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Per l’operaio Douglas Quaid, nonostante una moglie bellissima che ama, i viaggi mentali offerti dalla Recall sono la vacanza sogno per sfuggire alle tante frustrazioni della sua quotidianità. Le memorie di una super spia sarebbero proprio quel che fa al caso suo. Quando però la procedura cui si sottopone va in tilt, Quaid si ritrova ad essere un uomo braccato, in fuga dalla polizia controllata dal Cacelliere, leader del Mondo Libero. Finirà assieme a una ribelle, in cerca del capo della Resistenza e del modo di fermare il Cancelliere. Progressivamente, la distinzione tra realtà e fantasia diverrà sempre più impalpabile.

Total Recall – Atto di forza cade perfettamente nel cliché del remake inutile, fatto solamente per investire su un’idea che ha già funzionato in passato e che quindi non rappresenta un rischio economico. È un progetto nato in una sala conferenze, dove dei tizi in giacca e cravatta si sono seduti intorno a un tavolo, hanno discusso di “target” e “asset”, sfogliato un paio di grafici e preso una decisione. Che non ha nulla a che fare con arte, originalità, cinema.

Del racconto di Dick e del film di Verhoeven rimane lo scheletro, l’intreccio che giustifica titolo e battage pubblicitario. Il resto è smarrimento, a partire dalla rinuncia a Marte per una cosmopoli in due sezioni. Da una parte la Colonia, debitrice a Blade Runner e priva di originalità scenica; dall’altra la Federazione, prelevata direttamente dall’immaginario lucasiano della saga Star Wars 2.0, con tanto di robot simil cloni. Mentre dietro le quinte si consuma la lotta tra governo reazionario e rivoluzionari della Colonia, il proscenio è riservato alla vicenda amorosa e mnemonica di Quaid. Wiseman rinuncia all’aspetto ludico dell’originale, ai muscoli e alla deformità dei freak. Come contropartita offre al pubblico introspezioni politico/individuali che, però, grattano soltanto la superficie di un impianto action sparatutto scandito da inseguimenti estenuanti, salti nel vuoto e dozzinale enfasi dialogica e gestuale.

Il regista, partendo da ‘We Can Remember It for You Wholesale’ (tradotto in Italia come ‘Ricordi in vendita’) che quel genio che era Philip K. Dick scrisse nel 1966, rivisita tutto il suo mondo, e quanto di esso è stato portato sul grande schermo, ma e non solo.

Così, assieme ad un’ambientazione che ricorda “Blade Runner”, abbiamo i ‘ricordi’ venduti e rubati di “Total Recall”, ma anche truppe di soldati sintetici identici ai cloni di “Star Wars”, e macchine dalle movenze di “Terminator”.

Questo taglia e incolla ha come risultato un minestrone con troppi ingredienti, godibile se ci si concentra solo su spari laser e scazzottate, noioso per tutto il resto.

Buona la prova delle due figure femminili portanti, ossia Kate Beckinsale e Jessica Biel. Tolta qualche uscita comprensibilmente stereotipata, entrambe danno l’idea di essere piuttosto integrate al contesto; spalle credibili di un Colin Farrell che in pellicole di questo tipo difficilmente sbaglia.

Total Recall – Atto di Forza, in sostanza, è una rivisitazione figlia del proprio tempo. Laddove nel 1990 a farla da padrone, in barba alla tecnologia, era la verve spiccatamente artigianale degli effetti speciali, qui si punta più sul pompaggio molesto di calcolo computazionale. Quel che ne deriva è un tenore decisamente più grottesco nel film di Verhoeven, opposto ad uno ampiamente più verosimile in quello di Wiseman. In quest’ultimo, dove si fa sfoggio di gadget che oramai sembrano lontani appena qualche anno ed in cui probabilmente nemmeno una donna con tre tette pare essere una stranezza.

Si tratta, dunque, di due visioni totalmente opposte. Volendo sbilanciarci, il remake del 2012 risulta più fedele al racconto, laddove il primo (quello del ‘90) si mise in mostra e viene tutt’oggi ricordato per la sua stravaganza. Infine si tratta di scegliere quale dei due accostamenti si predilige di più. Perché in fondo Total Recall, alienandosi da qualsivoglia speculazione filosofica-esistenziale inerente al concetto di ricordo, elargisce comunque quasi due ore di buon intrattenimento. Pur restando in superficie riguardo a certe fascinose tematiche, appare un prodotto abbastanza bilanciato, lungi dall’ergersi a chissà quale punto di riferimento ma nondimeno fornendo un valido esempio di come e quanto il cinema possa beneficiare della tecnologia oggigiorno. Se questa sia la strada da seguire o meno, è tutt’altro discorso.