L'angelo del crimine

L’angelo del crimine (El ángel) è un film del 2018 diretto da Luis Ortega. È stato presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2018. Ispirato alla storia vera del criminale argentino Robledo Puch.


Il cast della pellicola è composto da: Lorenzo Ferro, Chino Darín, Mercedes Morán, Daniel Fanego, Luis Gnecco, Peter Lanzani, Cecilia Roth, Malena Villa, Sofía Inés Torner, Marcelo Cancemi.

Carlos è un giovane studente diciassettenne dalla faccia angelica che va alle superiori. Tanto ingenuo e limpido quanto senza regole, è solito entrare per derubare nelle ville quando i legittimi proprietari sono assenti. In famiglia, vive con mamma e papà, la situazione è ben nota, ma tutto tace. Al liceo incontra Ramón, che Carlos già conosce per la noméa di criminali della sua famiglia, ne rimane immediatamente attratto ed inizia a mettersi in mostra per attirare la sua attenzione. Ben presto, a seguito d’un paio di colpi ben riusciti, i due si trasferiscono in un motel di Buenos Aires per stare più vicini alle opportunità e confondere meglio le tracce, Carlos viene praticamente adottato dalla famiglia di Ramon.

Il padre, criminale incallito che non può più esporsi in prima persona in quanto già pregiudicato, capisce da subito il “potenziale” criminale del ragazzo, ma ne è al contempo spaventato. La madre, alcolizzata cronica, è parte integrante della banda: è lei che tenta di sedurre Carlos, che rifiuta “per rispetto di chi mi ha accolto” ma che in realtà è semplicemente omosessuale. Egli è infatti invaghito di Ramon, bisessuale e non solo per convenienza, diventa amante d’un uomo d’affari che lo salva quando viene incarcerato dopo aver rubato una macchina, che però prova sia attrazione che repulsione nei confronti di Carlos. Il ragazzo, nel frattempo, scivola più in una serena e inspiegabilmente rilassata apatia: ha talento per il furto e la menzogna, che gli vengono sin troppo naturali e che asseconda senza alcun rimorso. Inoltre, ha la sinistra tendenza a non prendersi mai responsabilità di niente: quando inizia a uccidere, Carlos puntualmente da la colpa alla poca esperienza altrui o vede l’omicidio come un qualcosa commesso dal collettivo. Insomma, diventa presto un sociopatico assassino.

La situazione degenera quando tra i due giovani si crea una frattura insanabile: Ramon prima cerca di cambiare vita, recitando in un programma televisivo che “cerca nuovi talenti”, poi si accolla un nuovo partner a seguito d’una incarcerazione cui invece Carlos era riuscito a scampare. Quando Carlos si accorge che l’amico vive pieno di rimorsi per quella vita così dissennata, sentendosi al contempo rifiutato da un punto di vista emotivo sia da lui che dalla famiglia adottiva, che gli nasconde gran parte dei guadagni, decide di ucciderlo schiantandosi contro un’altra vettura non appena, durante un lungo viaggio, Ramón si addormenta.

Sempre più isolato dal mondo, perduta ogni spensieratezza e sempre più distaccato dalla realtà, Carlos uccide presto il nuovo partner, reo di averlo “preso in giro” a seguito d’un colpo mal riuscito. Questa volta finisce nelle mani della polizia, cui sin’ora era sfuggito anche per via del caos delle istituzioni pubbliche pre Guerra sporca contro i peronisti/marxisti. Condannato all’ergastolo, chocca un’intera nazione non mostrando alcun rimorso o risentimento per gli 11 omicidi e gli oltre 42 furti che ha commesso (anzi, c’è chi si invaghisce di lui), e riuscendo pure a evadere dalla prigione, prima del definitivo arresto cui partecipa, con suo grande stupore, anche sua madre.

El Angel racconta la storia vera di Carlos Robledo Puch, “el Ángel de la Muerte”, il più famoso serial killer argentino, arrestato nel 1972 dopo aver ucciso almeno 11 persone. La follia di un ragazzo raccontata come la tragedia grottesca di una nazione.

Nel caso di Robledo Puch le ragioni del fascino che la figura del serial killer da sempre esercita sono di natura puramente estetica: Carlos era bello, biondo, pulito, nulla nel suo aspetto faceva sospettare l’indifferenza dell’omicida e dello stupratore.

È proprio questo contrasto fra l’anima e il corpo a generare il cortocircuito visivo su cui il film di Luis Ortega – largamente ispirato ma non fedelissimo alla storia di Puch – costruisce il suo racconto. Prodotto fra gli altri dai fratelli Almodóvar, El Ángel ha nei colori accesi, nel tono surreale e quasi grottesco, la paradossale leggerezza dei film del regista spagnolo, naturalmente in contrasto con la tragicità dei fatti raccontati. La cura delle immagini e la spettacolarizzazione della vicenda (tra dialoghi ammiccanti, sguardi lascivi, aperture liriche…) sono il riverbero e il riflesso della strafottenza di Carlos, l’effetto del suo fascino di bugiardo, manipolatore e assassino, mentre l’uso di canzoni pop in colonna sonora, con le versioni argentine di ‘Non ho l’età’ e ‘The House of the Rising Sun’ (rifatta dal padre del regista, il cantante Palito Ortega), oltre a rimandare all’immancabile Scorsese e alla sua estetica impazzita, sottolineano più alla maniera del Tony Manero di Larraín l’immaturità, non solo di Carlos e dei suoi complici, ma di un intero popolo.

La vicenda di Putch ha dunque un evidente, per quanto camuffato, sottotesto politico, è la tragedia inconsapevole di un popolo che già nel ’71, prima ancora della dittatura militare, sotto il presidente di fatto Alejandro Agustín Lanusse barattava la democrazia con l’esigenza di apparente controllo e ordine sociale. In questo senso, El Ángel è il film gemello di Il Clan di Trapero, ricostruzione della storia della famiglia Puccio – banda di sequestratori protetti anch’essi dall’aspetto di rispettabili cittadini – poi raccontate dallo stesso Ortega nella serie tv Historia de un clan. Entrambi rappresentano nel bene e nel male, fra esigenze commerciali e desiderio d’indagine, il tentativo di fare i conti col passato dell’Argentina, accantonando discorsi politici espliciti e scegliendo piuttosto la via del paradosso.

Il rischio è naturalmente la superficialità, l’attenzione alla forma che sfiora soltanto la complessità dei personaggi e del loro momento storico: dal legame fra l’omosessualità di Carlos e i suoi omicidi, alla distrazione della polizia occupata a cercare terroristi, fino alla ricerca di un barlume di umanità nella follia, come quando nel finale Carlos piange per la prima e unica volta…

Nonostante le oltre due ore di durata, nella sua biografia del più famoso omicida argentino di sempre (che è oggi è il prigioniero più longevo nelle carceri del paese), Ortega sceglie di non andare a fondo: affronta il rimosso di una nazione, ma resta alla pura e ingannevole apparenza, affascinato come tutti dalla bellezza di Carlos (perfettamente rifatto dall’esordiente Lorenzo Ferro) e convinto che basti la sua faccia da schiaffi a raccontare l’inizio della storia più nera della moderna Argentina.

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray

Produttore Sound Mirror
Distributore Eagle Pictures
Anno pubblicazione 2019
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 1,85:1 Anamorfico 1080p
Formato audio 5.1 DTS HD: Italiano Spagnolo
Sottotitoli Italiano
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
Extra Trailer

Scheda Tecnica Edizione DVD

Produttore Sound Mirror
Distributore Eagle Pictures
Anno pubblicazione 2019
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 1,85:1 Anamorfico
Formato audio 5.1 Dolby Digital: Italiano Spagnolo
Sottotitoli Italiano
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
Extra Trailer

Scheda Film