Le Mans '66 - La Grande Sfida

Le Mans ’66 – La Grande Sfida è un film di genere azione, drammatico del 2019, diretto da James Mangold ed interpretato da: Christian Bale, Matt Damon, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Noah Jupe, Josh Lucas, JJ Feild, Tracy Letts, Ray McKinnon, Marisa Petroro.


Le Mans ’66 – La Grande Sfida, film diretto da James Mangold, racconta la storica battaglia tra le case automobilistiche Ford e Ferrari per vincere la famosa gara endurance di auto sportive, nota come 24 Ore di Le Mans.

Nel 1963 la Ford Motor Company contatta Enzo Ferrari (Remo Girone) per un possibile acquisto, ma l’italiano interrompe presto i rapporti, quando capisce che nell’accordo è incluso anche la Scuderia Ferrari.

Enzo non è d’accordo, le sue auto, dopo la vittoria del 1958 alla 24 Ore di Le Mans, si aggiudicano il primo posto in ogni gara dal 1960 al 1965. Ma Henry Ford II (Tracy Letts) non perdona questo rifiuto e incinta il suo team, composto da ingegneri e designer, a costruire un’automobile più veloce e in grado di sconfiggere la Cavallino Rosso nella corsa del ’66. Da qui ha inizio la rivalità tra Ford e Ferrari.

A capo della squadra di ingegneri incaricati di realizzare il prototipo c’è il visionario Carroll Shelby (Matt Damon), vincitore di La Mans nel 1959 e costretto da una patologia cardiaca ad abbandonare le corse. Reinventatosi designer e progettista, Shelby viene ingaggiato da Ford per portare qa compimento la sfida che ha lanciato con se stesso e con Ferrari. Il progettista ha anche l’uomo giusto per la nuova auto, il suo collaudatore Ken Miles (Christian Bale), un pilota inglese dal temperamento arrogante, ma dotato di gran talento. Insieme i due uomini combattono contro le interferenze dell’azienda per creare un modello che rivoluzioni le leggi della fisica e riesca a superare la Ferrari al Campionato mondiale del 1966. È così che, da una resa dei conti e una brama di vittoria, è nata la Ford GT40, ma a quale prezzo?

Il conflitto di Le Mans ’66 – La Grande Sfida è quella tra i due protagonisti Carroll Shelby e Ken Miles – piloti, meccanici, appassionati di velocità ma soprattutto veri cowboy che hanno scambiato i cavalli con le auto da corsa – e il mondo spietato del Capitale incarnato nella Ford, nella grande corporation, nel suo pingue titolare e nei suoi innumerevoli executive, tutti (o quasi) pronti a ogni nefandezza per difendere le logiche dell’industria, della pubblicità e del marketing. In una parola, del denaro.

E non è un caso che, invece, la domanda che risuona all’inizio e alla fine del film riguardi invece l’identità, l’intimo del soggetto.

Pur rimanendo nell’ambito del cinema sportivo, dedicato in particolare modo alle corse automobilistiche, non ci troviamo di fronte ad una sorta di Rush, l’acclamato film di Ron Howard sullo scontro tra Lauda e Hunt. Qui l’epica dell’agonismo rimane sullo sfondo, favorendo l’inserimento di altre tematiche ad ampio spettro.

In primis, ciò che viene messo in scena altro non è che un racconto di cinema. Una grande metafora di ciò che accade dietro le quinte, dove la corsa diventa simbolo della creazione di un film. La preparazione, i dubbi interiori, le riflessioni, gli studi su come dare il proprio meglio nonostante le frizioni di chi mette i soldi, della multinazionale. O degli sponsor, perché “senza sponsor, non puoi correre“. O girare un film. Avere un’idea e dargli forma e sostanza, concretezza.

Mangold sembra voler assecondare proprio questo doppio aspetto anche sul piano squisitamente narrativo: velocità e resistenza vanno a caratterizzare un film dall’impianto classico, strutturato in modo tale che venga garantito il giusto approfondimento allo scavo dei tanti personaggi coinvolti.

Correre non solo per vincere, ma per lasciare un segno nella storia: seguendo lo stesso obiettivo dei suoi protagonisti, Le Mans ’66 – La grande sfida riconferma la capacità di un regista come James Mangold nell’essere non solo un ottimo cineasta, ma un narratore di grandi storie. Un film che trova i suoi punti forti in quella Ford che arrivò fino in Francia, solido per rimanere sulla propria strada e agile per arrivare fin proprio allo spettatore.