Il traditore tipo

Il traditore tipo comincia durante una vacanza a Marrakech, quando una coppia inglese, Perry e Gail, fa amicizia con un appariscente e carismatico uomo d’affari russo di nome Dima, che si rivela essere un boss del riciclaggio di denaro appartenente alla mafia russa.


Perry e Gail accettano di aiutare Dima a fornire informazioni confidenziali ai servizi segreti inglesi, ritrovandosi così coinvolti nel mondo dello spionaggio politico internazionale. Tra Parigi e Berna, le Alpi francesi e i bassifondi di Londra, la coppia vive un pericoloso viaggio che li porterà a stringere alleanza con il governo britannico tramite uno spietato e determinato agente segreto dell’MI6.

Adattamento del romanzo del 2010 dello scrittore britannico “Il nostro traditore tipo”, il quasi omonimo Il traditore tipo (che è l’opera seconda da regista di Susanna White dopo il divertente Tata Matilda e il grande botto, sceneggiata da Hossein Hamini, quello di Drive) ne ripropone intatte le tematiche di base, e la presa di posizione (anzi, la presa d’atto) di Le Carré riguardo i traffici di denaro sporco e le collusioni del potere politico.

Sotto l’estetica dominata dalla fotografia tutta riflessi e grandangoli di Anthony Dod Mantle, che lo vuole far sembrare più dinamico e moderno di quanto non sia, il film della White mantiene per fortuna il cuore vero di tutte le vicende di spionaggio dell’era pre-digitale: il fattore umano.

La pellicola ci regala un’impeccabile interpretazione di Stellan Skarsgard nel ruolo dell’ultimo esponente della mafia russa, grandiosamente sopra le righe. L’immagine del buon padre di famiglia con codici d’onore e regole ferree contrasta però con quella del criminale che riciclava soldi sporchi e uccideva a mani nude prima del casuale e profetico incontro con l’esasperatamente onesto e timido McGregor.

La pellicola presenta alcune scene inutili ed un eccessivo uso di effetti visivi che nulla aggiungono alla regia convenzionale di Susan White, linearmente la storia di Perry e Gail si fonde con quella del russo Dima e dell’agente segreto dell’MI6 Hector, il Damian Lewis del telefilm Homeland, ma non permette allo spettatore di entrare nel vivo degli eventi, così piatti e banali da chiedersi come sia stato possibile non vivacizzarne se non i contenuti almeno la messa in scena. La sceneggiatura dell’iraniano Hossein Amani (Le quattro piume, Drive, Biancaneve e il cacciatore, 47 Ronin, I due volti di gennaio) lascia perplessi e solleva critiche giustificate, mosse soprattutto nei confronti di dialoghi e circostanze anomale assolutamente poco appassionanti. La fotografia di Anthony Dod Mantle (Festen – Festa di famiglia, The Millionaire, In trance, Heart of the Sea), inaspettatamente, contribuisce alla resa mediocre dell’opera, accompagnata dalle note comuni a qualsiasi film di spionaggio realizzate per Il traditore tipo dal pianista e compositore brasiliano Marcelo Zarvos (American Ultra, Rock the Kasbah). Un film, quello di Susan White, che insegna a non lasciarsi mai immischiare, specialmente se si tratta di una noia che si può tranquillamente evitare.

In conclusione possiamo dire che ci troviamo in presenza di un film lineare e ben fatto un thriller demodé, che non sente mai il bisogno di premere sull’acceleratore, di prodigarsi in esplosioni, combattimenti corpo a corpo, incidenti stradali o colpi d’arma da fuoco, ma che gioca quasi esclusivamente con la costruzione della suspense legata a piccoli gesti, segreti, doppiogiochi e comportamenti umani, che si prende il suo tempo, ne pretende da te, e che, sotto sotto, trova il suo cardine della morale e dell’onore applicati all’agire dei singoli individui prima ancora che nei ragionamenti collettivi o nei massimi sistemi. La pellicola risulta penalizzata da uno script molto schematico, che stenta a restituire la gravitas e il fascino dei meccanismi narrativi di John le Carré. Nonostante quanto appena detto, Il traditore tipo si mantiene su un livello leggermente al di sopra della generale mediocrità tipica dei film di questo genere e lo grazie alla preziosa prova attoriale dimostrata dal cast (anche se con qualche passo falso), quindi ci sentiamo di consigliarlo agli appassionati di cinema spionistico, per tutti gli altri il film di Susanna White potrebbe non avere molto da offrire ma a prescindere dal fatto che andrete a vederlo o meno, sarebbe opportuno leggere il romanzo da cui è tratto che, decisamente è molto più avvincente e coinvolgente della pellicola.