47 metri

In 47 metri, la protagonista è la fascinosa Lisa, interpretata da Mandy Moore, nome d’arte di Amanda Leigh Moore, una cantautrice e attrice statunitense, volto noto del piccolo e grande schermo.


Scaricata dall’arrogante Stuart, che la vorrebbe più attiva e avventurosa, la “noiosa” Lisa (Mandy Moore), la prevedibile Lisa, decide di procurarsi un’esperienza lontana anni luce dalla sua indole prudente e abitudinaria, per poter mostrare al ritorno una versione rinnovata di se stessa e riconquistare in questo modo il fidanzato. Con i biglietti prenotati tempo prima, accompagnata dalla spericolata sorella Kate (Claire Holt), Lisa vola in Messico alla ricerca di spontaneità programmata e creatività razionale, pronta a testare se stessa in divertimenti sicuri, a bassa dose di adrenalina. Ecco che interviene Kate a insegnare alla sorella un pizzico di avventatezza, facendole assaporare il gusto del brivido in mare aperto. Complice anche l’incontro fortuito in un bar locale con due tipi non troppo raccomandabili, Benjamin (Santiago Segura) e Louis (Yani Gellman), le due turiste americane decidono di tuffarsi il giorno dopo in una folle prova di coraggio. Chiuse in una gabbia metallica calata in acqua, legata a una barca capitanata dal beffardo Taylor (Matthew Modine), e circondate dalla variopinta fauna marina, le ragazze si improvvisano sub in immersione per godersi il panorama e la genuina scarica di adrenalina. Finché un rumore sospetto non le fa trasalire. La gabbia si sgancia dall’imbarcazione e inizia a inabissarsi nelle profondità dell’oceano. Impossibilitate a mettersi in contatto con la superficie, circondate da famelici squali bianchi e con le riserve di ossigeno in esaurimento, a Kate e Lisa non resta che aspettare i soccorsi.

Il survival movie al femminile è una moda che, negli ultimi anni, ha preso piede nel cinema. Lo avevamo già visto qualche anno fa, proprio a tematica squali, con Blake Lively in Paradise Beach – Dentro L’incubo, e che in 47 Metri tende a perfezionarsi aggiungendo ben due protagoniste. Pellicola che, ovviamente, vuole giocare moltissimo con la carica emotiva dei suoi personaggi, sfruttando al massimo il legame delle due giovani.

L’idea di fondo è proprio quella di chiudere lo spettatore, assieme alle protagoniste, all’interno di questa gabbia e godersi il panorama, mentre squali affamati e impazienti scrutano la struttura in metallo.

Sebbene la più grande Lisa (Mandy Moore), sulle prime sia scettica, alla fine si lascia convincere dalla più giovane e intraprendente Kate (Claire Holt), tuffandosi in questa “piccola” follia.

Johannes Roberts dirige un dramma teatrale, dove l’unità di tempo e di luogo sono funzionali alla costruzione di un racconto senza tregua e claustrofobico. La linearità e l’elementarità della storia, in un’era dove la narrazione seriale ci ha abituato a esplorare il racconto in coordinate temporali innaturali, diventano per una volta non un peso ma un valore aggiunto, abiurando ai soliti espedienti narrativi e inchiodando letteralmente lo spettatore sul fondo del mare insieme ai personaggi. L’ambientazione marina, nonostante la vastità degli abissi, opprime con il buio, con l’ignoto al di là della luce, con il senso di minaccia incombente. Il preambolo hitchcockiano dà il destro a un altro grande insegnamento nel cinema della suspence, che è quello di mettere subito sul tavolo le minacce a cui i personaggi sono esposti e pungolare il pubblico dilatando le sue attese. Roberts fa in questo caso un ottimo lavoro e in un periodo in cui l’onnipotenza degli effetti speciali digitali non lascia alcun margine all’immaginazione, creando mostri della ragione come le schifezze della Asylum, dimostra di aver appreso la lezione non solo del creatore di Gli uccelli, ma anche dell’altro padrino del genere, Steven Spielberg e del suo Lo squalo. Per chiarire ulteriormente che aria tira nel film, spontaneo e necessario è il confronto con un altro caposaldo del cinema horror contemporaneo, The Descent, non solo per la presenza prettamente femminile e le ambientazioni buie e claustrofobiche.

Nonostante tutto le scariche d’adrenalina non mancano, oltre a un inaspettato e incredibile colpo di scena al cardiopalma! Tranquilli, il finale non ve lo diciamo perché se amate i thriller e siete fan del genere shark movie potrete scoprirlo voi stessi al cinema.