Lucy è un film del 2014 diretto da Luc Besson e interpretato da Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Choi Min-sik, Pilou Asbæk, Analeigh Tipton, Mason Lee, Claire Tran, Frédéric Chau, Jan Oliver Schroeder, Yvonne Gradelet, Renaud Cestre, Cedric Chevalme, Paul Chan.


Lucy è una ragazza di venticinque anni che studia a Taipei, si sballa di continuo ai rave party e non sa cosa fare di se stessa. Un giorno il suo ragazzo la obbliga a consegnare una valigetta in sua vece. Al momento della consegna il ragazzo viene ucciso e Lucy viene rapita da un gruppo di malavitosi coreani. Obbligata a lavorare come corriere della droga viene operata chirurgicamente e le viene inserita nell’addome una sacca contenente una nuova sostanza, il CPH4 sintetico, un enzima prodotto dalle madri in gravidanza per mettere in moto lo sviluppo del feto. A seguito di un pestaggio a cui viene sottoposta da uno dei gangster che vorrebbe abusare di lei, il pacchetto che trasporta si lacera dentro di lei e il contenuto si riversa all’interno del suo corpo. Le sostanze vengono assorbite dal suo organismo e Lucy acquista straordinarie capacità fisiche e mentali, aumentando a dismisura la capacità di sfruttamento del proprio cervello. Inizia così per la protagonista un viaggio ai confini della fantascienza che la porterà a sacrificarsi al fine di lasciare tutte le proprie conoscenze all’umanità.

Scappata dalla cella e priva di qualsivoglia emozione umana uccide la maggior parte dei malavitosi, specialmente coloro che l’avevano trasformata in ciò che era. Raggiunge quindi quasi immediatamente un ospedale ove viene operata al fine di estrarre il sacchetto rotto all’interno del proprio addome. Terminata l’operazione, durata solo pochi minuti necessari alla ragazza per salutare per l’ultima volta sua madre (versando infine un’ultima lacrima di tristezza), decide di raggiungere casa propria ove trova la coinquilina, nonché amica, intenta a fare colazione alla quale viene, quasi subito, domandato il proprio computer. In pochi minuti di ricerca su internet legge e impara a memoria tutte le 6732 pagine di ricerche scritte da un famoso professore universitario e decide di contattarlo. Dopo una breve chiacchierata con un professore universitario di biologia dell’Università di Parigi (in cui riesce a convincerlo dei suoi nuovi poteri apparendo in video conferenza sullo schermo, parlandogli al cellulare e attivando i telefoni della stanza e il fax nello stesso momento) la giovane lascia il paese diretta verso la Francia salutando per l’ultima volta l’amica e, scoprendo al tatto che i reni di quest’ultima sono compromessi dall’alcool e altre sostanze, le prescrive una ricetta per guarire. Arrivata all’aeroporto modifica, con la sola forza di volontà, il suo aspetto e contatta un poliziotto in Francia denunciando altri tre corrieri della nuova droga e dando prova anche a lui dei suoi poteri. Il motivo della denuncia è che quella sostanza serve a lei stessa per ascendere totalmente a una forma di vita superiore.

Arrivata sana e salva, grazie all’assunzione della droga che l’aveva trasformata: il CPH4 sintetico, riesce a incontrare il professore, interpretato da Morgan Freeman, aiutata dal poliziotto francese Del Rio, che assieme ad alcuni suoi colleghi avrà modo di osservare la vera realizzazione ossia il raggiungimento del 100% dell’attività cerebrale della ragazza.

Al termine di tutto lei, dopo un enorme viaggio astrale attraverso il tempo, avrà modo di uscire dall’unità di misura che rende reali le cose, ossia il tempo, lasciando tutto nelle mani del professore in una chiavetta futuristica creata dalla sua ultima parte materiale divenendo quindi una forma onnipresente e divina. A quel punto, il poliziotto, chiedendo dove sia finita, riceve all’istante un messaggio sullo schermo del suo cellulare che spiega tutto: “io sono ovunque”.

Che Luc Besson ami mettere al centro di molte sue opere personaggi femminili coinvolti in esperienze che ne mutano profondamente la vita è testimoniato dalla sua filmografia. Sappiamo quanto sono lontane tra loro, nel tempo e nell’azione, Nikita e la Aung San Suu Kyi di The Lady ma al contempo vicine per capacità di resistenza, di forza d’animo, di sguardo verso possibili mutamenti che i maschi faticano a sostenere. Lucy si aggiunge a loro in un film che si struttura come un puzzle narrativo e visivo di cui si può cogliere la reale sostanza solo se se ne sanno pazientemente ricomporre i pezzi e si rinuncia a ricorrere agli stereotipi valutativi, che da sempre vengono applicati al cinema di Besson, per guardare più in profondità. Perché l’assunto iniziale è legato alle neuro scienze e ci ricorda che il nostro cervello ha sviluppato solo una piccolissima parte delle sue potenzialità rispetto all’homo sapiens (non dimentichiamo che Lucy è il nome che è stato dato alla prima donna di cui l’antropoarcheologia abbia conoscenza). Cosa accadrebbe se si passasse progressivamente dalla potenza all’atto, se i neuroni attivi aumentassero percentualmente? È questa la domanda iniziale su cui si innesta l’azione di una supereroina suo malgrado (come tanti personaggi Marvel) che combatte contro il Male impersonato da un cattivissimo Choi Min Sik (molti lo ricorderanno in Oldboy e in Lady Vendetta). Qui ci si possono attendere le già citate facili banalizzazioni su un Besson incapace di resistere alla tentazione fumettistico-adrenalinica (vedi la corsa in auto nel centro di Parigi e non solo). Se si guarda però più nel profondo ci si può accorgere che il più americano dei registi francesi mentre sembra servire al grande pubblico un mix di SuperQuark e di Science fiction in realtà sta esponendo una sorta di trattato sul Tao. Chiunque abbia confidenza con i principi di questa filosofia potrà ritrovarli utilizzati a marcare le tappe del percorso della protagonista. “Vuota la tua mente di tutti i pensieri; lascia che il tuo cuore trovi la pace. Studia la complessità del mondo, ma contemplane il ritorno. Il ritorno alla sorgente è la serenità. Se non realizzi la fonte finirai con il confonderti e il dispiacerti. Quando comprenderai da dove provieni, diventerai naturalmente tollerante, comprensivo, multiforme”. Questo si legge nel Daodejing ed è quanto si scorge in controluce in Lucy. Besson, interpellato in materia, non conferma ma neanche smentisce.

Proprio in questi giorni la Universal ha rilasciato, per il mercato Home Video italiano, una doppia edizione di Una notte in giallo. La prima di queste edizioni è costituita dall’ormai scontata edizione DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital. La seconda proposta è sempre in formato Blu Ray, con traccia video con risoluzione a 1080P e traccia audio pienamente in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. Purtroppo entrambe le versioni risultano essere prive di contenuti extra ed inserti speciali di particolare e rilevante importanza.