Heidi, una bionda pollastrella rock, DJ in una stazione radio locale, assieme a Whitey e Munster Herman, forma il “Big H Radio Team”. Arriva una misteriosa scatola di legno che contiene un disco in vinile, indirizzata a Heidi, con su scritto “Un regalo dei Lords”. Lei pensa che si tratti di una rock band che vuole pubblicizzare la sua musica. Mentre Heidi e Whitey ascoltano il disco, questo inizia a suonare al contrario e Heidi ricorda, in flashback, un trauma passato. In seguito, Whitey suona il disco dei Lord, battezzandoli The Lords of Salem, e con sua grande sorpresa il disco suona normalmente ed ottiene un enorme successo presso gli ascoltatori. Arriva un’altra scatola di legno per i Big H da parte dei Lords, con biglietti gratis, poster e dischi, per organizzare un concerto a Salem. Ben presto Heidi e i suoi colleghi scoprono che il concerto non è lo spettacolo rock che si aspettavano: i veri Signori di Salem stanno tornando, e vogliono sangue.

Salem è il luogo ove  nel 1692 vennero  giustiziate  25 persone tra donne uomini e bambini, accusate di stregoneria. Giustiziate in modo orribile dalla follia paranoica dei villici capitanati da giudici allucinati.

Questa è storia. Era solo il 1692 ma sembra già tutta roba di Rob Zombie.

Che da qui riparte, da un evento che ha fissato nell’immaginario di massa la cittadina di Salem come luogo di stregoneria e i suoi empi fatti come  archetipi presenti nella letteratura e cinematografia stregonesca.

The Lords of Salem ( Le streghe si Salem) è un film sostanzialmente diverso dalla produzione horror precedente di Zombie. L’allucinato furore delle prime opere e la rilettura in chiave white trash del classico di Carpenter, Halloween lasciano il passo  al tentativo di una costruzione più profonda della storia.

In chiave musicale sarebbe un lento e possente giro di basso, inquietante e premonitore di qualcosa di innominabile. Ed è così in effetti. Se la musica ha sempre avuto nell’opera di Zombie un ruolo di grande importanza, in questo film diventa il fulcro su cui gira la storia. La storia gira sul un piatto di un giradischi.

Solco dopo solco, ipnotica e funebre una tetra nenia annuncia la venuta dei Signori di Salem. La Storia dice che la maledizione lanciata dalla strega Margaret Morgan nel momento del supplizio, avrebbe perseguitato i discendenti del pastore Hawthorne (personaggio che prende il nome dallo scrittore Nathaniel Hawthorne, nato a Salem e autore di romanzi sull’argomento ma passato alla storia per La lettera scarlatta).

La pellicola è una lenta ed inesauribile catena di visioni, allucinazioni che catapultano la protagonista, interpretata dalla brava e sempre affascinante Sheri Moon Zombie, nelle tenebre delle streghe di Salem, che la prendono per accogliere in grembo il maligno.

Apro una parentesi su Sheri Moon Zombie, classe 1970, praticamente una MILF. Per motivi affettivi (ed economici) il regista persiste nel far recitare la moglie in ruoli chiave di tutti i suoi film. Il chè non è necessariamente un punto debole, dato il lato B della signora, che farebbe invidia ad un numero infinito di ninfette ventenni. Il fatto è che dopo averla ormai incisa nella memoria come la psicolabile Baby Firefly de “La casa dei 1000 corpi” e “La casa del Diavolo” ed essermi sforzato di accettarla come madre di Michael Myers nei due Halloween, è impossibile prenderla seriamente nei panni di una deejay ex-tossicodipendente destinata a partorire il figlio di Satana. Tanto più che non vanta certo le doti attoriali di Meryl Streep o Nicole Kidman.

Certo è che anche se la storia è abusata, c’era la speranza certa che nelle mani di Zombie sarebbe diventato un piccolo capolavoro. Purtroppo tutto questo non è avvenuto, anzi, le “abili” mani del regista Metal l’hanno trasformata in una accozzaglia di immagini senza senso, (usando trucchi da film di “serie Z”) con l’intento (forse e spero anche) di catapultare lo spettatore nel turbine di allucinazioni che vive la protagonista, ma purtroppo il tutto si riduce ad un lento  accompagnare il susseguirsi degli eventi senza colpi di scena (..e di qualcos’altro) che alla fine, forse, l’unica allucinazione è quella dell’incredulo spettatore che assiste ad un delirio ed al primo (e speriamo l’ultimo) brutto di film di Zombie.