German Angst

German Angst è un film dell’orrore e fantastico del 2015 in tre episodi, diretti da Jörg Buttgereit (Final Girl), Michal Kosakowski (Make a Wish) e Andreas Marschall (Alraune).


Il cast della pellicola è composto da: Annika Strauss, Milton Welsh, Daniel Faust, Matthan Harris, David Masterson, Andreas Pape, David Brückner, Denis Lyons, Stephen Patrick Hanna, Desirèe Giorgetti, Martina Schöne-Radunski, Magdalena Ritter, Florian Kleine, Rüdiger Kuhlbrodt, Tomira Kowalik.

Tre diversi racconti si susseguono sullo sfondo delle vecchie immagini delle più paurose architetture di Berlino. Nel primo, una giovane ragazza che vive con il suo porcellino d’India in uno squallido appartamento non è da sola in casa: nella sua stanza da letto vi è un uomo legato e imbavagliato. Nel secondo, una giovane coppia di sordomuti viene attaccata da un gruppo di teppisti ma è in possesso di un misterioso talismano che potrebbe essere loro d’aiuto. Nel terzo, un uomo si imbatte in un sex club clandestino, che promette l’esperienza sessuale definitiva grazie all’uso di una leggendaria pianta.

Di questo film a episodi, la cui visione ha lasciato in dote molteplici suggestioni, ci si trova ora a scrivere tenendo una colonna sonora piuttosto particolare, per non dire pittoresca, in sottofondo: Arminius – Furor Teutonicus, l’incalzante concept album dei Rebellion. Non cercate però chissà quali sofisticati raccordi tra il power metal della band tedesca, lanciatasi nella circostanza in una roboante celebrazione della sconfitta romana a Teutoburgo, e quanto narrato nel corposo lungometraggio di cui si parla. Non vi è, molto semplicemente, alcun collegamento diretto.

E infatti, per quanto “paura” e angoscia” risulterebbero qui traduzioni più appropriate, ci piaceva giusto un’idea, quella di rendere con il latineggiante “Furor Teutonicus” l’azzeccatissimo titolo, German Angst, col quale gli autori hanno voluto riassumere il loro lavoro a ridosso di un immaginario decisamente malato, disturbante, selvaggio. Tanto feroce quanto ci si poteva aspettare, giustamente, da tre rappresentanti duri e puri del miglior cinema di genere realizzato, in anni più o meno vicini, all’interno della nazione tedesca.

È un percorso in crescendo, quello di German Angst, sia sul piano del ritmo narrativo che qualitativamente. Se Final Girl, segmento diretto da Buttgereit (nome noto soprattutto per i due Nekromantik, diretti tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90) è affascinante quanto involuto, espressione di una crudeltà dalla consistenza criptica, la ferocia di Make a Wish di Kosakowski (regista messosi in luce col documentario Zero Killed) spazza via le ambiguità tematiche ed estetiche dell’episodio precedente, con un teorema in chiave fantastica sul Male e sulla sua riproduzione; mentre Alraune di Marshall, visivamente l’episodio più elegante e articolato, sposta solo apparentemente le ossessioni del film sul piano metafisico, conferendovi tuttavia una carnalità del tutto tangibile. Laddove Buttgereit gioca sulla suggestione e lo straniamento, sulla ricerca (a nostro avviso, a tratti, troppo marcata) della collaborazione spettatoriale nel decifrare istanze e ragioni d’essere della storia, Kosakowski traccia un lucido parallelo tra gli orrori del passato recente e quelli del presente, utilizzando un pretesto fantastico (l’amuleto) per giocare sul rovesciamento dei ruoli vittima/carnefice, e riflettere sull’onnipresenza del male; mentre Marshall mette in campo tutta la sua capacità visionaria per raccontare una variante contemporanea, visivamente elaboratissima, del vecchio motivo del patto col diavolo.

Visto nel suo complesso, German Angst soffre un po’ della mancata armonia di atmosfere che affligge molti prodotti analoghi: i legami tra i tre segmenti (esplicitati in poche, sgranate immagini in 8mm, a ritrarre esterni e monumenti berlinesi) risiedono in un generico sguardo su pulsioni e ossessioni di questo scorcio di secolo, con un occhio privilegiato, ma in fondo non esclusivo, sulla realtà tedesca urbana. Se il passo dei tre episodi sembra seguire un percorso in crescendo, lo stacco di atmosfere tra un segmento e l’altro è marcato e avvertibile, non cancellando l’impressione di un assemblaggio ben poco meditato e ricercato. Il recupero di arcaiche suggestioni del film di Marshall, in particolare, la sua costruzione visiva ancora una volta debitrice del cinema di Dario Argento (con digressioni tematiche che rimandano all’Eyes Wide Shut kubrickiano) mal si legano alla crudeltà sanguigna, cinicamente esplicita, del segmento di Kosakowski; o a quella quasi lisergica dell’episodio di Buttgereit. Il filo conduttore va ritrovato, più che in analogie esplicite, nel setting contemporaneo così caratterizzante, nonché nelle ipnotiche tonalità del commento musicale, articolato su un suggestivo tema portante.

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray

Produttore Midnight Factory
Distributore Koch Media
Anno pubblicazione 2018
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 1,85:1 Anamorfico 1080p
Formato audio 5.1 DTS HD: Italiano Tedesco
Sottotitoli Italiano
Tipo confezione Slipcase
Numero dischi 1
Extra Booklet

Scheda Tecnica Edizione DVD

Produttore Midnight Factory
Distributore Koch Media
Anno pubblicazione 2018
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 1,85:1 Anamorfico
Formato audio 5.1 Dolby Digital: Italiano Tedesco
5.1 DTS: Italiano
Sottotitoli Italiano
Tipo confezione Slipcase
Numero dischi 1
Extra Booklet
Trailer
Dietro le quinte

Scheda Film