Annabelle 3

Annabelle 3 è un film di genere horror, thriller del 2019, diretto da Gary Dauberman ed interpretato da: Patrick Wilson, Vera Farmiga, Mckenna Grace, Madison Iseman, Katie Sarife, Emily Brobst, Steve Coulter, Eddie J. Fernandez, Stephen Blackehart, Michael Cimino.


Annabelle 3, il film diretto da Gary Dauberman, è il terzo capitolo della serie horror di  “Annabelle”, ed ha per protagonista la famigerata bambola indemoniata dell’universo di “The Conjuring”.

Determinati a impedire ad Annabelle di continuare a seminare il caos, i demonologi Ed (Patrick Wilson) e Lorraine Warren (Vera Farmiga) portano la bambola posseduta nella stanza dei manufatti chiusa a chiave della loro casa, mettendola “al sicuro” dietro un vetro consacrato e ottenendo la santa benedizione di un sacerdote. Ma li attende una spietata notte di orrore, quando Annabelle risveglia gli spiriti maligni nella stanza, pronti a mettere gli occhi su un nuovo bersaglio: Judy (Mckenna Grace), la figlia di dieci anni dei Warren, e le sue amiche.

Siamo arrivati ad Annabelle 3. Il pregio dei film targati The Conjuring è anche la ricostruzione storica. C’è un’attenzione particolare nel riportare in vita gli anni Settanta, con le musiche, i colori, gli oggetti, i programmi in televisione. È un omaggio al vintage, ad altri decenni. Nel voler raccontare storie “vere”, i dettagli non vengono trascurati. Dalle macchine, ai dischi in vinile, allo spirito di un’epoca. Il terzo capitolo di Annabelle è lo specchio di questa tendenza. L’accumulo, l’importanza del conservare (che significa proteggere), sono al centro della storia.

Come l’incipit di cui sopra, il film si permea di sequenze dove la tensione viene caricata a più non posso ma senza scoppiare sempre nel jumpscare. Questa scelta accompagnerà le vicende della piccola Judy Warren insieme alla sua baby-sitter Mary Ellen e alla sua amica Daniela, una giovane curiosa dell’attività della famiglia Warren. La sua curiosità però ha un motivo nascosto, un senso di colpa legato alla morte del padre. Ciò la porterà a compiere un gesto estremo e inconsapevole: liberare Annabelle dalla sua teca. E se andiamo a considerare quanto scoperto prima dai Warren, il disastro è servito. Ecco quindi che troveremo, in ordine sparso e a piede libero, la Llorona, Hellbound ed il Traghettatore. Insieme a tutti gli altri feticci presenti in casa Warren.

Così, il regista e sceneggiatore Gary Dauberman sceglie di fare di quella cantina buia la protagonista assoluta, spingendo lo spettatore a chiedersi quanto di vero ci sia e quanto di inventato ci abbia messo il cinema. Perché, la bambola inespressiva, così come altri casi raccontanti nel The Conjuring Universe, esiste davvero, rinchiusa in una teca da non aprire per nessun motivo. E questo, di per sé, è l’elemento più inquietante della pellicola. E Annabelle, nel terzo atto, c’è. Si sente molto e si vede (relativamente) poco, liberata dalla più classica scelta stupida, dettata però dal bisogno di conoscere e scoprire.

I momenti horror del film sono ben costruiti seppur l’impianto è molto tipico e i brividi verranno sicuramente ai più. Le attrici recitano piuttosto bene, nonostante la loro poca esperienza sul set, riuscendo a coinvolgere gran parte del pubblico.

Dopo aver assistito alle origini di Annabelle nel secondo film della saga, Annabelle 3 riprende il discorso da dove i Warren lo avevano lasciato nel primo lungometraggio. Siamo nella loro casa, nella loro stanza-museo degli orrori, dove oggetti, mostri e creature dormono in attesa – un giorno – di risvegliarsi e tornare nel mondo dei vivi. Un giro su una giostra degli orrori dalla quale è impossibile scendere, così come i protagonisti non possono abbandonare le mura della casa. Un prodotto che si prende tanto sul serio, al quale forse un pizzico d’ironia non avrebbe guastato, anche solo per rendere meno artificiale il forzato prologo. Quando i Warren escono di scena però, la piccola Judy si prende tutta la scena, raccogliendo speranze e significati di un’opera che avrà certamente un seguito – magari in forma di spin-off. Un giocattolo certamente divertente, in grado a tratti di suscitare reale paura, pur poggiando su canoni già visti, personaggi stereotipati e immancabili jump-scare. Un lungometraggio “di passaggio”, bisogna soltanto capire quali altre porte vada ad aprire…