Il filo nascosto

Il filo nascosto è un film di genere drammatico, sentimentale del 2017, diretto da Paul Thomas Anderson ed interpretato da: Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Camilla Rutherford, Bern Collaço, Richard Graham, Jane Perry, Ingrid Sophie Schram, Sarah Lamesch, Pip Phillips, Kelly Schembri.


Il nuovo film di Paul Thomas Anderson, Il filo nascosto, dipinge un ritratto illuminante di un artista e di un percorso creativo, e delle donne che fanno funzionare il suo mondo.

Nella cornice glamour e scintillante della Londra degli anni Cinquanta, il sarto Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) dirige insieme con sua sorella Cyril (Lesley Manville) la celebre House of Woodcock, inconfondibile marchio di stile e bellezza, richiesto da reali, stelle del cinema, ereditiere, socialiste, debuttanti e nobildonne. Gli originali e moderni capi firmati proiettano Woodcock al centro della moda britannica, e consacrano il suo nome come uno dei più conosciuti e ammirati del dopoguerra. Nonostante la conoscenza dei desideri e della figura femminile, lo scapolo impenitente considera l’amore un privilegio precluso a un artista del suo calibro, e preferisce intrattenersi con donne diverse che gli forniscono la giusta dose di ispirazione e compagnia. Finché non incontra Alma (Vicky Krieps), ragazza ambiziosa e caparbia che riesce a insinuarsi nel suo cuore come musa e come amante, sconvolgendo da un giorno all’altro la sua perfetta vita su misura.

Anderson ha dichiarato che questo film, in qualche modo ispirato dalla sua fascinazione per il per la figura di Cristóbal Balenciaga, rappresenta anche una sorta di suo tentativo di dare nuova dignità cinematografica al romanzo “Rebecca, la prima moglie” di Daphne Du Maurier e di omaggiare il film che Alfred Hitchcock ne ha tratto nel 1940, e che è nato dalla voglia di raccontare una storia dove l’eleganza (formale, degli abiti, delle persone, dei modi) la facesse da padrona.

Il filo nascosto, che è stato sceneggiato dallo stesso Anderson, non ha un direttore della fotografia accreditato: gli abituali collaboratori del regista, Robert Elswit e Mihai Mălaimare Jr., non hanno infatti potuto partecipare alle riprese, e sul set Anderson ha lavorato con diversi aiutanti, arrivando così a definire quello fotografico di questo film come “un lavoro di gruppo”, smentendo così che sarebbe stato lui stesso il vero direttore della fotografia.

Lo straordinario ottavo lungometraggio del quarantasettenne cineasta originario della San Fernando Valley è una gioia per gli occhi dello spettatore, un lavoro magistrale dal punto di vista visivo come ormai sempre più di rado capita di vedere sul grande schermo: ogni singola inquadratura, infatti, è una piccola opera d’arte, un vero e proprio capolavoro di finezza formale. Il filo nascosto è però al contempo un film prezioso e necessario anche per l’audacia con cui ci ricorda come sia ancora possibile oggi, nel contesto di un’industria hollywoodiana sempre più tesa alla standardizzazione, realizzare opere sfaccettate, profonde e libere, fieramente slegate dalle imperanti logiche di mercato.

Il Filo Nascosto è una storia d’amore: ma lo erano anche Ubriaco d’amore, The Master, Vizio di Forma. È un film su un’epoca: ma lo era persino Boogie Nights. È un film sull’ego d’artista, e va bene. Non c’è un padre da cercare in altre figure, ma una madre: scelta che, al di là del facile discorso in sé, rappresenta già quasi uno scarto con i lavori precedenti del regista (ma la voce off femminile in Vizio di Forma rappresentava comunque una sorta di ‘fantasma’, una mancanza).

I temi e lo stile e le scelte di Paul Thomas Anderson ci sono tutti, in questo suo ultimo lavoro (l’ultimo davvero per Day-Lewis). Eppure è soprattutto qualcos’altro, e quest’altro si nasconde tra i fotogrammi splendidamente fotografati per la prima volta dal regista – che con umiltà non si firma nemmeno nei crediti -, tra i meravigliosi vestiti, e tra il tappeto sonoro fatto di scelte raffinatissime e dalle musiche classicheggianti inattese di Jonny Greenwood.

La ricchezza del film è che il suo personaggio pur chiedendo molto agli altri in cambio della reciproca ammirazione, è dispotico e teocratico, si trova davanti un personaggio di una donna che non subisce ma come in un duello senza esclusione di colpi, in una guerra tra i sessi in stile british ma non per questo meno determinata, reagisce e alla fine trova il modo per farsi amare da questo uomo senza subirne la personalità eccentrica e lunatica. In tempi di #metoo e di una narrazione del femminile che esclusi i fatti gravi sembra sempre mettere le donne nel ruolo di vittime inermi, di esseri fragili e senza potere, questo è un film bel bilanciato, moderno, una mazurca dell’amore, che fa ancora più disperare per l’addio al cinema di Daniel Day-Lewis.