18 Regali

18 Regali è un film di genere drammatico del 2020, diretto da Francesco Amato ed è interpretato da: Benedetta Porcaroli, Vittoria Puccini, Edoardo Leo, Sara Lazzaro, Marco Messeri, Betti Pedrazzi, Alessandro Giallocosta.


18 Regali, film diretto da Francesco Amato, è la storia di Elisa (Vittoria Puccini), che a 40 anni ha perso la vita a causa di un male incurabile, lasciando il marito e la figlioletta di solo un anno.

Sapendo di non avere speranze di vita, la donna prima della sua dipartita, pensa a come restare vicino alla piccola dopo la sua morte. È così che ogni anno nel giorno del suo compleanno Anna (Benedetta Porcaroli) riceve un regalo da suo padre Alessio (Edoardo Leo) per conto della madre, fino alla maggiore età. Con questi diciotto regali Elisa dimostra a sua figlia che, nonostante un fato avverso, lei c’è e che le è accanto.

Il giorno in cui compie 18 anni, alla ragazza viene consegnato l’ultimo dono, ma Anna invece di presenziare alla sua festa organizzatela dal padre, decide di fuggire. Un regalo non sembra poter colmare il vuoto lasciato dalla madre, un’assenza che l’ha spinta sempre a ribellarsi, anche il giorno del suo compleanno, decidendo di girovagare nella notte piuttosto che festeggiare. Giovane, piena di pensieri, triste e addolorata, Anna non si accorge che una macchina corre dritta verso di lei, investendola. Quando si risveglia dal suo incidente la giovane riceve il regalo che ha sempre voluto nella sua vita: sua madre è lì con lei. Finalmente le due donne possono confrontarli, parlare e conoscersi.

Ispirato alla storia vera di Elisa Girotto, una madre che al momento della sua gravidanza scopre di avere un tumore al seno e decide, in un atto estremo di amore materno, di lasciare qualcosa alla bambina che non conoscerà mai. Con la consapevolezza che sua figlia nascerà senza il conforto di una guida materna, Elisa decide di regalare alla sua Anna 18 Regali, uno per ogni compleanno fino alla maggiore età.

Il quarto lungometraggio di finzione di Francesco Amato parte proprio da quando la protagonista compie 18 anni e le resta da scartare l’ultimo regalo. Quel giorno però la ragazza (Benedetta Porcaroli) è di cattivo umore. Scappa dalla festa organizzata dal padre Alessio (Edoardo Leo) e, dopo essere andata in un pub, si ritrova a vagare di notte finché non viene investita da una macchina. Al suo risveglio si ritrova davanti Elisa (Vittoria Puccini), la madre che non ha mai conosciuto.

Se l’intuizione di voler porre sotto un’ottica precorritrice la vicenda da cui prende spunto 18 regali potrebbe essere la trovata giusta per analizzare un evento che ci vorranno ancora anni prima che prenda forma e conseguenze proprie, è nella delineazione della protagonista diciottenne Anna che il film pecca un po’ rispetto alle proprie intenzioni. La descrizione di una ragazza che sembra sovraccaricata di sensazioni, rabbia e dolore, ma che la caratterizzazione del personaggio non riesce a riportare adeguatamente sullo schermo, mettendo in difficoltà la stessa Porcaroli, pur facendole portare a compimento il percorso del proprio ruolo.

Il valore divulgativo è, al contrario, certamente azzeccato e il film si fa portavoce di una vicenda dal grande valore umano, volta a elevare la figura di Elisa Girotto a monito ed exemplum di grande dignità davanti al dolore più lacerante. Il tema trattato in 18 Regali è sicuramente ardito e di non facile trattazione se non si è forniti di una solida base di scrittura e impostazione di dialoghi.

La sensazione di spaesamento data dalla sovrapposizione di tempi e spazi tra la vita di Elisa e quella di Anna è forse la trovata più riuscita. Tuttavia, questa a volte si perde nell’elargizione troppo manierosa dei sentimenti e delle sensazioni, comunque molto forti, che nascono dalla vicenda.

Dopo la visione di 18 regali rimane il piacere di una storia che fa delle emozioni e della sincerità il proprio punto di forza. Il merito è di una regia misurata e una sceneggiatura che non si accontenta del racconto cronachistico, ma si spinge oltre, nel territorio del magico. Il resto lo fanno le interpretazioni, mai sopra le righe, calibrate su una scrittura solida, semplice e autentica anche se non perfetta.