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Cinquanta sfumature di rosso

Cinquanta sfumature di rosso è un film di genere drammatico, erotico, sentimentale del 2018, diretto da James Foley ed interpretato da: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Arielle Kebbel, Kim Basinger, Tyler Hoechlin, Luke Grimes, Eric Johnson, Marcia Gay Harden, Brant Daugherty, Rita Ora, Max Martini, Eloise Mumford, Callum Keith Rennie, Dylan Neal, Robinne Lee, Michelle Harrison, Bruce Altman, Fay Masterson, Andrew Airlie, Amy Price-Francis, Victor Rasuk.


Le vicende sentimentali della giovane Anastasia Steele (Dakota Johnson) e del tenebroso Christian Grey (Jamie Dornan) proseguono nel capitolo finale della loro travagliata storia, Cinquanta sfumature di rosso.

Fissati alcuni limiti alla perversione sconfinata di Christian, i due amanti sembrano aver trovato la giusta armonia di coppia. L’originale proposta di matrimonio, la sontuosa cerimonia nuziale e la romantica luna di miele in Europa non fanno che accrescere l’amore e l’attrazione tra i novelli sposi. Ma la felicità ritrovata infastidisce qualcuno. Jack Hyde (Eric Johnson), ex datore di lavoro di Anastasia, licenziato a causa di un comportamento sconveniente tenuto nei confronti della ragazza, è consumato dal rancore e dal desiderio di vendetta. Così come Elena Lincoln (Kim Basinger), vecchia fiamma di Christian, intenzionata a riconquistare le attenzioni del milionario.

Il terzo capitolo di Cinquanta sfumature sembra delinearsi più sui toni drammatici e thriller della storia, amplificando quelli già presenti nel secondo film, grazie allo scontro tra la coppia Christian – Ana e Jack Hyde; senza dimenticare Elena, vecchia amica di Grey e sua iniziatrice alle pratiche BDSM. Mentre Grigio aveva tutta l’aria di una favola romantica, condita con un erotismo dark, Nero è stato certamente più incentrato sulla complicità sessuale dei due, che sembrano aver raggiunto un equilibrio difficile da rompere anche per Elena. La terza pellicola potrebbe prospettarsi come un ottimo mix tra i due, alimentando la fiamma romantica con le scene del matrimonio, seguite da una buona dose (finora sempre molto massiccia) di scene sessuali, insaporite da quel thrilling, che fortunatamente c’è per smorzare i toni bollenti e ravvivare l’azione.

Cinquanta Sfumature di Rosso inizia lì dove molti altri film sarebbero potuti finire, con il montaggio di un matrimonio e di una luna di miele a Parigi e Montecarlo immersi nella musica da classifica (una costante del film quella dei montaggi musicali) e soprattutto nel lusso. Come già il capitolo precedente anche questo flirta con un catalogo di prodotti ad altissima spesa. Macchine, case, aerei, bicchieri, gioielli, abiti, arredamenti e ogni cosa possa costare. A questo il film accompagna in maniera più evidente di prima una sotto trama costruita nei precedenti capitoli, quella della vendetta contro i due da parte di un impiegato della casa editrice dove lavora Anastasia e quella ancora più ridicola e superficiale delle origini di mr. Grey. Non è più la storia del formarsi di una coppia ma del suo mantenimento in un momento di difficoltà. È proprio un altro film.

Nel frattempo, tra una sveltina in macchina e un pomeriggio nella stanza dei giochi, Ana dimentica di farsi somministrare l’iniezione anticoncezionale. E scopre di essere incinta. Apriti cielo. Christian impazzisce, perché non vuole dividere la sua donna con nessuno, ma soprattutto perché con un bambino per casa, altro che scotch nelle prese elettriche, la porta della red room andrebbe proprio murata. Ma, ancora una volta, c’è bisogno di dirlo? Come ogni rom-com che si rispetti, tutto si risolve per il meglio.

Dopo 3 film che adattano i libri scritti da E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard), nati come fan fiction di Twilight, è chiaro quale sia il modello femminile che 50 Sfumature vuole veicolare. Dopo le avvisaglie in 50 Sfumature di Grigio e i campanelli in 50 Sfumature di Nero, adesso 50 Sfumature di Rosso è ufficialmente il “parente non critico” di Mad Men o Marvelous Mrs. Maisel, cioè è un film ambientato in un presente in cui i rapporti tra uomo e donna sono gli stessi degli anni Sessanta privi di qualsiasi critica ma accettati, nelle loro dinamiche di disparità di genere, se non proprio avallati.