime collaborazioni al celebre show televisivo statunitense Saturday Night Live, che diventarono in breve tempo famosi in tutto il mondo, inconfondibili nelle loro tenute nere e negli occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer), che nel disperato tentativo di salvare dalla chiusura l’orfanotrofio dove entrambi erano cresciuti, decidono di organizzare una reunion della loro band blues e di fare concerti in giro per i locali, cercando di racimolare così i quattrini necessari.

Il film conquistò il Guinness dei primati per la scena con il maggior numero di incidenti d’auto.

The Blues Brothers costò circa 30 milioni di dollari e uscì nelle sale nel 1980, inizialmente stentando al box-office. In poco tempo, tuttavia, si formò un culto intorno alla pellicola, e ancora oggi può capitare che venga proiettato in qualche cinema.

Dan Aykroyd firmò anche la sceneggiatura insieme al regista John Landis, che aveva già lavorato con John Belushi in Animal House (1978), e che avrebbe poi lavorato di nuovo con Aykroyd in Una poltrona per due (1983).

Il film ha ispirato anche un videogioco e un sequel uscito nel 1998, Blues Brothers – Il mito continua, diretto anch’esso da Landis ed interpretato da Aykroyd, John Goodman, Joe Morton e l’allora giovanissimo Evan Bonifant.

Uno dei più grandi cult della storia del cinema, “The Blues Brothers”, torna nelle sale dei cinema di tutto il mondo e in quelli italiani per un evento speciale di due giorni. Il 20 e 21 giugno prossimo, il capolavoro di John Landis verrà re-distribuito per festeggiare i cento anni della Universal Pictures, un anniversario che sta già portando il famoso Studio americano a ristampare il proprio catalogo home video in Blu-Ray.