Diamantino - Il calciatore più forte del mondo

Diamantino – Il calciatore più forte del mondo è un film di genere commedia, drammatico, fantasy del 2018, diretto da Gabriel Abrantes, Daniel Schmidt ed interpretato da: Carloto Cotta, Cleo Tavares, Anabela Moreira, Margarida Moreira, Chico Chapas, Joana Barrios.


Diamantino, film diretto da Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt, è la storia di un calciatore di fama mondiale (Carloto Cotta), che ha di fronte un futuro da grande campione. La sua carriera, però, viene stroncata quando un giorno Diamantino perde totalmente il suo genio calcistico.

Alla ricerca di un nuovo scopo nella vita, l’ex giocatore dovrà affrontare bizzarre vicende, tra visioni mistiche e incontri con figure surreali, come barboncini giganti e figure pastello superkitsch. A tutta questa situazione delirante si aggiungono i conflitti e i grandi temi della contemporaneità, come il neo-fascicmo, l’antieuropeismo, la crisi dei rifugiati e la xenofobia.

Piuttosto sui generis come commedia, “Diamantino” in effetti difficilmente potrebbe essere considerato una biopic, anche in forma mascherata. Questo perché Abrantes e Schmidt sembrano tutto sommato poco interessati alle ritualità legate al pallone e nel film non si parla mai di allenamenti, squadre, commissari tecnici.

Sul campo il campionissimo Diamantino è praticamente sempre solo, in compagnia di un esercito di adorabili pechinesi giganti (definiti morbidi cucciolotti) che in una nuvola rosa scorrazzano insieme a lui e lo aiutano a mettere a segno l’immancabile goal (il film è concepito in una chiave assolutamente surreale). Diamantino (impersonato con una perfetta combinazione di muscoli e candore Carloto Cotta, interprete di vari film di Miguel Gomes), è un idolo delle folle ma è concepito come una figura molto infantile, lontanissima da quel machismo cui il mondo del calcio sembra non poter fare a meno (si definisce bisessuale ma non ha mai fatto sesso né sente il bisogno di farlo e si dichiara, decisamente non a torto, una persona solitaria).

Facciamo la conoscenza di Diamantino alla vigilia di un appuntamento importantissimo: la finale dei mondiali. Proprio in quell’occasione qualcosa non va: il campione perde il suo tocco magico. In un film più realistico si potrebbe dare la colpa alla troppa tensione, ma in questo caso a distogliere la sua concentrazione è stato il pensiero fisso all’incontro accidentale, durante una tranquilla giornata sullo yacht, con alcuni profughi su un gommone alla deriva. La sofferenza di queste persone colpisce il campione, rappresentato come un giovanottone per niente colto, sveglio o attento all’attualità ma dalla straordinaria empatia di un bambino.

L’ingranaggio si ingrippa quando nella testa del calciatore la magia dei pechinesi sembra spegnersi, un rigore sbagliato fa vacillare le certezze di Diamantino e cedere il cuore di suo padre, e la fiaba demenziale sembra strizzare un po’ troppo vistosamente l’occhio alla psicanalisi. Cambia passo più volte, il film di Abrantes e Schmidt, da questo momento in poi, muta e vacilla, come muta e si inceppa il suo protagonista, proprio mentre un governo portoghese di stampo nazionalfascista vorrebbe clonarlo per eternare i geni del nuovo eroe lusitano, un agente del fisco gli si infila in casa sotto mentite spoglie come nemmeno in una commedia di Plauto e due sorelle crudeli e cretine trasferiscono miliardi off-shore a sua insaputa, mentre lui gioca alla playstation e comincia a sentire che anche il proprio corpo sta cambiando.

Nonostante il sottotitolo italiano ad effetto che vorrebbe attirare il pubblico di calciofili, Diamantino – Il calciatore più forte del mondo di agonistico ha poco o nulla se non l’incipit narrativo che vede il protagonista come un campione della nazionale portoghese caduto in disgrazia dopo l’errore dal dischetto alle fasi finali dei mondiali in Russia. I novanta minuti del film, incredibilmente vincitore della Settimana della critica al festival cannense, viaggiano infatti su atmosfere surreali e visionarie nel quale si inseriscono in maniera confusa e poco coesa più generi: dalla spy-story al dramma di formazione, da sussulti fantascientifici a sguardi sull’immigrazione di massa, la sceneggiatura affastella situazioni e personaggi bizzarri senza una precisa linea guida, generando confusione e lasciando sempre le relative pedine al grado zero di personalità. E nonostante qualche discreta trovata, l’insieme risulta troppo debole e mal amalgamato per provocare emozioni degne di nota o spunti di riflessione più profondi su scottanti temi contemporanei.