Il mondo magico

Il mondo magico è ambientato negli Anni ’40. Gianni (Raffaele Schettino), chiamato alle armi nella campagna di Russia durante la seconda guerra mondiale, diserta e trova asilo in una famiglia a Piadena, in provincia di Cremona, dove si innamora della bella e misteriosa Teresa (Chiara Travisonni).


Nella confusione che segue l’armistizio del 1943, e solo dopo aver promesso a Teresa di tornare per sposarla, Gianni decide di rientrare a Frigento, in Irpinia, sua città di origine. Qui ritrova Tina (Alessandra Tavarone), il suo primo amore. Teresa, non avendo più avuto notizie di Gianni, lo raggiunge a Frigento per scoprire la spiacevole sorpresa del tradimento. La rabbia della donna dalle conoscenze occulte si trasforma per ripicca in maledizione. Da quel momento, la vita di Gianni è condannata alla sciagura…

Artista poliedrico (è musicista, attore, autore e regista teatrale), il romano Raffaele Schettino si cimenta per la prima volta, con Il mondo magico, nella regia di un lungometraggio, andando a narrare una vicenda dal taglio piuttosto insolito per il cinema indipendente italiano. È senz’altro suggestiva, la scelta tematica operata dal regista romano, in favore di un doppio (melo)dramma a sfondo bellico, calato direttamente nella realtà contadina (e nei suoi ancestrali riti) dell’Italia degli anni ‘40. Una scelta che mescola le tradizioni e le leggende del nord con quelle del sud, la figura della “masca” piemontese con la “mammasanta”, i canti contadini della Lombardia e quelli della Campania; in favore di una trasversalità di sguardo che, nel film, è diretta conseguenza di un ricercato (e nelle intenzioni apprezzabile) approccio antropologico al soggetto.

Vero protagonista della pellicola di Raffaele Schettino è il “mondo magico” di de Martino, ovvero la magia del mondo contadino. Intorno agli attori Raffaele Schettino e Mara Calcagni, la ritualità delle relazioni umane è ricercata nell’interpretazione spontanea di interpreti non professionisti, mentre i canti di tradizione orale rivivono grazie alla partecipazione straordinaria di cantori e musicisti d’eccezione: il Duo della Lega di Cultura di Piadena, il gruppo umbro I Cantori della Valnerina e il gruppo campano La Banda della Posta (prodotto da Vinicio Capossela).

Soggetto che (ispirato alla vera storia del militare Giacomo Ciampi, sopravvissuto alla campagna di Russia, in seguito disertore), segue un’altrettanta interessante struttura non lineare, con un montaggio che ricostruisce una dolorosa, doppia vicenda affettiva e familiare; inframezzandone le immagini a quelle di repertorio fornite dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, a evidenziare alcuni degli eventi storici che segnano la vicenda del protagonista.

L’impalcatura del tessuto narrativo è di una certa complessità, tuttavia il regista ha risolto con sapienza e abilità tale complessità. Il regista nell’ispirarsi liberamente ad una vicenda veramente accaduta vuole rappresentare la “magia” del mondo contadino dei primi decenni dello scorso secolo in uno sfondo di canti di tradizione orale della bassa Lombarda, dell’Irpinia e della Valnerina umbra. Di grande interesse è l’uso di artisti esperti nella ricerca e nel tramandare canti di tradizione orale, storie antiche e la semplice ritualità delle relazioni umane e sociali in quel tempo e in quegli ambienti. Ammirevole è anche il ricorso a materiale di repertorio (fornito dall’AAMOD – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), che fornisce una visione realistica, quasi documentaristica, dello sfondo storico di quegli anni.

C’è qualcosa di profondamente arcaico in questo racconto che poteva essere narrato solo attraverso le parole dei canti e delle musiche che compongono il repertorio storico del panorama popolare, ricostruito con precisione dai materiali d’archivio. Queste vanno a fare da cornice alla vicenda di Gianni ed allo stesso tempo ne costituiscono l’essenza e la forza. Gli interpreti del luogo restituiscono perfettamente il clima di una società ritualizzata che appare così profondamente distante dal modo in cui si vive la quotidianità oggi. E’ questo contrasto tra quello che si è abituati a guardare (e quindi a vivere) e quello che è stato non tanto tempo fa a rendere interessante l’operazione di Il mondo magico, che è ben lontana dal descrivere storicamente il passaggio rapido tra guerra e dopoguerra, ma piuttosto si appropria del linguaggio degli elementari racconti familiari dei più piccoli paesini dell’Italia per restituirlo a chi è consapevole che rappresentino uno dei più grandi patrimoni culturali da salvaguardare.