C'era una volta a... Hollywood

C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time in… Hollywood) è un film commedia drammatica del 2019 scritto e diretto da Quentin Tarantino.


Il film è interpretato da: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley, Timothy Olyphant, Austin Butler, Dakota Fanning, Bruce Dern, Al Pacino, Kurt Russell, Damian Lewis, Luke Perry, Victoria Pedretti, Scoot McNairy, Lorenza Izzo.

Alla fine degli anni Sessanta l’attore Rick Dalton è protagonista della popolare serie televisiva western Bounty Law e sembra pronto a compiere il “grande salto” da volto televisivo a star del cinema. Nel febbraio del 1969, tuttavia, la sua carriera non è decollata come previsto e, mentre a Hollywood sta emergendo un nuovo tipo di cinema e con esso un tipo d’attore diverso dal suo, Dalton si ritrova ad accettare parti da cattivo occasionale in televisione. A passarsela male è anche Cliff Booth, da dieci anni sua inseparabile controfigura, miglior amico e, da quando Dalton è stato fermato per guida in stato d’ebbrezza, autista personale: già sospettato della morte di sua moglie, è stato bandito qualche anno prima dai set a causa di una rissa scoppiata con Bruce Lee durante le riprese di un episodio de Il Calabrone Verde.

Dalton viene contattato dall’agente di casting Marvin Schwartzs, che gli propone una trasferta in Italia, dove molti attori in declino prima di lui si sono riciclati come star di spaghetti western. La notizia che la sua carriera potrebbe essere giunta al capolinea getta Dalton nello sconforto, finché non scopre che nella casa a fianco alla sua si è appena trasferita la giovane coppia del regista Roman Polański, uno dei nomi più caldi del momento a Hollywood, e sua moglie, l’attrice Sharon Tate. Mentre Dalton fantastica di entrare nelle grazie della coppia e ravvivare la propria carriera con un ruolo in un film di Polański, Booth nota uno strano giovane, Charles Manson, che si presenta a casa Polański in cerca del precedente proprietario e che, prima di venire allontanato, adocchia la Tate.

Guidando per Los Angeles nell’attesa di riprendere Dalton dal set, Booth offre un passaggio alla giovane autostoppista Pussycat, una delle tante hippy che vagabondano per la città: dopo che Cliff rifiuta le avance della ragazza a causa della sua minore età, questa lo conduce allo Spahn Ranch, un ranch cinematografico abbandonato dove vive, per fargli conoscere «Charlie». Booth nota un’atmosfera sinistra nella comune hippie che si è stabilita lì e decide di andarsene, data la crescente ostilità di Pussycat e degli altri nei suoi confronti, non prima però, di aver pestato a sangue Clem, uno dei tanti hippie che si trovano lì, per avergli forato la gomma posteriore dell’auto con un coltello; Sundance, un’altra hippie, va a chiamare Tex Watson che raggiunge il ranch solo un secondo dopo che Cliff se ne sia già andato via, a causa di questo fatto desta antipatia nei confronti della comune.

Nel frattempo Dalton si trova sul set dell’episodio pilota della serie western Lancer, per cui è stato scelto nel ruolo del cattivo direttamente dal regista Sam Wanamaker. Demoralizzato dalle parole di Schwarzs e ancora in preda ai postumi di una sbornia, Dalton fatica a memorizzare le proprie battute finché non viene spronato da un’attrice bambina molto rigorosa e dà un’ottima interpretazione, in parte anche improvvisata, che gli vale le lodi di tutta la troupe. Similmente, la Tate è sollevata di vedere il pubblico in sala reagire positivamente a Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, film comico in cui ha recitato. Con una ritrovata fiducia in sé stesso, Dalton decide di accettare l’offerta di Schwarzs e va per sei mesi a Roma, dove recita in tre spaghetti western e un film di spionaggio all’italiana, tutti con Cliff come controfigura.

Tornato a Los Angeles l’8 agosto 1969, dopo essersi sposato con l’attrice italiana Francesca Capucci, Dalton confida a Booth di non essere più in grado di permettersi i suoi molti servigi: i due decidono di dirsi addio con un’ultima bevuta e tornano a casa a notte fonda. Più tardi, quattro membri della comune di Manson, Tex Watson, Susan Atkins, Linda Kasabian e Patricia Krenwinkel, parcheggiano nel vialetto di Dalton, preparandosi a uccidere chiunque si trovi nell’abitazione della Tate, come ordinatogli dal loro leader. Infastidito dal rumore, l’attore li scaccia in malo modo e va a rilassarsi nella sua piscina privata, ma la Atkins lo riconosce da Bounty Law e propone agli altri un cambio di piano: uccidendo Dalton, lanceranno un messaggio contro l’ipocrisia hollywoodiana che gli «insegna a uccidere fin da bambini».

Nonostante la diserzione della Kasabian, gli altri tre irrompono armati di pistole e coltelli nell’abitazione, trovandosi davanti Cliff, che li riconosce come gli hippy dello Spahn Ranch. Sotto l’effetto allucinatorio di una sigaretta all’LSD, Booth uccide a mani nude la Krenwinkel e Watson con l’aiuto di Francesca e del suo cane Brandy, prima di svenire per le ferite riportate. Accecata, la Atkins fugge spaccando la finestra e cade, sparando all’impazzata, nella piscina dove Dalton, ignaro della situazione fino a quel momento, sta ascoltando musica e sorseggiando un margarita. L’uomo, recuperato un lanciafiamme, ricordo di un suo vecchio film, la arde viva. Con l’arrivo dei soccorsi, Booth viene portato via in ambulanza in condizioni stabili, mentre la Tate, venuta a sapere della disavventura accaduta al suo vicino, invita finalmente Dalton a casa sua.

Il cinema può salvare il mondo? Quentin Tarantino crede in ogni caso che possa vendicare gli ebrei (Bastardi senza gloria), affrancare dalla schiavitù (Django Unchained), cambiare il passato e offrire la chance ai vinti di regolare i conti coi propri carnefici.

In risonanza con Django Unchained e Bastardi senza gloria, che offrivano un’alternativa alla Storia facendo un falò dei gerarchi nazisti e dei bianchi schiavisti dell’America alla vigilia della Guerra Civile, C’era una volta…a Hollywood segue lo schema appropriandosi della storia del cinema, di una storia del cinema. La vendetta, sempre. Sempre più catartica, sempre più selvaggia, sempre più appassionante e sadica sul piano della rappresentazione. A compierla è un altro irresistibile tandem, due naufraghi della sottocultura hollywoodiana, un attore di serie B e la sua controfigura, che sembrano sognare ciascuno la vita dell’altro mentre le rispettive carriere colano a picco sotto il peso dei fallimenti e delle frustrazioni. Ma la vendetta questa volta non è quella dei personaggi, inconsapevoli ‘dei fatti reali’, ma è quella di un autore romantico che crede nell’immenso potere del cinema, che crede che tutto sia ancora possibile, come se la finzione potesse deflagrare la realtà.

Agli spettatori Tarantino offre un’esperienza differente, imbarcandoli nella sua nostalgia e nella deambulazione urbana piuttosto che costruire daccapo intrighi esplosivi. Per la prima volta rinuncia alla cavalleria, evocando con riguardo e pudore il soggetto che gli sta più a cuore: il suo amore per il cinema. C’era una volta…a Hollywood è un film intimo e contemplativo, lisergico e (incredibilmente) lineare su un’età dimenticata, perduta, sul cinema della sua infanzia, quello che lo ha innamorato perdutamente mentre il colore diventava la norma e Hollywood perdeva la sua innocenza sotto i colpi di coltello di Charles Manson e dei suoi adepti. Il cinema di Steve McQueen e di Bruce Lee, quello dei vecchi western di seri B e delle produzioni televisive poliziesche degli anni Sessanta.

La macchina da presa infila, come il documentario del debutto, le quinte dell’industria dei sogni con Leonardo DiCaprio che assume su di sé l’afflizione degli attori che conoscono la gloria per preparare meglio il proprio tramonto, Brad Pitt che gioca sfacciato e disinvolto le ombre del cinema e Margot Robbie che risorge Sharon Tate dalla finzione per allacciare il film alla realtà storica.

Realtà di cui crediamo di sapere tutto, di comprendere tutto, dimenticando che siamo in una sala buia e che il ‘proiezionista’ è Quentin Tarantino. L’autore che come nessuno è capace di reinventare il cinema, di reinventare la violenza al cinema, trasgredendo le regole della Storia, immaginando una soluzione o un’uscita di emergenza. In C’era una volta…a Hollywood gli eventi non si svolgono come nella realtà, la loro declinazione rivela una sorpresa, una svolta imprevedibile.

Ancora una volta la finzione viene in soccorso della realtà, abbracciando la crudeltà assassina del mondo per riscattarla. L’espediente, che altrove funzionava da gag metaforica, in C’era una volta…a Hollywood si eleva a professione di fede (estetica), trasformando il film in un canto melanconico che nessuno slancio irridente può incidere. Perché l’effervescenza dei sermoni ai quali Tarantino ci ha educati lasciano il passo allo spleen e invitano lo spettatore a perdersi. E i primi a smarrirsi sono i suoi protagonisti dopo otto whisky e troppi margarita.

Nella Los Angeles del 1969, anno cerniera di una rivoluzione culturale e cinematografica (usciva in sala Easy Rider, primizia e simbolo della New Hollywood), Tarantino incontra la ‘famiglia’ di Charles Manson e quella di Sharon Tate, Roman Polanski e Sergio Corbucci, l’aristocrazia hollywoodiana (Sharon Tate e Roman Polanski) e l’attore al declino a cui fa eco la base della piramide sociale del cinema, lo stuntman Cliff Booth. La passione e la volontà di preservare il cinema sono al centro del film come il desiderio di salvarne la musa. Per Sharon Tate, Tarantino inventa due cavalieri erranti, uno per l’acrobazia e uno per la ribalta, ruba ‘c’era una volta’ a Sergio Leone e restituisce alla locuzione la sua aura infantile. Un’espressione di candore incarnata da un’attrice appena sbocciata che il film ‘tocca’ da lontano, con grazia e in una sequenza spettacolare in cui Sharon Tate va al cinema per (am)mirarsi nel film che condivide con Dean Martin (Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm).

Sullo schermo Margot Robbie osserva solare ed estatica la performance dell’artista che interpreta perché è la vera Sharon Tate che appare nel buio della sala. Con l’omaggio, la sequenza rivela allo spettatore la ‘distanza’ riverente con la quale Tarantino ha deciso di trattare il soggetto. Ed è in quella intenzione che abita la più bella idea del film: sognare in pieno giorno, in pieno sole di ritardare la caduta dal cielo (drive), provando a afferrare un istante temporale nella sua infinita brevità.

Scheda Tecnica Edizione 4K Ultra HD + Blu-Ray Disc

ProduttoreSony Pictures
DistributoreUniversal
Anno pubblicazione2019
Area2 – Europa/Giappone
CodificaPAL
Formato videoUltra HD 4K HDR
Formato audio5.1 Dolby Digital: Ceco Polacco Russo Turco Ucraino Ungherese
5.1 DTS HD: Italiano Giapponese
Dolby TrueHD Atmos: Inglese
SottotitoliItaliano Inglese Arabo Bulgaro Ceco Croato Danese Ebraico Estone Finlandese Greco Giapponese Islandese Lettone Lituano Norvegese Polacco Portoghese Rumeno Russo Serbo Slovacco Sloveno Svedese Turco Ucraino Ungherese
Tipo confezioneAmaray
Numero dischi2
ExtraND

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray + Booklet

ProduttoreSony Pictures
DistributoreUniversal
Anno pubblicazione2019
Area2 – Europa/Giappone
CodificaPAL
Formato video2,40:1 Anamorfico 1080p
Formato audio5.1 Dolby Digital: Italiano Portoghese
5.1 DTS HD: Inglese Tedesco
SottotitoliItaliano Inglese NU Portoghese Tedesco Turco
Tipo confezioneSlipcover
Numero dischi1
ExtraTrailer

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray Disc

ProduttoreSony Pictures
DistributoreUniversal
Anno pubblicazione2019
Area2 – Europa/Giappone
CodificaPAL
Formato video2,40:1 Anamorfico 1080p
Formato audio5.1 Dolby Digital: Italiano Portoghese
5.1 DTS HD: Inglese Tedesco
SottotitoliItaliano Inglese NU Portoghese Tedesco Turco
Tipo confezioneAmaray
Numero dischi1
ExtraTrailer

Scheda Tecnica Edizione DVD

ProduttoreSony Pictures
DistributoreUniversal
Anno pubblicazione2019
Area2 – Europa/Giappone
CodificaPAL
Formato video2,40:1 Anamorfico
Formato audio5.1 Dolby Digital: Italiano Inglese Russo Ucraino
SottotitoliItaliano Inglese Azero Danese Estone Finlandese Kazako Lettone Lituano Norvegese Olandese Russo Svedese Ucraino
Tipo confezioneAmaray
Numero dischi1
ExtraTrailer

Scheda Film