La mia banda suona il pop

La mia banda suona il pop è un film di genere commedia del 2020, diretto da Fausto Brizzi ed è interpretato da: Christian De Sica, Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Rinat Khismatouline, Giulio Base, Paolo Rossi, Natasha Stefanenko, Tiberio Timperi.


La mia banda suona il pop, film diretto da Fausto Brizzi, racconta la storia della burrascosa reunion dei Popcorn, un famosissimo gruppo pop degli anni ’80, formato da Tony (Christian De Sica), Jerry (Paolo Rossi), Lucky (Massimo Ghini) e Micky (Angela Finocchiaro).

È un importante magnate di Pietroburgo, Vladimir Ivanov (Rinat Khismatouline), a voler vedere ancora una volta insieme la sua band preferita per un’ultima emozionante esibizione. Franco (Diego Abatantuono), infido manager dei Popcorn, viene contattato da Olga (Natasha Stefanenko) per conto di Ivanov, ma l’agente non è molto d’accordo con l’idea del magnate e decide di proporgli alteri talenti italiani, disposti a esibirsi in Russia.

Ivanov, però, non accetta un no come risposta, lui vuole i Popcorn. A Franco quindi rimane l’arduo compito di riunirli, ma i membri del gruppo non acconsentono a nessuna condizione di rivedersi e suonare di nuovo insieme. Eppure, complice il destino e forse anche la brama di denaro, i quattro si ritrovano costretti ad accettare la proposta dell’oligarca.

Mentre cercano di ritornare all’antico splendore e di sopportarsi tra un soundcheck e l’altro, i quattro Popcorn scoprono che la loro avventura russa è solamente un capro espiatorio; in verità, Olga li ha ingaggiati per poter derubare Ivanov senza essere scoperta.

La loro colorata esibizione si tinge così dei scuri toni del thriller, ma la band vede nel piano di Olga un modo per ridare slancio alle loro miserie vite. Come? Rapinando loro Ivanov.

Il quartetto non è mai esistito, ma viene portato su schermo da un gruppo di attori che gli anni ’80 li conoscono bene: Angela Finocchiaro, Massimo Ghini, Paolo Rossi e Christian De Sica, forse l’emblema della commedia anni ’80 (e ’90, e 2000, e…). La band fittizia dei Popcorn non esiste più e i quattro hanno preso strade diverse, chi fa il commesso, chi si alcolizza, chi si barcamena tra serate nei bar e reality show e chi è finito in mezzo a una strada.

Il cast tipicamente comico, unito a degli outfit improbabili ma anche simbolici di un particolare tipo di nostalgia, non lascia scampo ai dubbi: basta dare un’occhiata a Christian De Sica in un completo rosso sfavillante, con tanto di parruccone ricciuto e basette finte in stile Cugini di Campagna, per capire che tipo di film ci si debba aspettare.

Fausto Brizzi torna a una comicità ben più bassa del suo ultimo esperimento sentimentale più o meno riuscito, “Se mi vuoi bene”.

La mia banda suona il pop combina i registri del comico e dell’action movie con colossale colpo grosso al centro della vicenda, trasformando gli scalmanati e pacchiani protagonisti da cantanti arrugginiti a membri di una banda di criminali improvvisati, ma rimane una sbiadita copia dei classici del genere. Si ride poco e male, mentre tra lustrini, paillettes, parrucche, una sequenza di battute sguaiate (C’ho na voja de cazzo che manco te lo immagini, C’ha un cefalo in mezzo alle gambe, sto frocio) e appellativi come “bagascia” o “mignottone”, il film procede a fatica dimostrandosi nient’altro che un collage di siparietti presi in prestito dai peggiori cinepanettoni.

La regia di Fausto Brizzi è praticamente non pervenuta, si limita a campi e controcampi per i dialoghi, qualche campo lungo e giusto un accenno di regia musicale nelle parti in cui i Popcorn si esibiscono. Del resto il film è davvero una sequela di gag tenute assieme dal presupposto di cui sopra. Il potenziale del film, e anche un certo cinismo portato su schermo, avrebbero potuto rendere tutto il pacchetto decisamente migliore. La pellicola resta tutto sommato godibile, ma dimenticabile, anche per i fan hardcore delle commedie di De Sica.

Una commedia godibile, seppur piuttosto blanda e dimenticabile. Un buon cast poco sfruttato, una serie di gag tipicamente anni ’80, per un film che poteva dare molto di più visti i presupposti quantomeno diversi dalle solite commedie degli equivoci.