Io, Dio e Bin Laden

Io, Dio e Bin Laden è un film di genere commedia, avventura, biografico del 2016, diretto da Larry Charles ed interpretato da: Nicolas Cage, Wendi McLendon-Covey, Matthew Modine, Rainn Wilson, Russell Brand, Denis O’Hare, Amer Chadha-Patel, Paul Scheer, Will Sasso, Chenoa Morison.


Io, Dio e Bin Laden racconta la vera storia di Gary Faulkner(Nicolas Cage), un ex-detenuto disoccupato, una sorta di moderno Don Chisciotte, che armato solamente di una spada comprata su un canale televisivo, si recò in Pakistan undici volte allo scopo di catturare Osama Bin Laden e di consegnarlo alla giustizia, spinto dalla convinzione che Dio in persona glielo avesse chiesto.

Seguendo Gary nei suoi viaggi, incontreremo una miriade di personaggi diversi: i vecchi amici di Gary del Colorado, i nuovi amici che incontra in Pakistan, i nemici che si fa nella CIA, persino Dio (Russell Brand), e Osama in persona (Amer Chadha-Patel). E tutti non potranno fare altro che lasciarsi ispirare e cambiare profondamente quando entreranno in contatto con una forza della natura come Gary. Io, Dio e Bin Laden è, in definitiva, la celebrazione di chi sa sognare in grande e di come il sogno di un uomo pieno di passione lo abbia trasformato da povero sen­zatetto a supereroe internazionale.

L’irriverenza di Larry Charles, spregiudicato regista di Borat, incontra la storia vera di Gary Faulkner, uno squattrinato ex detenuto del Colorado convinto di avere la missione divina di catturare Osama Bin Laden, e al cinema diventa un mix di follia e risate, merito soprattutto dell’interprete principale: Nicolas Cage.

Io, Dio e Bin Laden unisce la sregolatezza di una regia avvezza al politicamente scorretto con i tratti surreali di una vicenda in cui la realtà finisce per essere molto più assurda e comica della fantasia. Per arrivare al film bisogna risalire ad un articolo del 2010 pubblicato su GQ e finito nelle mani del produttore Jeremy Steckler: parlava di Faulkner e della sua ossessione di dover stanare e uccidere il leader di Al-Qaeda. Un’impresa da portare a termine per conto di Dio, che gli sarebbe apparso durante la notte: “Gary, non capisco perché Bin Laden sia ancora lì fuori libero di andarsene in giro. Nessuno è riuscito a catturarlo”.

Uscito due anni fa in home video senza passare per le sale americane, Io, Dio e Bin Laden esce ora da noi al cinema, d’estate. E della stravaganza estiva ha tutti i caratteri, del resto viene da un regista che fino ad ora ha lavorato principalmente con Sacha Baron Cohen (Borat, Bruno e Il Dittatore) oltre a produrre e scrivere serie per la televisione come Seinfeld. L’umorismo, come si capisce, è parte determinante di questa storia vera più assurda di quelle inventate, che si inserisce in un filone molto florido partito con The Wolf of Wall Street e Pain and Gain e proseguito da film come Trafficanti o La grande scommessa, tutti film che descrivono storie americane realmente accadute sottolineando la follia della società statunitense.

Gary è un personaggio tragicomico che funziona, l’espressione di tutto quel che noi non faremmo mai, uno stupido “buono” che fugge dalla monocorde routine della sua vita facendosi portavoce di uno scopo che nessuno gli ha affidato (se non nella sua psiche), ma che nessuno, a parte lui, avrebbe mai il coraggio di portare a termine. Ed è, quindi, quando Gary non va a caccia di Bin Laden, vale a dire quando torna a casa ed è costretto a misurarsi con le persone e la vita di tutti i giorni, che i lati più interessanti della sua personalità si manifestano come frutto della combinazione di scrittura e prove attoriali.

Un Nicolas Cage magnificamente sopra le righe veste in Io, Dio e Bin Laden gli istrionici panni di Gary Faulkner, cittadino americano che ha speso parte della propria vita per dare la caccia ad Osama bin Laden. Una storia vera, che ha avuto ampio risalto nei mass media d’Oltreoceano, messa in scena da Larry Charles sotto forma di stravagante commedia degli eccessi, in un a tratti gratuito ma comunque incalzante gioco col grottesco tra gag e battute di sorta che si liberano dal politically correct per raccontare una vicenda bizzarra e dall’innegabile fascino cinematografico, tra diversità culturali e momenti surreali che danno vita ad una narrazione ben più che caricaturale.