Leoni al sole

Leoni al sole è un film del 1961, scritto, diretto e interpretato da Vittorio Caprioli, al suo esordio dietro la macchina da presa.


Il film è interpretato da: Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, Franca Valeri, Philippe Leroy, Anna Campori, Ester Carloni, Luciana Gilli, Enzo Cannavale, Mia Genberg, Halina Zalewska, Serena Vergano, Vittorio Pugliese.

I “Leoni” cui allude il titolo, sono quei caratteristici frequentatori di spiagge alla moda, la cui unica attività consiste nella ricerca metodica, quasi affannosa, dei mezzi e delle occasioni per folleggiare, abbandonarsi alla vita spensierata e gaudente, alle avventure sentimentali, più vagheggiate che realmente vissute. Questi “leoni” rispondono al nome di Scisciò, Giugiù, Mimì, Cocò eccetera: non tutti ancora giovani, qualcuno, anzi, decisamente maturo d’anni, se non di spirito e coscienza. Mimì riesce ad avere un invito per una crociera a bordo dello yacht d’una matura miliardaria e ne torna nauseato. Giulia, che visita le spiagge eleganti per servire una guida gastronomica, finisce con l’innamorarsi di Mimì il quale, per denaro, sposerà invece una ragazza svizzera, madre-nubile, con l’intenzione di divorziare subito dopo. Scisciò, accusato ingiustamente d’un furto, desidera abbandonare il “branco” per sempre. Cocò è amareggiato dalla prospettiva di dover espatriare per lavoro… Brevi relazioni sentimentali che s’allacciano e si sciolgono tra un’allegra chiassata ed un’altra, mentre la fuggevole stagione dorata volge al termine.

Cos’è quest’esordio di Vittorio Caprioli, dotatissimo e corrosivo uomo di spettacolo (e di varietà), attore di sostanza e guitto di vocazione, interprete di metodo e improvvisatore geniale? Un altro film balneare, in fondo, come quelli in voga in quegli anni. E di sicuro così sarà apparso al pubblico (e ai critici) dell’epoca, ormai abituato agli esotismi di celluloide, a vivere al riparo, nel buio della sala, le scappatele e i brevi amori a Palma di Majorca. Ma c’è una differenza, non di poco conto: gli anonimi tipi da spiaggia di Mattoli si son fatti leoni “ruggenti”. Si respira l’aura del mito. Giugiù, Cocò, Mimì, Scisciò, Frichì: lucidissimi gagà, consapevoli di essere gli ultimi baluardi di una visione. “Noi sapiammo campare, siamo borbonici”, dice il Marchese Aldo Sensale, celebre patron de La Sireneuse. Ed è, questa, una visione complessa, contraddittoria, assurda, eppur dal fascino travolgente. Perché i leoni sembrano sposare l’intraprendenza capitalistica (“servono idee per emergere”), ma solo a patto di declinarla in chiave “laica”, ludica. Per loro il denaro non è un oggetto di culto, ma un semplice mezzo per continuare a tenere in piedi l’illusione del divertissement gratuito, della conquista galante. Anzi, nel loro ostinato rifiuto di un lavoro, di una collocazione attiva nel quadro produttivo, finiscono per incarnare delle istanze antieconomiche, una specie di sacca di resistenza antisistema, destinata a scontrarsi con la morale meneghina della povera Giulia, Franca Valeri, che “si diverte per lavoro”. No, alla fine il loro utilitarismo è fine a se stesso, purissimo edonismo mediterraneo.

Il film è ispirato in parte al romanzo Ferito a morte di Raffaele La Capria, il cui titolo inizialmente avrebbe dovuto essere “Leoni di giugno”, laddove il termine “leoni” ha il significato approssimativo di “vitelloni”.

Prodotto da Antonio Cervi e Alessandro Jacovoni, il film fu girato tra la primavera e l’estate del 1961; gli interni furono girati negli studi Intercine di Grottaferrata. Il film uscì in prima visione nelle sale il 23 dicembre 1961.

Il film, dopo essere passato a suo tempo quasi inosservato, è stato riproposto alla Mostra del cinema di Venezia del 2008, nella retrospettiva Il cinema italiano ritrovato, in una copia ristampata e restaurata a cura della Cineteca Nazionale di Roma.

Il film è una chiara trasposizione di quello che era il luogo comune del comportamento del maschio latino nei mesi estivi tesi alle conquiste femminili, visto che si supponeva che durante l’estate il sesso debole fosse più disponibile all’avventura.

Il film, nonostante alcuni squilibri e certi ristagni evidenti, non manca d’un suo ritmo non privo di gustose e umoristiche notazioni, d’una aderenza sottile al particolare ambiente mondano-balneare ed ai suoi personaggi. La recitazione raggiunge quasi sempre il livello d’una buona caratterizzazione dei personaggi, guidata com’è da una regia sensibile, non priva di qualità.

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray

Produttore Mustang Entertainment
Distributore Mustang Entertainment
Anno pubblicazione 2020
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 1,85:1 Anamorfico 1080p
Formato audio 2.0 Mono Dolby Digital: Italiano
Sottotitoli Italiano NU
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
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