A un metro da te

A un metro da te è un film di genere drammatico, sentimentale del 2019, diretto da Justin Baldoni ed interpretato da: Cole Sprouse, Haley Lu Richardson, Claire Forlani, Parminder Nagra, Emily Baldoni, Moises Arias, Gary Weeks, Kimberly Hebert Gregory.


A un metro da te, il film di Justin Baldoni, racconta di un amore romantico e drammatico, ostacolato da una malattia che tiene i due protagonisti lontani, privati di qualsiasi contatto fisico che possa minacciare la cura sperimentale che stanno seguendo.

Protagonisti del film sono i giovani Stella (Haley Lu Richardson) e Will (Cole Sprouse). Hanno diciassette anni, si conoscono nell’ospedale dove sono entrambi ricoverati ed è amore a prima vista. La malattia li costringe a restare sempre a una distanza di sicurezza di un metro e mezzo, per non rischiare di trasmettersi tra loro batteri che potrebbero essere letali, e questo rende tutto molto complicato.

Attraverso gli sguardi, i sorrisi e un amore profondo e totale come solo quello di due adolescenti può essere, i due riusciranno a farsi forza e ad avvicinarsi emotivamente l’uno all’altro infondendosi coraggio a vicenda in questo lungo percorso e trovando finalmente qualcosa che gli dia la spinta giusta per voler guarire e tornare a vivere.

I due giovani impareranno presto che ci sono infinite possibilità di stare insieme e scopriranno di avere una forza dentro capace di travalicare la distanza.

A Un Metro Da Te riesce nel portare avanti una storia ricca e coinvolgente, emozionante e dotata di un messaggio non importante, ma essenziale: dobbiamo ricordarci di vivere. I due più che capaci giovani protagonisti, così come i loro colleghi – in particolare Moises Arias e Kimberly Hebert Gregory – sanno convogliare la miriade di sentimenti contrastanti che inondano i pensieri e i volti dei loro personaggi – la speranza, la difficoltà, la determinazione, la rassegnazione, il dolore, le piccole soddisfazioni, la voglia di mollare tutto, così come quella di riprendere in mano la propria vita – e rendono credibile e travolgente un’esistenza segnata dal numero di pillole ingerite in un giorno, dai minuti passati senza rischiare di soffocare, o dai metri che li separano dalla persona che amano. Non sempre le pellicole che affrontano temi delicati come le malattie e la convivenza con esse sanno come colpire lo spettatore, pur mantenendo una solida struttura narrativa e un buon equilibrio tra l’aspetto comico e quello drammatico. Justin Baldoni e gli sceneggiatori del film, Mikki Daughtry e Tobias Iaconis, invece, hanno trovato la ricetta giusta.

Il film si svolge quasi interamente all’interno di un ospedale senza mai risultare claustrofobico, e con fotografia e montaggio evidenzia efficacemente la distanza fisica e al tempo stesso il contatto emotivo tra Stella e Will.

Se si raffigura in maniera piuttosto accurata cosa implica essere affetti da fibrosi cistica, è sicuramente anche grazie all’esperienza di Baldoni, regista della serie di documentari di successo My Last Days, di cui uno degli episodi era incentrato su Claire Wineland, ragazza affetta da fibrosi cistica e ispiratrice del personaggio di Stella.

Il ritmo della pellicola è sostenuto e i protagonisti vengono introdotti in modo breve ma efficace, l’avvicinamento è mostrato con leggerezza in una serie di scene gradevoli e divertenti. Il loro è un vero colpo di fulmine, rallentato solo dallo spazio che li separa.

Nella seconda parte il film si arena nei classici meccanismi del cinema di genere, perdendo un poco quella freschezza e originalità che contraddistingue invece la prima ora. Ciò nonostante, senza scadere mai nell’inutile pietismo, riesce a raccontare una storia sensibile e toccante, grazie anche alla buona sintonia degli interpreti.

Con i suoi intenti nobili, i momenti di emozione sincera, un cast adeguato rendono, comunque, A un metro da te una pellicola gradevole e adatta al pubblico coetaneo di Will e Stella. Un film malinconico che farà versare qualche lacrima anche al più cinico degli spettatori ma spensierato al tempo stesso. Un progetto che, con una giusta dose di ironia, riesce a parlare e a far conoscere una malattia come la fibrosi cistica.