Hotel Gagarin

Hotel Gagarin è un film di genere commedia del 2018, diretto da Simone Spada ed interpretato da: Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D’amico, Philippe Leroy, Caterina Shulha, Tommaso Ragno, Simone Colombari, Marco Todisco, Hovhannes Azoyan, Paolo De Vita, Marjan Avetisyan.


Al suo debutto alla regia di un lungometraggio, in Hotel Gagarin, Simone Spada dirige Giuseppe Battiston, Claudio Amendola, Luca Argentero, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico, Philippe Leroy e Caterina Shulha.

I protagonisti della sua storia sono cinque italiani squattrinati che, in cerca di successo, vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia. Purtroppo i loro sogni di gloria vengono infranti appena raggiungono il freddo e isolato Hotel Gagarin, quando scoppia una guerra e il produttore sparisce con tutti i soldi. Una situazione spiacevole e grottesca come questa si rivela, però, un’occasione di ritrovare la spensieratezza e la gioia perdute. Scegliendo di usare il cinema come motivo scatenante dell’intreccio narrativo e un gruppo di sventurati come eroi, Spada ricalca la commedia all’italiana di una volta con l’intento di far sorridere ed emozionare gli spettatori, racchiudendo il senso profondo dell’intero film e della vita stessa nella frase di Lev Tolstoj: “Se vuoi essere felice, comincia”.

La storia è abbastanza chiara fin dalla prima scena: una sgangherata troupe cinematografica si trova a girare un film sugli ottomani con una centrale nucleare sullo sfondo. Potrebbe andare peggio? Sì, potrebbe arrivare la polizia. E infatti…

Ma partiamo dall’inizio: da fondi europei arriva improvvisamente un finanziamento al film scritto da Nicola (Giuseppe Battiston), che è un professore di storia appassionato di cinema, ma non ha mai girato un film. Il politico che deve erogare il finanziamento chiama allora il sedicente produttore Franco Paradiso (Tommaso Ragno), dicendogli chiaramente di mettere su qualcosa che sembri una troupe per prendere i soldi e scappare: del film non interessa niente a nessuno. Ed ecco in poche ore prendere vita la sporca dozzina. Valeria (Barbora Bobulova), escort russa, farà il direttore di produzione. Elio (Claudio Amendola), elettricista, sarà il tecnico delle luci. Nicola (Luca Argentero), fotografo pieno di debiti, sarà l’operatore. E la protagonista? Patrizia (Silvia D’Amico) è un’attrice presa dalla strada. Ma non nel senso in cui si intendeva nel Neorealismo…

Grazie al potere dell’immaginazione il decadente Hotel Gagarin si trasformerà pian piano in una specie di navicella spaziale dove tutta la gente del villaggio vicino accorrerà perché lì si girano i sogni.

C’è chi desidera essere un funambolo, chi invece vorrebbe per un attimo essere Humprey Bogart, chi chiede di assistere a un concerto a Wembley e infine chi sogna di visitare New York.

In Nuovo cinema paradiso di Tornatore la gente si ritrovava nel cinema del piccolo paesino siciliano pronta ad accogliere le emozioni regalate dalle pellicole, qui all’Hotel Gagarin il popolo armeno arriverà cercando di avverare i propri sogni. In entrambi i casi il cinema è magia.

Utilizzare il cinema come scusa, come pretesto per raccontare tutta un’altra storia è sicuramente la parte più interessante della sceneggiatura di Simone Spada che, con Hotel Gagarin, esordisce sul grande schermo raccontando una storia di speranza e di rinascita, omaggiando quella commedia all’italiana che probabilmente il regista romano porta nel cuore, con un riferimento particolare al film premio Oscar nel ’92 come Miglior Film Straniero Mediterraneo, di Gabriele Salvatores. Scegliere di rinchiudere i cinque protagonisti in un grande e lussuoso hotel che ha ben poco  in comune con la fredda e sincera natura dell’ambiente esterno, non è poi tanto diverso dal scegliere di raccontare una storia on the road: anche in Hotel Gagarin si compie una viaggio, si fanno i conti con la propria vita, con i sogni e la realtà delle cose.

Parte con delle buone premesse questo primo film di Simone Spada, ma nella seconda parte fa un’involuzione: i personaggi crescono ma i motivi della loro crescita restano appena abbozzati, e la poetica del trasformare in realtà i sogni degli abitanti del paese grazie alla magia del cinema non viene sfruttata appieno. Hotel Gagarin è un’occasione perduta, un assaggio di ciò che avrebbe potuto essere lo troviamo nelle scene inframmezzate ai titoli di coda: la vera poesia e il vero significato del film stanno lì.