Downton Abbey

Downton Abbey è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Michael Engler ed interpretato da: Hugh Bonneville, Laura Carmichael, Jim Carter, Brendan Coyle, Michelle Dockery, Kevin Doyle, Joanne Froggatt, Matthew Goode, Robert James-Collier, Allen Leech, Phyllis Logan, Elizabeth McGovern, Sophie McShera, Lesley Nicol, Penelope Wilton, Maggie Smith, Imelda Staunton.


Downton Abbey, film diretto da Michael Engler, è basato sulla popolarissima serie TV britannica, ambientata all’inizio del XX Secolo nello Yorkshire.

Protagonista è ancora una volta la famiglia Crawley e la servitù che lavora per essa presso la splendida tenuta Downton Abbey nella campagna inglese. Siamo nel 1927 quando un evento sconvolge la quiete del gruppo aristocratico: il conte di Grantham, Robert Crawley (Hugh Bonneville), riceve una lettera direttamente da Buckingham Palace, nella quale viene comunicato che re Giorgio V e la sua famiglia reale faranno visita alla dimora. Questo vuol dire che i veri reali soggiorneranno da coloro che hanno sempre vissuto da reali.

La notizia li getta nella confusione più totale e in breve tempo la tenuta viene popolata dal maggiordomo e da altri dipendenti del re, che si prodigano per far sì che tutto sia pronto per il grande arrivo. I Crawley si ritrovano impossibilitati ad agire, mentre Downton Abbey sembra aver subito una colonizzazione esterna da parte dell’arrogante personale reale, che umilia i domestici del palazzo. Lady Mary (Michelle Dockery) è convinta che il loro maggiordomo, Thomas Barrow (Robert James-Collier), non sia pronto ad affrontare un evento simile e chiede al signor Carson (Jim Carter), maggiordomo in pensione, di tornare temporaneamente ai suoi servigi per l’occasione. Anche Lady Violet (Maggie Smith) è preoccupata per la visita reale, che comporta l’arrivo di Lady Maud Bagshaw (Imelda Staunton), dama di compagnia della regina e cugina stretta di Robert, cosa che renderebbe il conte un perfetto erede della nobildonna.

Ma i domestici di Downton non restano a guardare mentre il caos invade la dimora e sono decisi a “contrattaccare” per riprendere quello che un tempo era loro territorio. Nei sotterranei della tenuta, Anna (Joanne Froggatt) e John Bates (Brendan Coyle) escogitano un piano per riconquistare la famiglia e ripristinare l’onore di Downton, tutti sono d’accordo tranne il signor Carson. Riuscirà la servitù a cacciare gli invasori e accogliere al meglio re Giorgio V e la sua famiglia?

Il film spinge ancora più del solito sul versante dell’ironia, creando una gustosa collisione fra due mondi del piano di sotto: quello fra la servitù locale e quella reale, pronta a giungere in massa per sostituire in ogni mansione Mr Carson e compagni. Inutile dire che il duello non sarà a senso unico, e verrà messa a dura prova anche la fedeltà alla corona dell’integerrimo e conservatorissimo maggiordomo in pensione. In un periodo in cui i confini fra cinema e televisione sono sempre più sfumati non ci sembra inopportuno vedere un prodotto del genere sul grande schermo. Una visione che riconcilia con la scrittura arguta e complessa, con delle recitazioni sempre impeccabili, per ogni singolo ruolo, e non sono pochi. Fellowes si conferma grande antropologo capace di analizzare l’evoluzione dei vizi e delle virtù della società britannica, eccellendo nelle sottottrame, nella cura con cui vengono rappresentati gli anni che passano, con le variazioni sociali e nei costumi, attraverso piccole sottolineature, fugaci momenti.

Dalle prime note del tema musicale di Downton Abbey che accompagna un affascinante viaggio dell’importante missiva che dà il via al racconto fino al trascinante ballo in onore dei reali durante il quale si intrecciano, proprio come dei passi di danza, tutte le storie dei protagonisti, Engler compie il proprio lavoro dietro la macchina da presa con sicurezza, affidandosi alle performance del proprio cast e al fascino ormai consolidato del castello di Highclere per portare sul grande schermo un mondo rassicurante in cui i problemi vengono risolti grazie alla determinazione e all’astuzia, animato dal rispetto reciproco nonostante si abbiano opinioni diverse, all’insegna della comprensione e dell’accettazione, il tutto con un pizzico di umorismo britannico di classe.