A Mano Disarmata

A Mano Disarmata è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Claudio Bonivento ed è interpretato da: Claudia Gerini, Rodolfo Laganà, Maurizio Mattioli, Nini Salerno, Francesco Pannofino.


A Mano Disarmata, il film di Claudio Bonivento, vede Claudia Gerini nei panni di Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che dal 2013 vive sotto scorta a causa delle minacce mafiose ricevute per le sue inchieste sulla criminalità organizzata a Ostia.

Da cronista dell’edizione romana di “La Repubblica”, Federica Angeli prende in mano la sua vita e decide di usarla, senza risparmio, in una causa civile: la lotta ai clan mafiosi che infestano Ostia. La sua arma è – e sarà sempre – la penna. Il film racconta le tappe della sua sfida alla malavita, iniziata nel 2013 e non ancora finita, senza mai dimenticare la sua dimensione di donna, madre e moglie: il coraggio e la paura, la solitudine e la solidarietà, la disperazione e l’entusiasmo per una battaglia combattuta a viso aperto.

Esattamente un anno fa, il 6 giugno 2018, iniziava il maxi processo per mafia contro i clan di Ostia. Ruolo importante nel lungo cammino che ha portato il caso ad essere discusso nelle aule di giustizia, l’ha giocato la giornalista Federica Angeli, la quale, come racconta lei stessa nel libro A Mano Disarmata – Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta (pubblicato a maggio del 2018), ha iniziato nel 2013 la propria sfida alla malavita, consumatasi ora sulle pagine de “La Repubblica”, per cui scrive, ora nei tribunali. L’omonimo film di Claudio Bonivento ricostruisce allora minuziosamente le tappe di questa storia di giornalismo, di criminalità, ma soprattutto di grande coraggio, umanità e inevitabile paura, specie dopo le continue minacce e intimidazioni da parte dei clan indirizzate a Federica e alla sua famiglia, pericoli che hanno portato l’Ucis ad assegnarle, appunto, una scorta.

A Mano Disarmata ritorna quindi a parlare della cronaca nera di Ostia e del giro sotterraneo e malavitoso che l’affligge, già affrontate da Suburra, film e serie. La differenza nell’operazione di Bonivento sta tutta nello spostamento su di un punto di vista ancora poco esplorato, quello della stampa, dalle ingerenze superiori sul non parlarne e il pericolo a cui sono sottoposti gli stessi giornalisti, quello dei cittadini del Lido, costretti a vivere in un clima di omertà e terrore a cui risulta difficile ribellarsi, lì dove il lungometraggio di Sollima e Netflix preferivano invece concentrarsi sugli oscuri personaggi criminali e politici che invece quel giro lo manovrano. Il film s’inserisce poi perfettamente nel dibattito attuale sulla lotta alla mafia e sulla bontà della gestione delle scorte di sicurezza, avendo sicuramente il pregio di farlo attraverso una costruzione cinematografica ridotta al minimo, usufruendo sia di fatti di cronaca noti al pubblico (come la riproposizione della famosa “testata” al giornalista di Rai2) sia, naturalmente, del vissuto diretto di Federica Angeli.

La scrittura del film è semplice, ma efficace: punta da subito, e poi continua per tutto il film, a mettere in scena i rapporti familiari, le scene di vita intime della protagonista. Perché, al di là delle indagini, comunque tratteggiate con estrema chiarezza, è su questi aspetti che va a ricadere una situazione come questa, quella di essere sotto scorta. Ci sono dei momenti molto toccanti dentro a questa storia. Una è la breve scena in cui Federica non può sporgersi oltre le sbarre che delimitano il suo balcone, e non può guardare la figlia giocare al parco giochi. L’altra, e chi è un genitore la troverà commovente, è il momento in cui Federica deve trovare le parole per dire ai figli che è sotto scorta: e dice di aver fatto un articolo talmente bello da aver ottenuto come premio due autisti con una macchina di lusso. Sono piccole cose che tratteggiano bene una situazione privata. Non ci sono grandi picchi di regia, o colpi di scena. Ma per una volta ci si concentra su una storia intima, e si lasciano da parte gli aspetti “pop” della criminalità di prodotti come Suburra che, sia chiaro, ci piacciono, ma finiscono spesso per mettere il crimine dentro una cornice irreale, lontana dalla nostra vita quotidiana.

Pur contando su un cast che raccoglie parecchi volti noti della televisione italiana, A mano disarmata trae linfa vitale principalmente dall’interpretazione del duo Gerini/Frezza. L’attrice romana, pur senza strafare, riesce sempre a risollevare le sorti di un film che ricorre spesso ai primi piani. In questo contesto, la Gerini interpreta il personaggio con estrema naturalezza, restituendogli i tormenti e le emozioni che le sono propri. Discorso analogo per Frezza, che con il suo marcato accento romano e con delle espressioni truci e quasi luciferine (indovinatissime), è perfettamente calato nella parte del malavitoso senza scrupoli. La comparsa davanti alla macchina da presa dei due coprotagonisti – specie di Frezza – oscura tutto il resto degli attori, qui chiamati a recitare (poco e male) la parte dei comprimari.