Come diventare grandi nonostante i genitori

In Come diventare grandi nonostante i genitori, sempre più spesso i genitori assumono comportamenti competitivi verso i professori dei propri figli: contestano voti e programmi, vaneggiano di simpatie, antipatie e complotti.


Così, invece di aiutarli nella formazione dei loro ragazzi, diventano ostacoli insormontabili alla loro crescita. Presuntuosamente pensano: “Noi conosciamo meglio di chiunque altro i nostri figli e sappiamo quanto valgono e come e cosa gli si deve insegnare”.

È quello che accade anche ai ragazzi di “Come diventare grandi nonostante i genitori” quando, al liceo, arriva la nuova preside che decide di non aderire al concorso scolastico nazionale per gruppi musicali. Per i ragazzi, che hanno una passione sfrenata per la musica, è un colpo mortale e, anche quando i genitori corrono a protestare, la preside decide addirittura di raddoppiare il lavoro quotidiano dei ragazzi. Dopo i primi voti bassi, i genitori consigliano prudentemente ai ragazzi di sottostare alle decisioni della nuova preside. Tuttavia i ragazzi, con orgoglio, decidono di iscriversi al concorso musicale pur avendo contro scuola e genitori. La sfida pare impossibile e invece porterà i ragazzi a crescere in modo sorprendente tra ostacoli di ogni tipo da superare.

I film non sono né devono sempre necessariamente essere “reali”, anche quando non raccontano storie fantastiche sono opere di fantasia e come tali sono sia migliori che peggiori del mondo che viviamo, e lo sono proprio con l’obiettivo di evocare nello spettatore qualcosa riguardo quel mondo lì. Ma non è pensabile accettare una storia in cui la musica non è plausibile, i sentimenti in ballo sono espressi con una elementare serie di reazioni a catena, i ragazzi sono “ragazzi immagine”, puliti, buoni, perfettini, carini, per bene e graziosi, senza un briciolo di autoironia o anche solo di spirito da commedia vera e infine l’atteggiamento di ogni personaggio fa suonare la campana del kitsch ogni tre minuti, pretendendo di essere a turno teneri, profondi, intensi, comici, leggeri o duri con le più convenzionali reazioni e le affermazioni più spiattellate.

Il cast è credibile grazie anche alle buone interpretazioni di Margherita Buy, Giovanna Mezzogiorno e Matthew Modine, che abbiamo visto ultimamanete in Stranger Things. La regia è affidata a Luca Lucini (Tre metri sopra il cielo), mentre la sceneggiatura è di Gennaro Nunziante, autore degli enormi successi al botteghino di Checco Zalone come Quo vado?. Il prodotto che ne esce è Come diventare grandi nonostante i genitori, una produzione anomala della Disney che però riesce a conquistare il pubblico dei più giovani e perchè no anche i loro genitori, grazie alla forte immedesimazione che la pellicola offre.

La regia di Luca Lucini eleva notevolmente la qualità del film rispetto alla serie Alex&Co e bellissima risulta la fotografia di Manfredo Archinto. Il twist-ending finale, poi, con un colpo di scena inatteso, rivela tutta l’essenza di Nunziante e anche l’intento preciso del film.

Poi certo, quella di Come diventare grandi nonostante i genitori è un’operazione prettamente industriale, fin troppo artificiale ed equilibrata, ma se i piccoli avevano vittoria facile, per gli adulti – diciamoci la verità – poteva andare molto peggio. E non si può non rimanere ammirati dall’equilibrismo di Nunziante, dalla sua capacità – già mostrata nei lavori a quattro mani con Checco Zalone – di centrare con spietata nonchalance battute che ci inchiodano alle nostre piccole ipocrisie e grandi idiosincrasie di adulti e genitori, fornendo il testo di una punteggiatura di battute quasi invisibili ma d’effetto.

E se, rispetto a quanto accade sul piccolo schermo, si regista il felice ingresso di un nuovo membro della band di Alex, un pianista interpretato (bene) da Emanuele Misurata, personaggio ben scritto e scanzonato, complimenti anche a chi ha scelto caratteristi come Paolo Pierobon e Sergio Albelli per i ruoli genitoriali.