In Bridget Jones’s Baby sono passati 12 anni da quando Bridget Jones ha iniziato a scrivere il suo diario.


Continuano ora le avventure e le disavventure della executive londinese ora arrivata alla soglia dei quarant’anni. In Bridget Jones 3, Bridget decide di concentrarsi sul suo lavoro di collaboratrice in un notiziario di punta, e di circondarsi di vecchi e nuovi amici. Per una volta, Bridget ha tutto completamente sotto controllo. Cosa potrebbe andare storto? La sua vita sentimentale ha però una svolta quando Bridget incontra un affascinante americano di nome Jack (Dempsey), tutto quello che Mr. Darcy non è. In un improbabile colpo di scena, si ritrova in dolce attesa, ma con un inconveniente…non è sicura dell’identità del padre.

Bridget Jones è tornata; più di dieci anni dopo da quell’ultimo film del 2004, Che pasticcio, Bridget Jones dove Mark Darcy (Colin Firth) finalmente chiedeva all’eroina dei romanzi di sposarlo. Cosa è successo nel frattempo? Il nuovo capitolo della storia innanzitutto non è basato sul terzo libro della saga; ma ha una sceneggiatura creata ad hoc che porta anche la firma dell’attrice Emma Thompson; quest’ultima anche nel cast del film.

Questa informazione non ha però troppa rilevanza, perché nonostante nel film non venga affrontato il tema del lutto, della rimessa in gioco di Bridget dopo la morte di Mark Darcy e la sua storia con un uomo più giovane, cosa che invece avveniva nel libro, trova comunque un forte argomento intorno al quale ruotare. E che ha sempre rilevanza con il mondo romantico-emozionale della cara e vecchia Bridget. Ritroviamo la single, goffa, dolce e simpatica Jones alla quale Renée Zellwegger ancora una volta dà profonda credibilità, che deve misurarsi con il tema della maternità. E con l’incapacità di decidere chi, tra due amanti, il caro Darcy e la new entry Jack Qwant (Patrick Dempsey), possa essere il padre del figlio che porta in grembo.

Decisamente divertente, più ritmato e inventivo di come ricordavamo essere i film passati, questo terzo episodio è però qualcosa di molto diverso. Nonostante tutti i tentativi di portare avanti lo spirito delle avventure di Bridget Jones in un’età completamente diversa, con problemi e questioni diverse, il film esce nettamente dallo spirito chicklit che lo aveva alimentato. Non è cioè più una storia di forte contemporaneità, non si percepisce più quell’idea di donna indipendente e metropolitana, sessualmente autonoma e spregiudicata. Anzi! L’arrivo di una gravidanza tra capo e collo e anche l’indecisione tra chi possa essere il padre del bambino, non alimentano l’idea di una donna fieramente autonoma, quanto di una in cerca di diversi tipi di uomini cui aggrapparsi, sempre con la medesima immagine di famiglia in mente. Se prima Bridget Jones aveva il beneficio di scegliere tra il classico e rassicurante contro il folle e passionale, di fatto giostrandosi a piacimento in uno spettro di esempi maschili, stavolta invece sceglie che tipo di rassicurazione avere, quale uomo tradizionale mettersi al fianco. Nata incendiaria, Bridget Jones muore pompiere.

Patrick Dempsey, nei panni di Jack, riesce a tener testa a Mark, con la sua moto, i suoi capelli perfetti, il suo fascino e i suoi modi di fare così diversi dallo stile inglese. E Mr Darcy è sempre lui, l’uomo dei sogni, elegante nel suo abito blu con fazzoletto bianco, educato, controllato e razionale. Così diverso da Bridget, ma al tempo stesso, in tutti questi anni, per lei, così inevitabile.

Da sottolineare anche la performance superba di Emma Thompson, la ginecologa professionale e di poche parole che si ritrova a dover gestire con elegante umorismo british una rocambolesca situazione familiare.

Tanti ingredienti, che contribuiscono a consigliare questo film, non solo per la nostalgia che abbiamo provato in questi anni, ma per una trama nuova, che ha saputo crescere con la protagonista e con gli altri personaggi. Si ride, ci si emoziona e si esce dalla sala con un po’ di ottimismo che ci fa pensare che c’è speranza anche per gli imperfetti, i passionali, gli imbranati e i sognatori.