Benvenuto Presidente! è un film italiano uscito nel marzo 2013 e diretto da Riccardo Milani ed interpretato da Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Beppe Fiorello, Remo Girone, Massimo Popolizio, Cesare Bocci, Omero Antonutti, Michele Alhaique, Franco Ravera, Patrizio Rispo, Gianni Cavina, Piera Degli Esposti.

Giuseppe Garibaldi, detto Peppino, vive in un piccolo paesino di montagna e lavora da precario in una biblioteca. Passa le giornate in allegria: è appassionato di pesca e si diverte molto in compagnia dei suoi amici. Certamente è una persona ottimista e al figlio, che lo accusa di essere un fallito, risponde: “Io non so se tutto quel che fai ti torna indietro, ma mi piace crederlo”. Un giorno, a causa di un malinteso e di un grottesco mancato accordo tra i politici, viene eletto per errore presidente della Repubblica Italiana. Viene quindi strappato alla sua tranquillissima vita e viene catapultato in un ruolo per il quale sa di essere evidentemente inadeguato. Il suo buonsenso e i suoi gesti istintivi però, lo portano incredibilmente a una guida efficace del Paese, nonostante il Protocollo non sia il suo forte.

Janis Clementi, vice segretario generale affascinante ed inflessibile, si affanna inutilmente nel provare a disciplinare gli imprevedibili comportamenti e le strane iniziative del Presidente. L’onestà, l’umanità e l’ingenua follia di Peppino sorprendono le istituzioni in crisi e conquistano il Paese fino ad allora sfiduciato. All’orizzonte, comunque, si intravedono complotti, macchinazioni diplomatiche e sotterfugi che fanno capire a Peppino quanto la vita nei palazzi del potere non può essere paragonata a quella di un bibliotecario con l’hobby della pesca.

Da qualche tempo e qualche film in Italia il cinema ha perso quel riguardo per l’autorità che relegava il ‘politico’ in un genere impegnato, aprendolo all’evasione, mettendolo alla berlina, criticandolo duramente e consegnandolo alla libertà della fantasia. Se Paolo Sorrentino e Marco Bellocchio hanno trasfigurato la cronaca politica trasformandola in alta meditazione poetica, il cinema medio e popolare italiano cavalca l’onda antipolitica e sceglie l’uomo comune che si ritrova per caso alla presidenza. Esauriti bipolarismi(?), contrapposizioni nord/sud, risate, tarallucci e vino, in sala e in Parlamento scendono politici improvvisati mostrati nella loro umanità e celebrati come paladini del mondo. Pacifico e tenero progressista, Claudio Bisio diventa presidente per ‘un giorno’ della Repubblica italiana nella nuova commedia di Riccardo Milani, che smaschera cattivi e ‘deviati’ e propone al Paese un programma di rieducazione civica.

La sua inventata figura presidenziale è funzionale a fare satira e critica sociale, alludendo all’esistente o puntando chiaramente l’indice. Scritto da Fabio Bonifacci, Benvenuto Presidente, alla maniera di Viva la libertà, insedia un ‘impostore’ al potere producendo risate e gag, qualche volta efficaci.

Il segretario di partito di Roberto Andò e il presidente di Riccardo Milani però sono tutt’altro che figurine sprovvedute che gonfiano il petto e sorridono inetti nel loro abito istituzionale. Professore l’uno, pescatore l’altro, sembrano comprendere bene quello che gli accade attorno, sciogliendo il guinzaglio dei rispettivi consiglieri.

Nonostante alcune scene indiscutibilmente retoriche come il soccorso ai senzatetto e l’animazione in ospedale, la commedia di Milani funziona soprattutto per quella grossolana innocenza diffusa nel film e incarnata da Claudio Bisio, che nel monologo sanremese ‘sugli elettori impresentabili’ aveva anticipato la questione del degrado morale. Questione che riguarda tutti e che è stata causata da tutti. Parafrasando De Gregori: la storia (italiana) siamo (anche) noi, nessuno si senta escluso. Controcampo del campo, abitato dal presidente Peppino Garibaldi, è allora il popolo italiano (e sovrano), seduto attorno alla tavola apparecchiata e davanti alla televisione accesa, che ripete come un mantra l’idea di una classe politica marcia.

Al Paese reale, che si sente assolto, ai nuovi ‘comici’, che vorrebbero distruggere tutto senza pensare a costruire un luogo altro dell’amministrazione e delle relazioni umane, Milani risponde richiamando(ci) alla responsabilità civile. Lo fa attraverso la metafora dell’uomo qualunque costretto a misurarsi con i gravosi compiti del ruolo. Metafora che non sembra essere né neutra, né ingenua, aprendo all’intervento (e alla coscienza) individuale.

Proprio in questi giorni la 01 Distribuion propone, per il mercato home video italiano, una duplice edizione costituita da un DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby ed una seconda versione in Blu Ray che ripropone la pellicola in alta risoluzione con traccia video a 1080P e traccia audio pienamente in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. Purtroppo entrambe le versioni risultano essere del tutto prive di contenuti extra ed inserti speciali di particolare e significativa importanza.