In Il fidanzato di mia sorella, Richard Haig (Brosnan), è un brillante professore di Cambridge, con una passione sfrenata per la poesia romantica e per le belle donne, sta per diventare padre: la madre, Kate (Jessica Alba), è una giovane studentessa americana che ha frequentato il suo corso.


Ancora prima di apprendere la notizia che cambierà per sempre la sua vita, Richard si imbatte casualmente e perde la testa per Olivia (Salma Hayek), una esuberante ed eccentrica scrittrice di romanzi, anche lei alle prese con una serie di disastri sentimentali. Presto scoprirà che Olivia, l’unica donna capace di tenergli testa e di fargli rivalutare la sua vita da don Giovanni, altro non è che la sorella della studentessa che presto diventerà la madre di suo figlio. Pierce Brosnan, Salma Hayek, Jessica Alba, Malcolm McDowell e Ben McKenzie sono i protagonisti di questa commedia romantica sull’amore, i desideri e la volontà di mantenere unita la propria famiglia… nonostante tutto.

Il fidanzato di mia sorella è una Commedia anglo-americana diretta da Tom Vaughan, Nonostante l’aura da star, l’immensa bravura e il physique du rộle da romantic comedy, in Sciarada e Cenerentola a Parigi Cary Grant e Fred Astaire apparivano rispettivamente troppo agé per diventare l’interesse amoroso di una giovane Audrey Hepburn, essendo il primo più vecchio di venticinque anni e il secondo addirittura di trenta.
Ma si trattava comunque di Cary Grant e Fred Astaire, icone inossidabili della Hollywood dei tempi d’oro e sempiterni esempi di fascino ed eleganza. Succedeva così che, passate le prime scene, dai loro visi sgualciti scomparivano improvvisamente le rughe, non per effetto di un botox ante litteram, ma in nome delle centinaia di cuori infranti durante molti lustri, sia nei teatri di posa che nella vita reale.

Ora, l’ex James Bond Pierce Brosnan, che pure con lo smoking e la pistola dell’agente con licenza di uccidere aveva dalla sua classe, stile e una discreta avvenenza, non può reggere il paragone con i miti di cui sopra, tanto più nell’anno 2015, che lo ha visto compiere 62 anni. È vero che nell’ultimo decennio le commedie romantiche hanno subito una radicale metamorfosi, sposando democraticamente le ragioni degli innamorati non più di primo pelo e dimostrando che il cuore può battere forte anche a 70 anni e non necessariamente a causa di aritmie.

L’intenzione del debuttante sceneggiatore Matthew Newman era fare di HOW TO MAKE LOVE LIKE AN ENGLISHMAN (questo il titolo originale, molto più pertinente di quello italiano) qualcosa sul genere delle commedie romantiche inglesi, tipo NOTTHING HILL o LOVE, ACTUALLY. Inglese, figlio e nipote di insegnanti universitari, si è ispirato al padre e al nonno per i due personaggi di Richard e Gordon, sicuramente i meglio scritti, e l’ambientazione inglese all’inizio del film funziona abbastanza bene.

Peccato che quando l’azione si trasferisce a Los Angeles tutto quanto crolli miseramente: un personaggio che poteva essere interessante come il padre delle due sorelle, ad esempio, è spesso citato ma resta invisibile, mentre l’ultima moglie di Gordon si perde per strada. I dialoghi sono forzati, le situazioni spesso più ridicole che divertenti e nessun carattere viene in alcun modo approfondito.

Nonostante la volontà di sviluppare delle tematiche interessanti, Il fidanzato di mia sorella non riesce a staccarsi più di tanto dal classico cinepanettone italiano. La bravura di Salma Hayek, nominata agli Oscar per Frida nel 2002 e volto della controversa regina di Matteo Garrone in Il racconto dei racconti, è sicuramente un valore aggiunto ad una storia che parte da buoni propositi ma non riesce del tutto a staccarsi da una patina di superficialità.

A dir poco delittuoso aver utilizzato per non più di 3 battute la grande Juliet Mills (fu protagonista accanto a Jack Lemmon di CHE COSA E’ SUCCESSO FRA MIO PADRE E TUA MADRE) e alquanto curiosa la scelta di Marlee Matlin (la studentessa sordomuta di FIGLI DI UN DIO MINORE) per il minuscolo ruolo di funzionario dell’Immigrazione ed anche questo conferma il nostro giudizio finale, ovvero che ci troviamo in presenza di un film dalle occasioni mancate, sia a livello di sceneggiatura, che a livello registico, il che non fa ben sperare per il futuro artistico di Tom Vaughan.