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In The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2, Bella (Kristen Stewart) si sveglia trasformata, è madre e finalmente… è un vampiro. Mentre il marito Edward (Robert Pattinson) ammira la bellezza, la velocità e l’eccezionale autocontrollo della nuova Bella, lei non si è mai sentita più viva; e il destino del suo migliore amico Jacob Black (Taylor Lautner) si è intrecciato con quello della loro straordinaria figlia Renesmee (Mackenzie Foy). L’arrivo di una creatura tanto rara cementa la famiglia allargata, ma riaccenderà ben presto forze oscure che minacciano di distruggerli tutti.

The Twilight Saga – Breaking Dawn Parte 2 comincia esattamente da dove si era concluso il capitolo precedente. Bella (Kristen Stewart) è finalmente un vampiro e la trasformazione ha risolto tutti i gravi problemi fisici che durante il parto avevano fatto pensare a una sua possibile morte. Biologicamente, effettivamente, è morta ma la ragazza dal passato impacciato non si è mai sentita più viva. Sistemati i primi problemi di sete e sopravvivenza il suo amato Edward (Robert Pattinson) la porta a conoscere la loro piccola (non proprio) Renesmee (Mackenzie Foy). Tutta la famiglia è molto protettiva nei confronti della bambina, ma Bella scopre presto che deve dividere l’amore indiscusso per sua figlia con il suo migliore amico. Jacob (Taylor Lautner), infatti, non può fare a meno di preoccuparsi costantemente del bene della bambina e seguirla con lo sguardo qualsiasi passo faccia. Pur volendo non potrebbe fare altrimenti: è una ‘roba da lupi’, come lui stesso cerca di spiegare a una Bella furiosa: l’imprinting non si può gestire razionalmente. Renesmee cresce a vista d’occhio e dopo qualche mese sembra già una bambina di qualche anno: è metà umana e metà vampiro e, come tutti i suoi parenti, ha sviluppato un utile potere. Peccato che quando Irina vede la vede per la prima volta la scambia per una bambina immortale, un vero abominio secondo la legge dei vampiri, e corre dai Volturi per informarli del grave tradimento commesso dai Cullen. Mentre gli antichi vampiri italiani riuniscono un loro personale esercito e si incamminano verso Forks, tutto il clan Cullen parte alla ricerca di testimoni che dichiarino la natura umana di Renesmee. Ma, in qualsiasi modo cerchino di sistemare le cose, lo scontro potrebbe essere inevitabile. Persino il branco dei licantropi, loro acerrimi nemici per storia e creazione, sceglie di schierarsi per la protezione della bambina. In ogni caso, si arriverà a una fine.

Per questo motivo, gran parte del film arranca pesantemente nell’attesa che avvenga qualche cosa o si maturino gli eventi per un’apocalisse vampiresca. Speranza vana, visto che nulla accade, almeno fino a quando, come ricorda Shakespeare, la neve non attecchisce e i due eserciti si confrontano. Ma a quel punto tutto è inutile. Cinque minuti di azione non cancellano più di un’ora trascorsa a ricercare una vaga costruzione narrativa che la coppia Condon/Rosenberg ha ben nascosto sotto un fitto strato d’immagini superficiali e vacuo. I due decidono così di non soffermarsi né sulla scoperta delle nuove caratteristiche di Bella né sulle insicurezze interiori che spingono i protagonisti a costruire un’alleanza con i membri di altre famiglie. Così, mentre Kristen Stewart sfoggia un look più curato senza rinunciare alla sua immancabile espressione corrucciata, la piccola Renesmee cresce abbandonando l’inquietante immagine di neonata digitale e la villa dei Cullen si popola di bizzarri modelli di vampiri di cui non si riesce a comprendere fino in fondo provenienza, motivazioni e caratteristiche. Il risultato ottenuto è quello di un set super affollato composto da comparse europee, aborigene e lupi mannari come se piovesse. A nessuno di loro, naturalmente, è dato il tempo di accennare la propria storia personale o di avere un ruolo lontanamente attivo in quella globale del film. Per combattere noia e confusione, dunque, non rimane che concentrarsi sui pettorali di Taylor Lautner, puntualmente esibiti, e sulla tanto attesa notte di passione vampiresca tra Edward e Bella. A dire il vero, ben poca cosa.