La Casa delle Bambole - Ghostland

La Casa delle Bambole – Ghostland è un film di genere horror, thriller del 2018, diretto da Pascal Laugier ed interpretato da: Crystal Reed, Anastasia Phillips, Emilia Jones, Taylor Hickson, Mylène Farmer, Rob Archer, Kevin Power, Alicia Johnston, Ernesto Griffith, Angela Asher.


La Casa delle Bambole – Ghostland, il film horror di Pascal Laugier, Pauline (Mylène Farmer) e le due figlie adolescenti, Beth (Emilia Jones) e Vera (Taylor Hickson), ricevono in eredità una vecchia villa piena di cimelie bambole antiche che rendono l’atmosfera tetra e inquietante.

Durante la notte, due intrusi penetrano nella casa e prendono in ostaggio le ragazze. Pauline lotta disperatamente per la vita delle figlie e riesce ad avere la meglio sugli assalitori, ma il trauma di quella notte segnerà per sempre il destino delle ragazze.

Mentre Beth riesce a reagire e a lasciarsi il passato alle spalle, diventando una scrittrice di successo, Vera invece non supera lo shock e si rinchiude nelle sue paranoie. Sedici anni più tardi Beth (Crystal Reed) riceve una telefonata dalla sorella (Anastasia Phillips) che le chiede aiuto. La ragazza ritorna così nella casa delle bambole dove scoprirà che l’incubo, in realtà, non è ancora finito…

La casa delle bambole è il nuovo film di Pascal Laugier (I bambini di Cold Rock, Martyrs) e portato in italian da Midnight Factory, l’etichetta tutta italiana specializzata proprio nel settore horror. Il film del regista francese è un horror genuino e senza inutili fronzoli paranormali. Al contrario, La casa delle bambole è un film molto “fisico” e molto poco psicologico (che poi, per chi vi scrive, è un po’ la scusa universale per quei film che proprio non riescono a farti provare il minimo senso di angoscia). Ne La casa delle bambole ci sono tanti scontri, tante urla, jump scares quanto bastano e rumori sinistri a suggerirti che il mostro è proprio alle tue spalle. E’ anche un film molto claustrofobico, perché ad esclusione di alcune scene la maggior parte del set è proprio all’interno di una casa resa inquietante dalle centinaia di occhi che continuamente sembrano osservare le protagoniste della pellicola.

La costruzione, più classica da survival-horror con maniaco/i sadico/i potenti e vittime indifese che tuttavia riescono incredibilmente a reagine oltre ogni aspettativa, ha certo molto di déjà vu. Ma Laugier riesce comunque a sorprenderci ribaltando i giochi, mischiando le carte, giocando abilmente sui caratteri delle due protagoniste, così differenti una dall’altra ed in grado di assimilare e maturare l’esperienza terrificante vissuta, secondo due sistemi di difesa assai differenti.

Certo le caratteristiche dei due folli maniaci risultano un pò troppo messi a contorno delle personalità delle due sorelle, ma l’horror resta piuttosto interessante, incalzante, forte di una suspence che regge per tutta la durata della storia, ingannevole certo, ma con un dignitoso savoir faire e uno stile di tutto rispetto.

Ma il cinema di Laugier è qualcosa che va oltre il suo sguardo spietato. È un cinema che vuole spiazzare, usare grandi colpi di scena (anche usando un flashback ingannevole, come faceva Alfred Hitchcock in Paura in palcoscenico), mantenendo sempre una tensione altissima, ma andando anche a scavare nel profondo. Se Martyrs era un film su più livelli, che ricominciava ogni volta che sembrava finire, che, come un videogioco, aggiungeva uno schema più difficile una volta completato quello in cui ci trovavamo, La casa delle bambole – Ghostland è come un gioco di scatole cinesi, in cui ci troviamo a passare continuamente tra due mondi, due mondi che sono uno dentro l’altro. Ma non sappiamo qual è quello che contiene l’altro. La chiave del film è nella rimozione, nell’alienazione. E, anche se funziona alla grande, non si tratta solo di un meccanismo per stupire. Laugier ci racconta qualcosa che è nei meccanismi della nostra mente. Il suo è un gioco, ma è un gioco terribilmente umano. Ed è un gioco struggente.

Pascal Laugier dirige un film che non brilla certo per originalità assoluta, ma che nasconde – fra le righe di sceneggiatura – un tema particolare, relativo all’importanza dei “punti di riferimento” e della nostra stessa immaginazione. Più che cercare fantasmi e demoni all’interno di una villa abbandonata, e decine di bambole di ceramica, è dentro noi stessi che dobbiamo guardare: è proprio l’uomo che può far paura quando diventa violento o arido nello spirito. Inoltre la messa in scena gioca costantemente con i piani temporali, stuzzica la nostra mente e fa letteralmente volare gli 89 minuti di visione – che probabilmente valgono il prezzo di un biglietto, per una serata all’insegna delle sorprese.