CONDIVIDI
Io sono Tempesta

Io sono Tempesta è un film di genere commedia, drammatico del 2018, diretto da Daniele Luchetti ed interpretato da: Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini, Marcello Fonte, Franco Boccuccia, Paola Da Grava, Federica Santoro, Luciano Curreli.


Io sono Tempesta, il film diretto da Daniele Luchetti, vede Marco Giallini nei panni di Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio.

Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza.

E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio, in seguito ad un tracollo economico.

L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro. Alla fine, come nel miglior cinema di Daniele Luchetti, bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

Scritto insieme a Sandro Petraglia e Giulia Calenda, il film di Luchetti – che a quanto pare prende le mosse dalla vera notizia di qualche anno fa, con Silvio Berlusconi condannato ai servizi sociali – si sposta ben presto sul terreno della farsa e trova nella felice performance dei suoi due protagonisti, Marco Giallini ed Elio Germano, il primo punto a favore di una commedia che pur non raccontando nulla di nuovo si lascia vedere con gusto.

Il lungometraggio di Luchetti si distanzia molto dal classico tono dei suoi precedenti lavori. Non troviamo, infatti, il dramma tipico di “Mio fratello è figlio unico” o “La nostra vita”. Nonostante ciò, il regista riesce in maniera originale a farci riflettere con una commedia tradizionale (che finisce apparentemente al meglio) che, però, a ben vedere lascia su di noi un amaro sorriso.  Il finale di “Io sono Tempesta” è davvero un happy ending tipico delle commedie? Difficile rispondere, ma forse l’intento di Luchetti era proprio porre questa domanda e provocare altri innumerevoli interrogativi negli spettatori. Non solo: il regista arriva a decostruire qualsiasi forma di ottimismo nei riguardi delle difficoltà perché, alla fin fine, ci si chiede se la via di salvezza di Bruno sia davvero la migliore.

Mentre Elio Germano, qui coatto tra l’imbambolato e lo spiritato, non convince più di tanto, eccelle il giovanissimo (Francesco Gheghi) che ne interpreta lo sveglio figlioletto e appaiono credibili i comprimari, molti dei quali sono persone prese realmente dalla strada.

Allo sgangherato gruppo di poveracci, soddisfatti di venire a contatto con tanta opulenza, si aggiunge presto un trio di escort formato da studentesse di psicologia, una delle trovate più spassose del film. Grazie a questa “famiglia allargata”, Tempesta scopre una serenità in grado di porre fine alle sue notti insonni causate da un rapporto mai sanato col padre. Ad ogni modo in lui non c’è vero cambiamento, sono gli altri a convertirsi al suo credo, quello dei mezzucci e dell’inganno.

Il fatto che i personaggi di contorno siano poco sfaccettati da un lato mina l’empatia ma dall’altro fa gioco all’assoluta mancanza di giudizio che si mantiene sulle loro discutibili azioni. Non c’è moralismo, sebbene il film restituisca il ritratto dissacrante di un paese in cui ognuno, quando può, fa scelte di convenienza e in cui il divario economico tra diverse classi si accompagna spesso a una convergenza di ambizioni materiali e a un livellamento etico.

Tra le tante mediocri commedie italiane del periodo, “Io sono Tempesta” ha almeno il pregio di bandire ogni buonismo e di regalare un divertimento mai sguaiato.