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Due sotto il burqa

Due sotto il burqa è un film di genere commedia del 2017, diretto da Sou Abadi ed interpretato da: Félix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil.


Cosa non si farebbe per amore? Armand e Leila stanno pianificando di volare insieme a New York, ma pochi giorni prima della partenza, Mahmoud, fratello di Leila, fa il suo ritorno da un lungo soggiorno in Yemen, un’esperienza che lo ha cambiato… radicalmente: ai suoi occhi, ora, lo stile di vita moderno della sorella offende il Profeta.

L’unica soluzione è confinarla in casa e impedirle ogni contatto con il suo ragazzo. Ma Armand non ci sta e pur di liberare l’amata escogita un piano folle: indossare un niqab e spacciarsi per donna. Il suo nome d’arte? Shéhérazade. Quello che Armand non si aspetta è che la sua recita possa essere sin troppo convincente, al punto da attirargli le attenzioni amorose dello stesso Mahmoud…

Diretto e sceneggiato da Sou Abadi, Due sotto il burqa racconta la storia di Armand e Leila, una giovane coppia di universitari che hanno in programma dopo la laurea di andare a New York per uno stage alle Nazioni Uniti. Quando però Mahmoud, il fratello maggiore di Leila, fa ritorno a Parigi dopo un lungo soggiorno nello Yemen che lo ha radicalmente trasformato, i due vedono minacciata la loro storia d’amore dalla sua opposizione e dal suo desiderio di allontanare Armand a qualsiasi costo. Per rivedere Leila e aggirare Mahmoud, Armand non ha altra scelta che quella di ricorrere al travestimento. Indossando un burqa, si trasforma nella misteriosa Schéhérazade. Così facendo, può far visita a Leila ma contemporaneamente non lascia indifferente Mahmoud, letteralmente conquistato dalla “ragazza”.

Commedia degli equivoci piena di ritmo, fondata sull’inseguimento e su gag di notevole impatto, l’esordio nella fiction della regista e sceneggiatrice iraniana Sou Abadi flirta con l’attualità, cogliendo nella massiccia presenza islamica in Francia una possibilità per sviluppare un discorso ironico ma non rinunciando ad una dimensione drammatica che, pur soltanto suggerita o evocata, permette al film di restare ancorato ad una realtà problematica impossibile da eludere. Gli attori sono strepitosi e funzionano alla perfezione in un incastro di equivoci, misunderstanding e grotteschi paradossi che portano verso la tradizionale risoluzione dei conflitti, intrattenendo il pubblico in modo leggero ed intelligente.

La vera chiave del successo di “Due sotto il burqa” è che si nota che la regista ha molto a cuore i personaggi e le loro vicende, e ce lo fa capire continuamente grazie ai dialoghi, al modo in cui interagiscono tra di loro, a una regia pulita che si mette sempre al loro servizio. Si finisce quindi per affezionarsi un po’ a tutti (anche grazie a un’ottima squadra di attori): da Armand e Leila, i due giovani innamorati ostacolati nel loro sentimento ma allo stesso tempo cosi tenaci, fino a Mahmoud, il fratello dispotico di lei, che alla fine si rivela solo essere un’ anima fragile alla ricerca di qualcosa che dia una direzione alla sua vita. Ma sono grandiosi anche i personaggi secondari o di contorno: il fratellino minore di Leila, in cerca di una chiara posizione all’interno della sua cultura; i genitori di Armand, rappresentazione divertita di un certo ceto benpensante che spesso fa più danni di quanti cerchi di risolverne; fino a gli amici musulmani di Mahmoud, divertenti in ogni scena in cui compaiono.

Il meccanismo alla base della pochade, il travestimento, si fa arma a doppio taglio: Armand, per risultare credibile, si ritrova a studiare il Corano, calandosi così bene nel ruolo di pia musulmana da accendere l’amore nel petto del neo-estremista… Il gioco en travesti è garbato e ben ritmato, ma soprattutto attento, grazie anche ai personaggi secondari scritti con precisione, al concetto cruciale di comprensione dell’altro: dalla feritoia del suo burqa, Armand (a sua volta figlio di esuli iraniani liberali e militanti) sa vedere le cose con occhi veramente aperti.