Appena un minuto

Appena un minuto è un film di genere commedia del 2019, diretto da Francesco Mandelli ed interpretato da: Max Giusti, Massimo Wertmüller, Loretta Goggi, Paolo Calabresi, Dino Abbrescia, Herbert Ballerina, Mirko Frezza, Susy Laude, Carolina Signore, J-Ax, Francesco Mura.


Appena un minuto, il film di Francesco Mandelli, ci pone davanti alla seguente domanda:

Quante volte ci siamo detti “Se fossi arrivato un minuto prima”, “Bastava un minuto in più”, “Un minuto e non sarebbe successo”?

Claudio (Max Giusti) l’ha pensato diverse volte e forse la sua vita, se fosse stato possibile tornare indietro ogni tanto, sarebbe stata diversa. Ora ha 50 anni, è un agente immobiliare, spiantato, separato dalla moglie che l’ha lasciato per il “Re della Zumba”, e mal tollerato e criticato dai due figli.

Il suo migliore amico è Ascanio (Paolo Calabresi), un traffichino in perenne attesa della svolta giusta, che però – per una volta – dà a Claudio un buon consiglio: comprare il suo primo smartphone.

Ma quello che, per caso, comprerà Claudio non è un telefono qualunque: con un tasto si può tornare indietro di sessanta secondi. Da quel momento tutto sembra poter cambiare e Claudio proverà a raddrizzare pezzo per pezzo la propria vita. Quando però capirà che la cosa più preziosa è in realtà la propria famiglia, proverà a riconquistarla. Un minuto alla volta…

La vita può cambiare anche grazie solo ad un minuto. È ciò che crede Max Giusti, insieme ai suoi sceneggiatori Igor Artibani e Giuliano Rinaldi, che prendono l’idea teatrale dello spettacolo con protagonista il conduttore e habitué televisivo e lo riadattano per il grande schermo per la regia di Francesco Mandelli. Ma ciò che funziona sul palcoscenico non è detto che abbia la stessa presa di ciò che passa al cinema. Appena un minuto, infatti, non è altro che la solita commedia sguaiata dove scrittura e tempi comici si annullano su di una sceneggiatura stantia e grossolana, dove niente è originale e tutto viene lasciato al caso.

Dunque, la storia è semplice e di sicuro non nuova. Anzi, più che di storia si dovrebbe parlare di tanti piccoli sketch comici messi uno dopo l’altro. C’è però una trovata diversa che salva e solleva questa commedia dal già visto ed è la musica, o meglio l’ironica riflessione sulla musica contemporanea, nel caso specifico la trap.

Appena un minuto ha sicuramente tutte le caratteristiche che dovrebbe avere una commedia, ma si distacca totalmente dal concetto che abbiamo di questo genere, che ha reso unico il nostro cinema. La parte registica affidata a Francesco Mandelli risulta acerba, per lo più un insieme di gag montate non ad arte, che soprattutto all’interno del bar, dove ripetuti sono i siparietti tra Giusti, Calabresi ed Herbert Ballerina, tutto sembra ripreso in modo amatoriale. A dare la spinta a questa fantasiosa storia, in bilico tra favola e commedia appunto, sono gli attori comprimari come Loretta Goggi, straordinaria mamma casalinga alle prese col meteo, che con la sua verace romanità regala le risate più genuine. Non da meno Massimo Wertmüller, in grado anche di commuovere, essendo affidato a lui un ruolo (quello dell’anziano padre), che seppur minore è di grande spessore nel film. Interessanti anche i riferimenti quotidiani, che riflettono indubbiamente le questioni di questa società tanto tecnologica quanto frammentata: i figli separati cresciuti a pane social e musica rap, i genitori alle prese con la palestra, la solitudine e i rancori e non ultimo il problema della disoccupazione, vera piaga dell’oggi. Tanti ingredienti giusti, con Giusti che firma anche un buon soggetto con Igor Artibani e Giuliano Rinaldi, ma poco convincente nella recitazione, soprattutto nel passaggio tra registro comico e drammatico.

Alla fine di Appena un attimo rimane il rammarico per un film che, pur partendo da ottime premesse, vanifica ogni suo potenziale. L’espediente del salto temporale, che avrebbe dovuto essere il motore drammaturgico della vicenda, si trasforma in un divertissement svuotato di senso. Quasi ci se ne dimentica, mentre la commedia si riduce a una sequela di sketch comici già visti. Nulla di orginale nè nel linguaggio nè nei contenuti, eccezion fatta per l’ironico ritratto del fenomeno musicale contemporaneo per eccellenza: la trap e il suo sottobosco.