Nei precedenti articoli ho parlato dell’evoluzione  tecnologica dell’audio avvenuta in questi anni, ma credere che l’audio sia l’unica cosa che abbia avuto una significativa evoluzione nel corso degli anni è decisamente errato.

Un’altra cosa che si è nettamente evoluta è la tecnica degli effetti speciali che in larghissima parte ha contribuito a costruire la magia del cinema e far si che diventasse un’esperienza sempre nuova, sempre diversa e che mai annoiasse.

Come potete vedere dal seguente video, l’evoluzione è stata sempre costante e frenetica ed ha fatto si che fin dai primi anni della storia del cinema, fosse possibile creare dei prodotti interessanti e di sicuro effetto.


Come si evince dal filmato, gli effetti speciali sono una delle caratteristiche peculiari del cinema fin dai tempi degli esperimenti compiuti dal regista francese  Georges Méliès, inventore dei primi rudimentali effetti visivi e che potremmo definire il padre di quell’insieme di tecnologie che noi chiamiamo “effetti speciali”, spesso ottenuti con semplici tecniche di montaggio. Egli riuscì, ad esempio, a simulare la sparizione di una persona giuntando due inquadrature di uno stesso ambiente: la prima mostrava la persona, mentre la seconda solo l’ambiente vuoto. Altri suoi esperimenti riguardarono la sovrapposizione di due o più pellicole, per simulare ad esempio lo sdoppiamento di una persona, tecnica che permetteva ad uno stesso attore di interpretare più personaggi ed in Italia uno degli utilizzatori di questa tecnica fu Totò che spesso e volentieri nei suoi film interpretava più ruoli simultaneamente.

Questi rudimentali effetti sono stati una delle attrattive dei primi cinematografi (come ad esempio i nickelodeon  americani), spesso ubicati presso i luna park, e furono quindi determinanti per lo sviluppo e la diffusione del cinema nei suoi primi anni di vita.

Gli effetti sono andati via via raffinandosi di pari passo con l’introduzione di nuove tecniche di ripresa, come ad esempio lo “stop-motion” (o “passo uno” di cui parleremo abbondantemente in una prossima puntata di questo articolo), che diede vita all’immortale ed indimenticabile mito di King Kong del 1933 e ai famosi scheletri guerrieri di Ray Harryhausen (Vero maestro di questa tecnica). Altre tecniche vedevano l’uso di “miniature”, ossia riproduzioni in scala ridotta di un ambiente o di un oggetto di grandi dimensioni. Leggendarie sono ad esempio le dettagliatissime miniature usate nel 1968 in 2001: Odissea nello spazio.

Negli anni settanta, si iniziò ad utilizzare i cosiddetti “animatroni” (animatronic): complessi sistemi meccanici ed elettronici comandati a distanza ed in grado di compiere dei semplici movimenti. Erano rivestiti di vari materiali (stoffa, lattice, vetroresina, pellicce etc.) e quindi truccati da maestri quali, ad esempio, l’italiano Carlo Rambaldi e l’americano Rick Baker. Furono utilizzati per gli effetti speciali di King Kong (1976), Alien (1979), E.T. (1982), e divennero sempre più sofisticati, integrando le tecniche della robotica, fino ad essere utilizzati in film come RoboCop e Terminator.

Alla fine degli anni ottanta l’avvento della grafica computerizzata rivoluzionò il mondo degli effetti speciali: nel 1993, con il film Jurassic Park di Steven Spielberg, l’Industrial Light & Magic di George Lucas stupì il mondo, mostrando dei realistici dinosauri alle prese con gli attori in carne ed ossa. Già un anno prima il pubblico aveva potuto assistere alle meraviglie dell’animazione digitale nella pellicola Terminator 2, dove un procedimento detto “morphing” (Utilizzato in una delle sue prime apparizioni nel video Black or White di Michael Jackson qualche anno prima) consentiva ad un oggetto animato di “sciogliersi” e di assumere le sembianze di un altro oggetto.

Il seguito alla prossima puntata