L'ora legale

In un paese della Sicilia, Pietrammare, puntuale come l’ora legale, arriva il momento delle elezioni per la scelta del nuovo sindaco.


Da anni imperversa sul paese Gaetano Patanè, lo storico sindaco del piccolo centro siciliano. Un sindaco maneggione e pronto ad usare tutte le armi della politica per creare consenso attorno a sé. A lui si oppone Pierpaolo Natoli, un professore cinquantenne, sceso nell’agone politico per la prima volta, sostenuto da una lista civica e da uno sparuto gruppo di attivisti per offrire alla figlia diciottenne, Betti, un’alternativa in occasione del suo primo voto.

I nostri due eroi Salvo e Valentino sono schierati su fronti opposti: il furbo Salvo, manco a dirlo, offre i suoi servigi a Patanè, dato vincente in tutti i sondaggi; mentre il candido Valentino scende in campo a fianco dell’outsider Natoli a cui è legato, come peraltro Salvo, da un vincolo di parentela in quanto cognato. Al di là della rivalità, però, entrambi mirano ad ottenere un “favore” che potrebbe cambiare la loro vita: un gazebo che permetterebbe di ampliare la clientela, e quindi gli incassi, del piccolo chiosco di bibite posto nella piazza principale del paese.

Il Popolo vive, o meglio si lascia vivere, in un perenne stato di precarietà e di illegalità. Le macchine in doppia fila, l’immondizia sparsa per strada, ambulanti e parcheggiatori abusivi, le buche, e, su tutto, l’assenza di controlli che rendono le giornate dei cittadini una costante via Crucis da affrontare con l’unica arma a loro disposizione: la lamentela. A poche ore dal voto, però, arriverà il fato, il caso, o forse il destino a dare al popolo la forza di reagire, consentendo ai cittadini uno scatto d’orgoglio che li porterà a ribaltare alle urne tutti i sondaggi pre elettorali. Pierpaolo Natoli verrà eletto a furor di popolo e con lui verrà eletta la legalità.

Sapranno però i nostri concittadini fare i conti con la tanto attesa legalità?

10 anni dopo Il 7 e l’8, esordio alla regia che fruttò circa 8 milioni di euro, Salvatore Ficarra e Valentino Picone tornano in sala con il loro 5° film da registi, L’ora Legale, comedy dai risvolti socio-politici. Nel corso degli ultimi 10 anni i due comici esplosi in televisione grazie a Zelig sono riusciti a mantenere un proprio pubblico, tanto da incassare cifre omogenee pellicola dopo pellicola, oscillando costantemente tra i 6 e gli 8 milioni di euro d’incasso. Impresa tutt’altro che semplice, dinanzi ai tipici fenomeni mordi-e-fuggi che provano il salto carpiato dal piccolo al grande schermo, con l’Ora Legale che guarda al populismo nazionale di questi ultimi anni, pennellando i lineamenti di un Paese che si dice ‘onesto’ solo a parole.

Oltre a Ficarra e Picone anche gli altri attori offrono ottime interpretazioni e personaggi ben caratterizzati. Leo Gullotta è artista esemplare; Sergio Friscia e Antonio Catania sono divertenti nei panni dei due vigili Gianni e Michele; riuscita anche la figura del parcheggiatore abusivo (Francesco Benigno) che si ritrova senza lavoro a causa dell’isola pedonale, come pure della intransigente Betti (Eleonora De Luca).

Dei film diretti e interpretati da Salvo e Valentino, L’ora legale, è anche il più ambiziso e riuscito registicamente parlando. Come non fanno i comici che si sentono delle star, Ficarra e Picone si circondano di attori, moltissimi attori, perchè la coralità è forza, i volti poco noti che vengono dal teatro danno energia e il confronto con un veterano come Leo Gullotta non oscura il talento di nessuno, ma stimola a migliorare il proprio e questa è una lezione che i due registi/comici siciliani hanno dato a molti loro colleghi anche più anziani, dimostrando d’aver acquisito non solo esperienza ma anche maturità che adesso aspetta solo d’essere premiata dagli incassi al botteghino.