Café Society

Café Society è ambientato nel 1930, CAFÉ SOCIETY segue il viaggio di Bobby Dorfman dal Bronx, dove è nato, a Hollywood, dove si innamora, per poi tornare nuovamente a New York, in cui viene travolto nel mondo vibrante della vita dei locali notturni dell’alta società.


Incentrato sugli eventi della vita della famiglia originaria del Bronx di Bobby, il film è un ritratto scintillante delle star del cinema, esponenti dell’alta società, playboy, debuttanti, politici e gangster che riassumono l’emozione e il fascino dell’epoca.

La famiglia di Bobby è composta dai genitori inesorabilmente conflittuali, Rose e Marty, dall’amorale ma disinvolto fratello gangster Ben, dalla protettiva ed intelligente sorella Evelyn e da suo marito, l’intellettuale Leonard. Per il malavitoso Ben, non ci sono domande a cui non si può rispondere con la violenza, mentre gli altri sono più propensi a riflettere su questioni più profonde, come il bene e il male, la vita e la morte, e la fattibilità commerciale della religione. Volendo di più dalla vita, Bobby lascia la gioielleria del padre e tenta la fortuna a Hollywood, con un lavoro per lo zio Phil, un potente agente delle star. Ben presto si innamora dell’affascinante segretaria di Phil, Vonnie…

Woody Allen è arrivato al suo 47esimo film! Da non crederci, sembra ieri che il suo viso magrolino e la sua caratteristica montatura di occhiali facevano la comparsa sullo schermo, ma era mezzo secolo fa. Eppure poche cose sono cambiate: il brillante regista e attore di Brooklyn continua a fare un film all’anno, ha ancora il suo stile riconoscibile che lo distingue dagli altri e non ha perso un grammo della sua passione romantica per New York, il jazz ed un romanticismo non convenzionale.

Café Society vede un Woody Allen malinconico e sempre pronto a punzecchiare lo spettatore sui temi a lui cari: la religione, l’amore ed il senso di questo passaggio sulla Terra. In particolare, il suo ultimo film ha il sapore dolce-amaro del bilancio di vita per un uomo che – anche se non è facile dirlo – si avvicina gradualmente al tramonto della propria, meravigliosa, carriera.

Irrational Man mostrava il lato grottesco della tragedia, questo nuovo film con Jesse Eisenberg e Kristen Stewart fa il contrario, e lo dice esplicitamente l’ennesimo alter ego del regista, il protagonista Bobby: “La vita è una commedia scritta da un sadico commediografo.”

Perché Bobby, che ha lasciato New York per la frizzante Hollywood di fine anni Trenta, s’innamora della ragazza che è anche l’amante dello zio che gli sta dando lavoro nel mondo del cinema. Perché puoi voltare pagina quante volte vuoi – e in Café Society se ne girano tante, simboliche e non, passando da una città all’altra, da una religione all’altra, da una donna all’altra, da un uomo all’altro, perfino da un anno all’altro come nel bellissimo finale ambientato la notte di Capodanno, che richiama Io e Annie -, ma se la vita (o tu per lei) ha deciso di riproporti sempre la stessa situazione, la stessa frase, lo stesso volto, lo stesso esito, te le ritroverai sempre di fronte.

Come in un vecchio gioiellino di tanti anni fa, Manhattan, addirittura in bianco e nero (fotografia di Gordon Willis, stupenda), Allen si dichiara estimatore del grande Lubitsch, incantato dalla tradizione della commedia sentimentale degli anni trenta-cinquanta, e riesce a ricrearne i modi, con l’aggiunta di una buona dose di posteriore nevrosi.

Esaltato da tempi e battute comiche irresistibili e pungenti (immancabili quelle sulla religione ebraica) iI lato romantico della vicenda diventa travolgente però, paradossalmente, quando si incontra con un cinismo dolce ma, per il film, inesorabile. Dietro a un melò che anche divertissement sulla vecchia Hollywood, simile per certi versi all’operazione Ave, Cesare! dei Coen, non c’è una semplice storia d’amore ma uno spaccato di cinismo martellante. È un film molto triste Cafè Society, di una tristezza pacata ma a suo modo implacabile. Ci mostra il sogno non nella faccia abusata di qualcosa che si desidera fare o avere ma il sogno come rifugio, qualcosa che avremmo potuto fare ma che non abbiamo fatto.

Chiudiamo questa recensione con una curiosità che a molti potrebbe essere sfuggita. Cafè Society è il primo film di Woody Allen girato interamente in digitale, dimostrando di riuscire ad essere se stesso pur rimanendo al passo con i tempi e le tecnologie.