Eva (Angela Finocchiaro) è una donna come tante. Come riesce a fare tutto? Semplice, di corsa. Facendo l’equilibrista, come solo le donne a volte sanno fare. Sempre in bilico tra lavoro, famiglia, l’ex marito Gino (Elio, delle Storie Tese), la figlia ribelle Francesca (Antonella Lo Coco), l’arzilla madre Lidia (Rosalina Neri); i colleghi tra cui Cinzia (Laura Marinoni) una coetanea per cui il tempo sembra non passare mai, lo spietato caporeparto Pagliai (Raul Cremona), Oscar (Jurij Ferrini) che la corteggia forse con troppa timidezza; e poi le bollette, il mutuo e una volta la settimana tanto per vivacizzare, la spesa al supermercato. Sesso, non pervenuto. Forma fisica, insomma, un così così con tendenza al disfacimento. E come se non bastasse per Eva è in arrivo un compleanno molto speciale: cinquanta candeline sulla torta… un bel fuoco da spegnere! Con una travolgente umanità Eva affronta le avventure di una donna alle prese con la crisi di mezza età. Un momento molto delicato per lei, soprattutto perché il destino le invia per aiutarla un misterioso individuo dotato di poteri sovraumani (Giovanni Storti). Ce la farà Eva ad arrivare al fatidico compleanno con fiato sufficiente per spegnere tutte quelle candeline? Certo, le donne possono fare tutto, però… Ci vuole un gran fisico!

Ci vuole un gran fisico, esordio alla regia di Sophie Chiarello, con un passato di aiuto di Massimo Venier, è una commedia non tutta all’italiana ma che promette più di quanto riesce a mantenere, aggiungendo un po’ di musical e un po’ di fantastico alla comicità classica delle smorfie e delle goffaggini.

Nell’Italia in cui il lavoro è purtroppo ancora un privilegio di poche e il sessismo, in particolare quello sul posto di lavoro, è un’amara realtà, arriva in sala un’opera prima che se ne frega del sex appeal e che con uno sguardo tutto proiettato al femminile riesce a parlare di menopausa, rughe, sessualità nella terza età e lavoro senza farsi troppi scrupoli. Quello di Sophie Chiarello, regista francese che vive e lavora in Italia, interpretato da una brava Angela Finocchiaro, non è però un film di denuncia bensì una commedia a metà tra il surreale ed il grottesco, un film pieno di product placement, che senza troppi peli sulla lingua ci mette di fronte ad una realtà incontrovertibile: le donne invecchiano, ingrassano, perdono tonicità e l’attenzione dell’altro sesso, e talvolta anche la fiducia in loro stesse; dall’altra parte gli uomini ad una certa età sembrano diventare più affascinanti e interessanti. Insomma allo status di babbiona si contrappone lo status di latin lover maturo e virile. Tanti i luoghi comuni utilizzati nelle gag dei tanti personaggi e tante anche le battute di dubbio gusto che inserite nel contesto non stonano poi tanto, ma ad appesantire la visione del film è purtroppo una sceneggiatura che fatica a prendere il volo e ad arrivare ad una conclusione sensata. L’elemento surreale incarnato da Giovanni Storti dà sì leggerezza al racconto, ma non riesce mai a sorprendere e a far sorridere, tanto meno riesce a dare un senso ai suoi “intermezzi”. La Finocchiaro fa il possibile, ma la sua bravura nel gestire al meglio tutte le sfaccettature del suo personaggio non basta a reggere una commedia che ha sì qualche trovata intelligente ma che nel complesso risulta sgraziata, sprovvista di fluidità e di concretezza narrativa.

Quando si fa un film bisogna avere il coraggio di fare scelte precise, se si è decisi a fare una commedia, su un tema delicato come questo poi, occorre il giusto mix tra risate e sentimenti, non c’è spazio per il grottesco (vedi scena in cui la Finocchiaro assume l’espressione da Joker dopo un’iniezione di botulino), altrimenti bisogna direttamente optare per la farsa, ed allora è tutt’altra storia.

Peccato, perché la Finocchiaro è brava e Giovanni Storti nei panni ‘dell’angelo della menopausa’ (in stile Frank Capra) pasticcione ma volenteroso è proprio simpatico.

L’amicizia e gli impegni lavorativi che legano Guerra al trio di comici di cui Storti fa parte ha portato anche i cammei di Giacomo Poretti, Aldo Baglio e la di lui consorte Silvana Fallisi.

Il film si conclude con un ironico balletto di donne ormai consce di ruoli, tempi e situazioni, ma i momenti più interessanti sono quelli delle tre età allo specchio, generazioni accanto riflesse, il resto (compresi i sogni o incubi o le battute in metrò con gli anziani che cedono il posto) sono solo delle pallide riprese di cose già viste che la grande presenza della Finocchiaro ha reso gradevole. Lo consigliamo per esorcizzare la menopausa alle donne, per dare fiducia ai mariti che temono questo momento, ma anche semplicemente per una serata di totale disimpegno tra amici e amiche, è un film troppo sincero e volonteroso che cerca di essere un inno alla vita da vivere fino in fondo (per quanto risulti in ciò incompleto) per essere giudicato male o evitato a priori.