Hammamet

Hammamet è un film di genere biografico, drammatico del 2020, diretto da Gianni Amelio ed interpretato da: Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Omero Antonutti, Renato Carpentieri, Giuseppe Cederna, Claudia Gerini.


Hammamet, film diretto da Gianni Amelio, è incentrato sulla figura di Bettino Craxi (Pierfrancesco Favino), come politico e come uomo e racconta un capitolo critico della storia d’Italia.

A distanza di 20 anni dalla morte di uno degli uomini politici più importanti della Repubblica Italiana, Amelio riporta a galla il nome di Craxi, un tempo sulle testate di tutti i giornali e oggi occultato silenziosamente sotto strati e strati di sabbia. Bertino Craxi, un nome che molti non vogliono ricordare, che intimorisce altri e che altri ancora vorrebbero cancellare, forse per sempre. Il film, basato su testimonianze reali, è un thriller fondato su tre tappe.

Il re caduto: il primo socialista con l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri, indagato poi nell’inchiesta Mani pulite. La figlia che lotta per lui: Stefania, istitutrice della Fondazione Craxi, volta a tutelare l’immagine del padre. Infine, l’ultimo capitolo, il terzo, dedicato a un misterioso giovane, che entra nell’ambiente politico della famiglia Craxi, provando a demolirlo da dentro.

Il regista calabrese dà inizio al suo racconto nel momento in cui Craxi è all’apice del suo potere, il congresso di partito che si è tenuto a Milano nel 1989. Nel momento che rappresenta l’apogeo della sua parabola di potere, Amelio inserisce un disturbatore, il tesoriere del Partito, che gli va incontro in quella occasione per manifestare le sue perplessità e preoccupazioni sui movimenti della Magistratura: si stanno muovendo cose più grandi di lui e il loro metodo di gestione dei fondi del “più grande partito di opposizione” sarà presto sotto i riflettori di tutta Italia. Due anni dopo scoppierà infatti l’inchiesta, ma Amelio fa un balzo in anvanti di 10 anni. È la fine del 1999, Craxi è vecchio e afflitto dal diabete nella sua villa ad Hammamet, sulla costa della Tunisia, da dove, nelle giornate limpide, si vede l’Italia. Una notte, un giovane fa irruzione nella sua casa, rischiando di prendersi anche un colpo di pistola da parte della milizia tunisina che presidia la villa. È Fausto, figli del tesoriere del partito, suicidatosi durante le indagini della magistratura.

Bettino Craxi, rintanato sul finire del XX secolo in quella Hammamet dove si era rifugiato per scappare dalla giustizia italiana, da Mani Pulite e dal fragore della sua caduta (lui fino a pochi mesi prima uno dei più importanti uomini politici del panorama mondiale, primo socialista a diventare Presidente del Consiglio) è ormai malato, stanco nel corpo ma non nella mente.

Vive circondato dalle guardie messe a sua disposizione da Ben Alì, il dittatore di quella Tunisia dove vive con la figlia, la moglie, il nipotino, in una villa fuori mano, dove riceve la visita del figlio rimasto in patria, dell’amante, di amici e misteriosi confidenti.

Intanto il suo stato di salute si aggrava, molti gli chiedono di tornare in Italia per le cure, lui rifiuta, riflette, confessa pensieri, idee, sensi di colpa e incredulità verso quel paese di cui era dominatore e padrone, senza sapere fino in fondo se tornare o rimanere nel suo sdegnoso esilio.

Hammamet è il nuovo film di Gianni Amelio dopo il successo de La Tenerezza. Come nel 2017, il regista si confronta col rapporto padre-figlio includendo anche la tematica dei figli putativi. Stavolta, però, a essere protagonista è un pezzo di Storia italiana come Bettino Craxi, ritratto negli ultimi mesi di vita nella sua villa-rifugio in Tunisia. Intorno a lui, oltre alla famiglia, gravitano amici e conoscenti e un ragazzo misterioso che forse nasconde un segreto. Amelio si prende molte libertà sui personaggi ma non sui luoghi, che rispecchiano l’agonia di un ex-leader tanto carismatico quanto sofferente. Piuttosto che essere una celebrazione o un tentativo di riabilitazione, Hammamet è uno spaccato intimo e umano di un uomo al crepuscolo della sua esperienza, non solo politica, in cui si indagano le ragioni di un oblio che dura da vent’anni.