La bottega dei suicidi è un lungometraggio di animazione di produzione franco-belga-canadese, realizzato da Patrice Leconte, uscito in Francia ed in Belgio il 26 settembre 2012. È l’adattamento cinematografico del romanzo Le Magasin des suicides dello scrittore francese Jean Teulè, pubblicato nel 2007. Il film impiega la tecnica del disegno animato tradizionale, in due dimensioni ed è doppiato da Bernard Alane, Isabelle Spade, Kacey Mottet Klein, Isabelle Giami, Jean Paul Comart, Pierre-François Martin-Laval, Laurent Gendron, Pino Insegno, Fiamma Izzo D’Amico, Luca Baldini, Maria Laura Baccarini, Umberto Broccoli, Gabriele Lopez, Alex Polidori.

La storia si dipana nel periodo contemporaneo, in una cittadina dove la vita è diventata talmente deprimente e difficile a causa della crisi e del carovita che il tasso di suicidio è incredibilmente elevato. Ci addentriamo in un universo macabro e di disperazione dove ogni cosa è oggetto di multa, persino il suicidio sulla strada pubblica. Ecco perché solo una famiglia prospera: i Tuvache, proprietari da generazioni della “Bottega dei suicidi”, un negozio frequentatissimo dove si può trovare tutto l’occorrente per trapassare comodamente da casa propria: corde, veleni in vari formati e velocità d’azione, revolver con una sola pallottola in canna “tanto la seconda non servirà”, bombole del gas con tubo e maschera, benzina, polvere da sparo, sonniferi, funghi letali e lamette affilate, ognuno può trovare il modo di scrivere con successo la dolce e rapida fine di una vita fallimentare. E gli affari vanno alla grande: veleno 59 €, pallottole 35 € ecc ma tutto viene stravolto quando Lucrèce Touvache dà alla luce il suo terzogenito: Alen, un bambino che è l’incarnazione inaspettata della gioia di vivere. Già nel carrozzino non poteva far a meno di sorridere e una volta cresciuto mantiene questa felicità quotidiana, diversamente da sua sorella e suo fratello che hanno sempre il broncio. Secondo loro “TRISTE” è bello, si dice malgiorno al posto di buon giorno per salutare i clienti e addio al posto di arrivederci quando vanno via. Il loro motto è: trapassati o rimborsati!! Anche il padre di Alen, Miscimà ha il desiderio di morire e va dallo psicologo per resistere al bisogno incessante di porre fine alla sua triste vita che non sopporta più. Lo psicologo gli prescrive due settimane a letto per curarsi e in bottega dovrà occuparsi di tutto sua moglie Lucrèce. Per il compleanno di sua sorella Marilin, Alen le regala un foulard con un cd di musiche orientali per ballare e lei comincia lentamente a sentirsi bella e a cambiare quell’espressione cupa e pessimista che la caratterizza. Un giorno Alen comincia a impedire i suicidi della gente che viene nel suo negozio con l’aiuto di quattro compagni di scuola: il primo è un cliente che sceglie di buttarsi da un ponte con una catena legata al piede ma lui glie la spezza con un seghetto. Cosciente che suicidarsi non sia una cosa giusta, decide di farsi montare da un meccanico, un’automobile con un impianto-stereo talmente potente che distrugge tutte le attrezzature del suo negozio: le boccette di veleno cadono dagli scaffali, i funghi cadono dai tavoli, tutto scivola a terra e si rompe. Alan viene rimproverato dalla madre, e riportato dentro il negozio dove con grande sorpresa Marlin è tra le braccia di uno dei clienti del negozio, un giovane che era lì per cercare uno strumento di morte ma vedendo tutto a pezzi e conoscendo Marlin ci ripensa, la chiede in sposa perché si era improvvisamente innamorato di lei e aveva capito di non voler più morire. La madre acconsente a patto che l’aiuti a ripulire il negozio. Mentre mangiano delle crepes fatte dal giovane, il padre esce dalla stanza da letto dove era convalescente, attirato dall’odore delle crepes e arrabbiato rincorre Alan per tutta la città con una spada in mano, giunti sul tetto di un palazzo Alan si scusa e finge di suicidarsi e tutti si mettono a piangere ma con l’aiuto dei suoi amici fa dei grossi rimbalzi su un telo e finge di volare e fa ridere per la prima volta il suo papà. “La bottega dei suicidi” così si trasforma in un bello e colorato negozio di crepes chiamato “Dulcis in fundo”, dove i clienti soddisfatti ritornano e la città cambia volto, con gente non più triste ma felice e di stare insieme.

Nonostante l’humour noir sia nato in Francia, dalle provocazioni surrealiste di Bréton, il luogo dove è cresciuto meglio è indubbiamente il suolo inglese, nella letteratura come al cinema. Il film di Patrice Leconte, suo malgrado, non fa che dimostrarlo.

La libertà espressiva concessa dalla tecnica animata è ben sfruttata: senza esagerazioni, il disegno alleggerisce le dinamiche più macabre e dà ritmo agli eventi all’occorrenza, specie quando il piccolo Alan decidere di scuotere le coscienze dei suoi famigliari e prende l’iniziativa alla lettera. Il tratto guarda invece all’immaginario visivo di Sylvain Chomet, il più amato ed esportato degli animatori francesi, senza però possederne la poesia dei dettagli né il romanticismo amaro. Anche le figurine grottesche di Burton sono senza alcun dubbio ben presenti nella mente di Leconte e collaboratori, ma la filosofia che muove i due registi non potrebbe essere più difforme. Basti pensare ai “diversi” burtoniani, figure solitarie, outsider loro malgrado, che non hanno paura di dialogare con l’aldilà e per questo appaiono strani e oscuri in un contesto di entusiasti di massa: qui, al contrario, la gente è delusa e sofferente, “andarsene” è una soluzione di moda e il diverso è il bimbo che sorride e non si perde d’animo. Troppo in breve, però, la black comedy, che per definizione dovrebbe avvolgere la sala nel malessere e suscitare il riso come un esorcismo, lascia il posto ad un elogio nemmeno troppo giustificato (narrativamente, s’intende) della bellezza di vivere e di fare le bolle di sapone. I teschi che in Burton sarebbero diventati simboli di un diritto all’individualità e di uno scomodo essere “contro”, finiscono per dar forma alle dolcissime crêpes dei Touvache e volume ai loro affari, mentre le tristi canzonette monocordi che non danno tregua al film cambiano di soggetto ma restano tristi allo stesso modo.

Modificando il finale rispetto al romanzo firmato da Jean Teulé, Leconte rivendica infine apertamente la volontà di cambiare radicalmente disegno alla favola dolceamara di partenza, ma sono troppe le lacune di sceneggiatura perché non ci si senta un po’ truffati. Tuttavia, a meno di non trapassare, nessuno si aspetti di venir rimborsato.

Proprio in questi giorni la Eagle ha rilasciato una duplice edizione della pellicola destinate al mercato Home Video Italiano. La prima delle due edizioni è l’ormai classica e scontata edizione DVD con traccia Video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital 5.1 e sottotitoli in italiano mentre, la seconda edizione che ci viene proposta dalla Eagle, è in Blu Ray con traccia video con risoluzione a 1080P e traccia audio è in DTS HD Master Audio 5.1 e sottotitoli in italiano. Purtroppo entrambe le edizioni risultano essere prive di contenuti extra ed inserti speciali di particolare e rilevante importanza.