Figli è un film di genere drammatico, commedia del 2020, diretto da Giuseppe Bonito ed interpretato da: Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo De Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo de Ruggeri, Betti Pedrazzi.


Figli, il film diretto da Giuseppe Bonito, racconta la storia di Nicola (Valerio Mastandrea) e Sara (Paola Cortellesi), una coppia innamorata e felice. Sposati da tempo, hanno una figlia di sei anni e una vita che scorre senza intoppi.

Ma quella che era iniziata come una dolce fiaba romantica si trasforma in un vero incubo con l’arrivo di Pietro, il secondo figlio della coppia. Quella che sembrava una perfetta famiglia media inizia a mostrare i primi squilibri e i due coniugi si ritroveranno a scontrarsi con l’imprevedibile. Iniziano così a emergere vecchi rancori, insoddisfazioni che non riescono più a essere celate e ogni minimo disaccordo sembra essere motivo di litigio.

Anche gli amici della coppia mostreranno l’instabilità che sembra innestare la crescita di uno o più figli, soprattutto se non si è più ventenni. L’unica salvezza sembra essere una babysitter, ma la ricerca è ardua e trovare una che faccia al caso loro sembra un’impresa titanica.

Tra bimbi che piangono, lavatrici, urla e faccende domestiche accumulate, Sara e Nicola riusciranno a superare la crisi generata dalla nascita del loro secondogenito?

Figli avrebbe dovuto essere il terzo film da regista di Mattia Torre, oltre che la prima pellicola realizzata separatamente da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, con i quali aveva firmato Boris e aveva anche condiviso la macchina da presa in Ogni maledetto Natale, pungente e ironica commedia natalizia. Torre aveva scelto Valerio Mastandrea per il suo protagonista, un attore che tra l’altro aveva creato un rapporto particolare con lo sceneggiatore: la malattia che ha portato alla morte Mattia Torre, d’altronde, era stata raccontata da Mastandrea nella fiction La linea verticale, ispirata all’omonimo romanzo dell’autore cinematografico. Mastandrea, inoltre, durante lo show E poi c’è Cattelan aveva già avuto modo di recitare il suo monologo sui figli, che si pone come fondamenta e colonna portante della commedia Figli. Ed era stato proprio Torre ad affidarglielo, sapendo che il tono dell’attore avrebbe dato il giusto peso alle parole utilizzate.

A prima vista, “Figli” può sembrare una semplice commedia su una coppia in crisi, soffocata dagli obblighi e le fatiche che comporta la nascita di un secondo figlio. In effetti sarebbe semplice realizzare un film del genere, senza particolari pretese, interessato solo a far ridere di una situazione familiare a molti.

“Figli”, però, non si accontenta di questo. Sin dalla scena iniziale in cui Sara, interpretata magistralmente da una Paola Cortellesi con lo sguardo perso di una madre insonne, si butta dalla finestra per non dover affrontare l’ennesimo litigio col marito la pellicola effettua una vera e propria dichiarazione di intenti. L’umorismo che la pervade, infatti, è l’umorismo dell’assurdo, del surreale, ed è tanto più efficace quanto più si avvicina alla realtà.

Partendo da un monologo dello stesso Torre, la cui regia è passata a Giuseppe Bonito nel momento in cui la malattia è tornata a farsi pressante nell’esistenza dello sceneggiatore, Figli vede l’ordinarietà di una coppia dell’Italia dei giorni nostri, la lotta contro la società e contro il deterioramento stesso che la prole genera negli animi e nelle abitudini di una famiglia normale, normalissima, bellissima per la sua assoluta normalità. Suddiviso in capitoli monografici, dove ognuno è dedicato a un lato eroico e tragico della vita da genitore, il film snocciola l’ironia intrinseca nelle difficoltà dei nuclei familiari nella moderna attualità. Di chi, in questo Paese dalla natività allo zero per cento, si immola con un atto di coraggio chiarissimo, portando a compimento la nascita non di uno, ma di ben due figli, due nuovi membri di questa società che ai giovani fa ostruzionismo, che vieta loro la tranquillità, mettendoli alla prova sotto ogni versante e facendoli arrivare, con affanno, alla fine del mese.

Memorabili alcuni monologhi di ineguagliabile e feroce comicità, come quello in cui Sara si lancia in un j’accuse diventato già cult contro la madre, simbolo di quella generazione che “si è mangiata tutto” e che può permettersi di fare mutui, divertirsi, andare in vacanza e credere nel futuro “perché sarete gli ultimi a poterne godere visto che non morite neanche più”. I nonni di Figli sono stravaganti, bizzarri, un “esercito di vecchi” che, per usare una battuta del film, “tengono in scacco l’intera economia nazionale”. I personaggi sono ritratti di ironia pungente, i dialoghi incalzanti, senza oscurare una tenerezza di fondo riassunta dall’amore per le piccole cose che tutto pacifica, o dalla resilienza, dalla capacità di “imparare a restare”, perché “si può cambiare qualcosa solo se prima l’avrete accettata. Vale per il tuo paese, il tuo partito, la tua famiglia”.