Il Ladro di Giorni

Il Ladro di Giorni è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Guido Lombardi ed interpretato da: Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio, Giorgio Careccia, Vanessa Scalera, Augusto Zazzaro, Carlo Cerciello, Rosa Diletta.


Il Ladro di Giorni, il film diretto da Guido Lombardi, segue la storia di Salvo (Augusto Zazzaro), un ragazzo di undici anni che vive in Trentino con gli zii. Salvo, non vede suo padre Vincenzo (Riccardo Scamarcio) da sette anni, dal giorno in cui fu portato via dai carabinieri dalla loro casa in Puglia.

Ora Vincenzo ha scontato la sua pena e, uscito di prigione, decide di andare a trovare Salvo in Trentino proprio il giorno della sua prima comunione. Salvo riconosce a fatica suo padre, di conseguenza Vincenzo desidera passare più tempo con suo figlio e decide di fare un viaggio con lui verso il sud.

Il viaggio on the road di Salvo e Vincenzo sarà pieno di deviazioni e fuori programma, di ricordi d’infanzia e di nuovi incontri. Il tempo trascorso insieme al padre metterà Salvo di fronte a tante verità e segreti nascosti del passato di Vincenzo, ma sarà l’occasione per tornare a conoscere e a voler bene a suo padre.

Il ladro di giorni è un film per certi versi complesso, ricco di spunti e di riflessioni, soprattutto perché ha come suo pregio intrinseco la capacità di non essere facilmente etichettabile. All’apparenza potrebbe sembrare un road movie un po’ pretestuoso per far incontrare un bambino che muove i primi passi nel mondo e un uomo che vi ritorna dopo anni di carcere. E ancora. Potrebbe essere scambiato come un racconto di formazione o magari, ad una lettura superficiale, come una pellicola drammatica. Invece ci si accorge che, con il trascorrere del film, la pellicola sembra costellata da una sorta di sottile ironia e anche da un leggero umorismo. Da un lato, è il piccolo Salvo che spesso insegna a vivere al padre, che sa comportarsi solo secondo gli schemi della malavita ma anche il padre prova, comunque, a insegnare qualcosa al figlio. Con la conseguenza di fargli vedere, più o meno da vicino, alcuni aspetti di cosa vuol dire essere un delinquente. Una sorta di educazione criminale, tematica già usata per un altro contesto dal regista Guido Lombardi nel suo primo film Là-bas – Educazione criminale.

Location tristi e minimaliste potrebbero anche essere utili all’impianto realistico della trama, ma spesso sembra che si tratti di mera trascuratezza della produzione. Alcune idee buone come quella della scena in cui Vincenzo incontra un compagno di malaffare mentre percorre una processione di penitenti, potevano essere meglio espresse: in Puglia e a Matera le possibilità di scorci suggestivi certo non mancano e utilizzarli anche ai fini della storia avrebbe arricchito l’opera.

Riccardo Scamarcio interpreta un cafone pugliese dedito al malaffare, in linea di massima regge il personaggio anche se nelle scene a forte intensità si perde sempre dietro una rigidità egoica. Il giovane Augusto Zazzaro rende il ruolo di Salvo in maniera autentica e proprio nella scena clou, verso l’epilogo del film, da il meglio di se stesso.

Ne Il ladro di giorni, il road movie vorrebbe mescolarsi con il gangster movie passando per il percorso di (de)formazione in una storia debole e senza alcuna evoluzione degna di nota, eccezion fatta per il sin troppo piatto e veloce uniformarsi del figlio al ‘pensare criminale’ del padre.

Privo di un guizzo che sia uno, il terzo film di Guido Lombardi (che porta sullo schermo un suo stesso libro) si trascina stancamente, passando per diverse tappe tutte interlocutorie ma pretendendo di sfociare in un melodramma che non attecchisce mai, anzi si ingolfa tra dialoghi agghiaccianti (l’elegante metafora del ‘pisello’ che diventa ‘cazzo’ che, già pronunciata dal padre, si sublima come leitmotiv del film quando ad esprimerla – a dir poco fuori luogo – è il figlio nel corso di una rapina), scelte inspiegabili dei personaggi che fanno precipitare le scene nel comico involontario (l’esito del ‘duello’ finale, o la decisione dei carabinieri di desistere da una perquisizione dell’auto praticamente già avviata abboccando a una scusa puerile accampata dal ragazzino) e simbolismi semplici e/o banali (il robottino di Mazinga Z e la fine che fa, o il tuffo non tuffo, con l’apoteosi del trampolino conclusivo). Decisamente perdibile.