Le spie della porta accanto

In Le spie della porta accanto, una tranquilla coppia (Zach Galifianakis, Isla Fisher) scopriranno che non sarà facile stare al passo dei Joneses (Jon Hamm, Gal Gadot) – i loro incredibili, bellissimi e super sofisticati nuovi vicini – specilamente quando scopriranno che Mr. e Mrs Jones sono degli agenti Segreti.


Gal Gadot deve aver deciso di far fruttare la preparazione atletica che le deriva dall’essere stata membro delle forze di difesa Israeliane. Dopo averla incontrata in Fast & Furious e in attesa della sua prova da solista come Wonder Woman (ma l’assaggio in Batman vs Superman ci ha già convinti), oggi possiamo apprezzarla nel ruolo dell’agente segreto sotto copertura in Le spie della porta accanto.

Dall’otto febbraio al cinema, questa spy comedy diretta da Greg Mottola (Suxbad, Adventureland) racconta come la vita di un’ordinaria coppia della provincia americana (Zach Galifianakis e Isla Fisher) venga scombussolata dall’arrivo degli incredibili, eleganti, bellissimi, sofisticati nuovi vicini (John Hamm e Gal Gadot).

In cabina di regia ritroviamo Greg Mottola, assente dal cinema da quasi sei anni dopo la parentesi televisiva di The Newsroom (Paul risale alla primavera del 2011). Nome di un certo spessore nel campo della commedia anglosassone grazie a Superbad e Adventureland. In mano sua era lecito pensare che la premessa di un film come Le spie della porta accanto – una coppia residente nella provincia americana viene coinvolta in un intrigo internazionale a causa dei nuovi vicini, entrambi agenti governativi – generasse risultati spumeggianti. Purtroppo il risultato finale è stato abbastanza deludente per chi aveva tali aspettative.

Se la poetica autoriale del cineasta newyorchese vive nel ridondante sguardo al passato (anagrafico e cinematografico al contempo), come già dimostrato soprattutto in Adventureland e Paul, qui il senso del nostalgico sembra trascendere e trapassare il database del filmico: per possederlo, catturarlo, masterizzarlo attraverso i cliché di genere che ripercorrono un insieme di plot dei più celebri successi mainstream e blockbuster degli anni Ottanta-Novanta. Se nella prevedibilità dei repertori omaggiati risiede quella certa porzione di affetto rassicurante, tuttavia l’intero percorso sembra affaticato e rallentato da una scrittura che tende a svuotare, a distanziare i picchi narrativi (e ne fanno le spese anche gli interpreti, a cominciare da Zach Galifianakis, anche lui sgonfiato dalla solita esuberanza scenica), che conduce Le Spie della porta accanto a un obiettivo facile ma senza sbocchi, un vicolo cieco narrativo che non fa che tornare indietro sulla stessa strada senza crearsi alternative davvero proprie.

Tuttavia Greg Mottola fa un uso non banale dei corpi e dei volti, considerando bene come a questi rimanga sempre attaccata la storia e il curriculum dell’attore. Lasciando a Galifianakis campo libero (ci sono tutti i suoi classici, dalle foto di famiglia esilaranti, ai passatempi grotteschi fino agli inserimenti nelle conversazioni che aprono squarci ironici su omosessualità latenti), si concentra molto sulla coppia di spie. Il ruolo che solitamente va a Mark Wahlberg è qui rimesso ampiamente in discussione, l’uomo è debole e fallace, mentre la donna è quella più attaccata all’azione e deve aprirsi al sentimentalismo. E pur non riuscendo a trasformare il duo Gadot/Hamm in una coppia comica gli dona una capacità di fare da spalle ai veri comici che i due non avevano mai avuto, soprattutto lo fa senza farli rinunciare alle caratteristiche che si sono costruiti addosso negli anni.

Peccato allora che, nonostante tutto questo, qualcosa non funziona, il film non diventa mai davvero divertente e risulta alla fine piuttosto prevedibile. Non sappiamo cosa sia andato storto, se i difetti stessero già nella sceneggiatura o se si sia verificato qualche incidente in fase di riprese, ma se è lodevole il tentativo di fare una commedia che non sbrachi mai nel pecoreccio e nello scatologico, ci si impanatana in un territorio un po’ neutro, dagli esiti piuttosto prevedibili. Personalmente, adoriamo l’umorismo stralunato di Galifianakis (al suo massimo nella sitcom Baskets), per cui consiglieremmo la visione agli amanti di questo straordinario clown e dei suoi bravi colleghi, che avrebbero meritato qualcosa di più di una macchina per risate che sembra aver forato strada facendo.