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The Words, film d’esordio degli sceneggiatori Brian Klugman e Lee Sternthal, presentato al Sundance Film Festival, è una pellicola che si concentra sul tema della narrazione, ovvero una riflessione su uno dei lavori più antichi del mondo: il cantastorie, e non importa che tipo di storia si stia raccontando (dramma o commedia) o quale sia il mezzo scelto per raccontare (schermo o pagina di un libro). Con The Words scopriamo che da sempre una delle necessità dell’uomo è quella di raccontare storie, perché il genere umano si nutre da sempre di loro sin dalla notte dei tempi.

Clay Hammond è un celebre scrittore corteggiato da una seducente dottoranda che vorrebbe carpire quale verità si cela dentro e dietro il suo romanzo. Avvicinato durante una lettura pubblica, Clay si limita a confessare i primi capitoli del libro introducendo la vita del suo personaggio: Rory Jansen, che si sogna scrittore e sogna di scrivere il romanzo della vita. Alla fine l’ispirazione arriverà grazie ad una vecchia valigia ventiquattrore. Rory pubblica il suo romanzo e raggiunge il successo, ma un vecchio signore rivendica la paternità del libro e della storia che tutto il mondo sta ammirando.La dottoranda quindi ha intenzione di scoprire se il successo di Clay è legato inesorabilmente ad una storia simile a quella di Rory. Lei è convinta che Rory e Clay sono la stessa persona.

Un lungometraggio volto a trasportare lo spettatore tra la Parigi del dopoguerra e la New York contemporanea, in compagnia di tutt’altro che sconosciuti volti della Settima arte.

Infatti, prima di tutto abbiamo il mai disprezzabile Dennis Quaid di The day after tomorrow-L’alba del giorno dopo (2004) nei panni del celebre scrittore Clay Hammond, autore di un romanzo di cui viene raccontata la storia, mentre lo vediamo persuaso da una tanto bella quanto astuta dottoranda con le fattezze di Olivia”Cowboys & aliens”Wilde a svelare il vero significato del suo scritto.

La storia narrata dall’uomo, invece, ha per protagonista Rory Jansen, il quale, con il volto del Bradley Cooper di Una notte da leoni (2009) e una moglie devota incarnata dalla Zoë Saldana di Avatar (2009), pubblica il suo primo libro, destinato a trasformarsi in uno di quegli eventi rari che si verificano una volta ogni generazione, travolgendo il mondo della letteratura e l’immaginario collettivo.

Un evento che lo trasforma istantaneamente in una star letteraria, ma che, proprio all’apice del successo, lo porta ad essere avvicinato da un misterioso anziano interpretato dal premio Oscar Jeremy Irons, il quale gli rivela di essere il vero autore delle pagine da lui usate per concepire il suo acclamato libro.

Molti i temi messi in scena da questo The Words, tra i tanti anche quello del plagio e del successo, componenti di certo non nuove a chiunque abbia visto anche solo alcuni dei numerosi film con al centro una o più figure di scrittori, trattati qui in modo tutt’altro che banale e con l’originalità e l’accortezza che difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare.

Merito sì di un’eccellente regia e scrittura ma anche di un cast che si fa insostituibile portavoce del messaggio che la pellicola vuole realmente lanciare ai suoi spettatori; grande prova del protagonista Bradley Cooper e del ritrovato Jeremy Irons, di nuovo in un ruolo significativo dopo alcuni anni abbastanza anonimi. Si fanno apprezzare anche un imbolsito Dennis Quaid, l’ex Dorian Gray Ben Barnes e le giovani Olivia Wilde e Zoë Saldaña.

Dalla coppia di registi esordienti Brian Klugman-Lee Sternthal, arriva un intenso e introspettivo melodramma “a prova di critico” che fonda il proprio motivo di interesse sui misteri e le contraddizioni celati dietro le storie.

Protagonista uno scrittore in crisi che, una volta raggiunto il successo, si trova a dover fare i conti con la vera natura della propria opera. Un ottimo cast arricchisce una pellicola destinata a “pochi”, che probabilmente non piacerà alle masse di spettatori scalpitanti, ma che dimostra coraggio e consapevolezza delle proprie scelte.