Il Signor Diavolo

Il Signor Diavolo è un film di genere drammatico, horror del 2019, diretto da Pupi Avati ed interpretato da: Gabriele Lo Giudice, Filippo Franchini, Cesare S. Cremonini, Massimo Bonetti, Lino Capolicchio, Chiara Caselli, Gianni Cavina, Alessandro Haber, Andrea Roncato.


Il Signor Diavolo, il film di Pupi Avati, è ambientato nell’autunno 1952.

Nel nord est è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato.

Furio Momentè (Gabriele Lo Giudice), ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori.

Carlo (Filippo Franchini), l’omicida, è un quattordicenne che ha per amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina.

Paolino, per farsi bello, lo umilia pubblicamente suscitando la sua ira: Emilio, furioso, mette in mostra una dentatura da fiera. Durante la cerimonia delle Prime Comunioni, Paolino nel momento di ricevere l’ostia, viene spintonato da Emilio. La particola cade al suolo costringendo Paolino a pestarla.

Di qui l’inizio di una serie di eventi sconvolgenti.

Esiste una certa aura mitologica intorno agli horror di Pupi Avati. Con La casa dalle finestre che ridono in testa, la modesta pattuglia di film realizzati tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80 ha generato un culto alimentato anche dal contrasto con quella che è stata la filmografia di Avati da lì in poi, decisamente lontana dai lidi della paura. L’altro Avati, quello di genere, gode di una benevolenza che negli anni è stata alimentata dall’effetto sorpresa di chi, di volta in volta, lo scopriva dopo aver conosciuto i film contemporanei. Di fatto i suoi, anche nei casi migliori, sono stati horror derivativi che avevano il merito di fondare un piccolo sotto immaginario figlio di quello di Dario Argento ma ambientato nella campagna padana.

La storia è una di possessioni e forse diavoli, di figli deformi e mentalità da paese. Non eccessivamente suggestiva nell’intreccio ma, come sempre negli horror del regista, più negli ambienti. C’è infatti un mondo da piccolo paese (quello di tutti i suoi film) e una prossimità alla realtà contadino/animale che calza molto bene quella forma di satanismo arcaico, misterico e tradizionale su cui si basa il film. E in questo sta la sorpresa perché Il Signor Diavolo ha una personalità molto decisa. Che è bene.

Al centro delle vicende de Il Signor Diavolo c’è Furio Momenté, ingenuo protagonista modellato sul calco di quello Stefano cui Lino Capolicchio prestò corpo e voce ne La casa dalle finestre che ridono. Ispettore del Ministero di Grazia e Giustizia, Momenté viene invitato da Roma a risolvere un caso di omicidio che si è consumato in Veneto, ma la questione è a dir poco delicata: un bambino, di nome Carlo, ha ucciso un suo coetaneo credendo di uccidere nientemeno che il Diavolo. Lo spazio e il tempo di riferimento sono fattori cruciali: ci troviamo nell’Italia del 1952, e lo spostamento avviene dalla capitale al cattolico Veneto della Democrazia Cristiana, in cui le proporzioni di un caso come quello affidato a Momenté possono arrivare a toccare dimensioni impensabili.

Il signor Diavolo è un ritorno coi fiocchi, montato in stato di grazia da Ivan Zuccon – capace di dipanare una matassa narrativa, tratta dal romanzo omonimo di Avati, strutturata su tre livelli temporali – e interpretato dalla rivelazione Gabriele Lo Giudice con il piglio dei protagonisti del filone, attratti dal baratro almeno quanto il baratro è attratto da loro.

La regia incrocia stilemi da gotico tradizionale (prospettive basse, deformazioni verticali) a tipiche visioni avatiane su volti e paesaggi, ma l’autore aggiorna la propria materia consentendo a Sergio Stivaletti di sciorinare un campionario di efferatezze splatter e gore ad altissimo impatto grafico. Ne nasce un oggetto filmico affascinante, disturbante, che conferma quanto Avati sia ancora un maestro del cinema di genere italiano. Meglio, del cinema di genere padano. Perché altrimenti non si spiegherebbe come mai il bambino che si dice posseduto dal Diavolo si chiami Emilio…