Jason Bourne

In Jason Bourne Matt Damon torna a vestire i panni del suo personaggio più famoso Jason Bourne. Paul Greengrass, il regista di The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum, è nuovamente al fianco di Damon nel nuovo capitolo della saga della Universal Pictures.


Dopo essersi vendicato, aver scoperto la sua vera identità e quello che crede essere l’obiettivo dei suoi creatori, Bourne sembra aver trovato un po’ di pace e scompare di scena per sempre… o così sembrava. Ma viene attivato unuovo programma – sviluppato da una struttura di potere globale più intricata e ambigua rispetto al periodo delle super potenze in cui Bourne è stato creato – così viene gettato allo scoperto da una rete molto più funzionale e più pericolosa di qualsiasi singolo governo. L’obiettivo unico di questo agglomerato di potere è quello di utilizzare a proprio favore il terrorismo, la tecnologia e l’insurrezione per portare a termine il suo piano finale. Mentre i suoi inseguitori credono che Bourne si presenterà per farsi ricondizionare se in cambio gli offriranno ciò che più desidera al mondo, l’arma più elitaria che sia mai stata progettata sa una cosa che i suoi inseguitori non riescono ad afferrare: anche i soldati più addestrati difendono gli innocenti dal potere incontrollato.

Dopo la parentesi Legacy, spin-off della saga senza il suo protagonista, Matt Damon ritorna a vestire i panni di Jason Bourne nel quinto capitolo dal titolo omonimo. Bourne è scomparso ma la CIA intercetta delle comunicazioni dopo essere stata hackerata addirittura da Reykjavik, in Islanda. La pista in questione conduce a Bourne, sebbene non sia chiara la natura del rapporto tra l’hacker e l’ex-agente del programma Treadstone. I file segreti sottratti all’agenzia tuttavia sono legati eccome a Bourne, dato che contengono informazioni inerenti alla genesi del progetto Treadstone, dunque si collegano al passato di Jason. Non solo. Vi è un altro progetto il cui nome in codice è Iron Hand, di cui, manco a dirlo, si sa nulla.

Non è esattamente una sensazione di déjà vu quella che si prova guardando quanto accade sullo schermo, solo consapevolezza di quanto Paul Greengrass – regista e sceneggiatore – abbia scelto di non stravolgere una struttura vincente, puntando sui nuovi segreti nascosti nel background dell’eroe e aggiungendo sullo sfondo i tanti interrogativi sollevati dal sempre attuale dualismo tra sicurezza pubblica e diritti personali del cittadino, con l’assottigliarsi progressivo del concetto di privacy in favore dell’attanagliante sensazione di essere controllati da tanti sguardi, umani e tecnologici. Oltre a Bourne, sono tre i personaggi chiave per l’economia narrativa della storia: il risoluto direttore della CIA interpretato da Tommy Lee Jones, ben disposto a sporcarsi le mani pur di non compromettere la sua agenzia; l’analista di Alicia Vikander, determinata e ambigua quanto basta per non cadere a piedi uniti nella trappola dello stereotipo; e il killer di Vincent Cassell, che bracca Bourne dall’inizio alla fine e con una motivazione personale alle spalle, questa sì vera novità del film in quanto per la prima volta la nemesi del protagonista non agisce solo per adempiere ai suoi ordini.

La Universal a quanto pare si è posta come obbiettivo primario quello di continuare a produrre film riguardanti il personaggio di Jason Bourne con Paul Greengrass alla regia e Matt Damon come interprete principale, almeno finché i due saranno intenzionati a farlo.  Una prerogativa chiara e lampante, quella impartita dalla Universal, consapevole del successo che questa serie vanta da molti anni a questa parte.

Per quanto possa essere discutibile, tale scelta è subordinata ad un franchise oramai “ossidato” nel panorama hollywoodiano, che volente o nolente ha un richiamo non indifferente. Pare certo dunque un ennesimo capitolo di Jason Bourne entro breve, gli appassionati sono avvisati.