Beautiful Boy

Beautiful Boy è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Felix van Groeningen ed interpretato da: Steve Carell, Timothée Chalamet, Amy Ryan, Maura Tierney, Kaitlyn Dever, Timothy Hutton, Stefanie Scott, Jack Dylan Grazer, Christian Convery, Oakley Bull.


Beautiful Boy, il film diretto da Felix Van Groeningen, racconta la storia di Nicolas Sheff (Timothée Chalamet), bravo studente di 18 anni che scrive per il giornale della scuola, recita nello spettacolo teatrale di fine anno e fa parte della squadra di pallanuoto. Nic ama leggere e possiede una spiccata sensibilità artistica; in autunno andrà al college.

Da quando ha 12 anni però, ama sperimentare le droghe; da qualche tempo ha provato la metamfetamina e, come lui stesso dichiara, “Il mondo, da bianco e nero, improvvisamente è diventato in Technicolor”. In breve tempo Nic, da semplice adolescente che fa uso sporadico di stupefacenti, si trasforma in un vero e proprio tossicodipendente.

Beautiful Boy è la storia, tanto onesta quanto spietata, di una famiglia che accompagna il proprio figlio nella lotta contro l’assuefazione. Basato sull’omonimo bestseller del noto giornalista David Sheff e sull’apprezzata autobiografia di suo figlio Nic, il film descrive il potere distruttivo della droga e la forza rigenerante dell’amore.

Angosciante, struggente, ma anche ricco di gioia, di amore e di speranza, Beautiful Boy racconta il baratro in cui Nic sprofonda, le sue assenze, le promesse tradite, la rabbia, e il modo in cui David (Steve Carell) si adopera per salvare il suo “bellissimo figlio” dalle conseguenze della dipendenza.

Il regista ha perso il padre a soli 26 anni, forse proprio per questo motivo il vero protagonista emotivo non è Nic, ma David, un uomo che ama suo figlio più di qualunque altra cosa. Che si è fatto carico anche del ruolo di madre, e che vive nel ricordo della spensieratezza e complicità di un tempo, ormai lontane anni luce. Adesso ci sono solo allontanamenti, bugie e vuoti. E tanta droga. Dall’erba all’eroina, fino al Crystal Meth, la droga che promette miracoli. Che ti fa sentire completo. Che colma il buco nero.

Da L’uomo dal braccio d’oro a Trainspotting, passando per Christiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, i film che raccontano la dipendenza rischiano sempre di essere o troppo duri o retorici, perché affrontano uno dei grandi tabù della società civile: la tossicodipendenza è vista come uno dei peccati più gravi, perché viene giudicata come una scelta volontaria di distruggere la propria vita e, conseguentemente, anche quella degli altri. A prescindere dai motivi che spingono una persona a drogarsi, che sia un grande dolore o una predisposizione genetica, una volta entrati nel tunnel uscirne è difficilissimo: lo sa bene Nic e ancora meglio suo padre, che lo recupera in corsie d’ospedale, centri di disintossicazione e case malfamate. La dipendenza, così nera, inevitabile, orrenda e allo stesso tempo rassicurante, diventa quindi una metafora, l’abisso che ci guarda e ci rimanda un’immagine su cui è difficile soffermare lo sguardo, che non vogliamo vedere, che vogliamo cancellare.

Mentre si guarda Beautiful Boy, pur senza rendersene quasi conto, si trattiene il respiro insieme a David per buona parte del film, perché la dipendenza fotografata in Beautiful boy è lacerante. Nic ci prova, fallisce varie volte e con lui David. Nonostante altre figure genitoriali partecipino al dramma di Nic, il fulcro del film è il rapporto viscerale tra padre e figlio. Questo rapporto che è salvezza, ma anche disperazione e dramma. Una delle scene più sentite e drammatiche è, infatti, il momento in cui David prende atto che forse non ha il potere di salvare suo figlio a meno che non sia Nic a volersi salvare.

Un’impotenza angosciante come quella di un padre che non riesce ad aiutare il figlio tossicodipendente a uscire dalla sua maledizione, è al centro del primo film americano del belga Felix von Groeningen, autore del melodramma altrettanto doloroso Alabama Monroe. Steve Carell è sempre più maturo anche come attore drammatico, qui in un’interpretazione misurata e struggente. Chalamet conferma le sue capacità, anche se non aiutato da un ruolo in cui è facile caricare un po’ troppo i toni. Rimane, più in generale, il problema del film, che si perde nei molti anni e troppi salti temporali in cui racconta la storia di padre e figlio. Cerebrale e raffreddato, impedisce un vero abbandono emotivo, nonostante due attori di gran calibro.