L'ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia (J’accuse) è un film del 2019 diretto da Roman Polański ed interpretato da: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre, Didier Sandre, Wladimir Yordanoff, Mathieu Amalric, Damien Bonnard, Eric Ruf, Melvil Poupaud, Olivier Gourmet, Luca Barbareschi.


La storia è ambientata nel 1894. Alfred Dreyfus, capitano dell’esercito francese, viene dichiarato colpevole di alto tradimento per aver passato segreti militari all’Impero tedesco.

L’uomo viene degradato e condannato all’esilio sull’Isola del Diavolo; il suo affaire scatena una notevole eco in Francia poiché Dreyfus è ebreo. Un anno dopo l’ufficiale Georges Picquart, in passato superiore dello stesso Dreyfus, viene nominato capo della sezione dei servizi segreti nell’esercito francese; l’uomo, dai sentimenti antisemiti, è consapevole che il processo a carico di Dreyfus sia stato piuttosto sommario a causa della sua origine; tuttavia, notando alcune irregolarità nel dossier dell’affaire, decide di condurre un’indagine per verificare la colpevolezza dell’uomo. Picquart scopre che il cosiddetto bordereau, ossia il documento che ne proverebbe la colpevolezza, non è stato scritto da Dreyfus, come il grafologo Alphonse Bertillon aveva dichiarato, ma da un altro soldato: il maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy. Questi secondo lui è la vera spia, ma le prove sono state esaminate con pregiudizio o addirittura falsificate a danno di Dreyfus.

Picquart si convince dell’innocenza di Dreyfus e tenta di riaprire il processo per scagionarlo e arrestare Esterhazy, ma incontra l’opposizione dei suoi superiori: ammettere l’innocenza di Dreyfus avrebbe come esito un grande scandalo che porterebbe alla scoperta della corruzione nell’esercito, mentre l’uomo, in quanto ebreo, è il perfetto capro espiatorio. Picquart viene quindi rimosso dall’incarico e inviato in missione lontano da Parigi; egli però riesce a tornare e a raccontare tutto al suo amico avvocato Fernand Labori, il quale inizia a organizzare un comitato per la riabilitazione di Dreyfus coinvolgendo numerosi intellettuali tra cui il celebre scrittore Émile Zola.

L’insubordinazione di Picquart porta al suo arresto, ma intanto Zola pubblica il celebre editoriale J’accuse nel quale critica ferocemente le irregolarità del processo a Dreyfus e mette a nudo tutte le colpe delle persone coinvolte nel caso. Il processo viene riaperto e in un primo momento Zola viene condannato; mentre tutta la Francia si divide tra innocentisti e colpevolisti, gli intellettuali firmatari della petizione pro-Dreyfus vengono bersagliati dall’odio popolare. Successivamente, dopo aver perso un duello contro Picquart, il ten.col. Hubert Joseph Henry, che aveva testimoniato a carico di Dreyfus, ammette di aver prestato falsa testimonianza, per poi morire apparentemente suicida.

In seguito alle deposizioni di Henry, Picquart viene assolto e liberato, mentre Dreyfus viene rimpatriato per un secondo processo; poco prima dell’udienza decisiva, l’avvocato Labori subisce un attentato e non è in grado di difendere Dreyfus. L’uomo viene nuovamente condannato, ma la pena da scontare è resa più lieve dal riconoscimento delle attenuanti. Nel 1899 il Presidente del Consiglio gli concede la grazia: Picquart vorrebbe continuare a battersi per provare la sua innocenza, ma Dreyfus, stremato, la accetta. Sette anni dopo arriverà la piena assoluzione e il reintegro nell’esercito.

Nel 1907 Picquart viene nominato Ministro della Guerra, anche grazie al riconoscimento dell’errore giudiziario a suo danno. Dreyfus gli chiede udienza e protesta poiché gli anni in cui ha ingiustamente scontato la pena non gli sono riconosciuti, impedendogli di raggiungere il grado di tenente colonnello. Picquart non può fargli questa concessione poiché il clima politico è nuovamente cambiato, e ciò causa lo sdegno di Dreyfus. I due uomini si salutano con rispetto, per non rivedersi mai più.

Roman Polanski mette le sue doti di Maestro del Cinema al servizio di una vicenda che, in tempi come quelli presenti, merita una rivisitazione.

Il cinema se ne era già occupato in passato. Sia con Emilio Zola di William Dieterle nel 1937 (film che colpì il giovanissimo Roman) e, successivamente, con L’affare Dreyfus di José Ferrer del 1957.Il film purtroppo ha innescato diverse polemiche scaturite dall’intervista che il regista ha rilasciato per il pressbook che ha accompagnato il film alla 76.ma Mostra del Cinema di Venezia. In quelle dichiarazioni Polanski dice di aver potuto comprendere meglio la storia che stava portando sullo schermo a causa delle accuse false che gli vengono periodicamente lanciate. Questo ha provocato reazioni di diversa natura che hanno rischiato di offuscare il valore intrinseco del film.

Perché L’Ufficiale e la Spia si colloca nella categoria delle opere di impianto classico che trovano la via del grande schermo nel momento storicamente giusto. È sicuramente vero che il regista e il suo co-sceneggiatore Robert Harris lavorano da anni su questa idea ma è ora che è indispensabile mostrare, con un film capace di arrivare al grande pubblico, come il Potere sia in grado di costruire falsificazioni capaci di resistere a lungo e di sconvolgere vite.

Viviamo in tempi in cui la memoria collettiva è quotidianamente insidiata da una valanga di news tra cui è sempre più difficile distinguere le vere dalle fake. Attraverso la persona di Picquart (magistralmente interpretato da Dujardin) Polanski ci ricorda come siano necessari uomini che siano capaci di andare al di là delle proprie convinzioni (il colonnello non amava gli ebrei) quando si trovano di fronte a un’ingiustizia che diviene tanto più palese quanto più chi la sta perpetrando fa muro perché non ne emergano le falsificazioni.

L’ingresso nella sede dei Servizi Segreti costituisce così la cifra stilistica del film. In spazi così cupi e privi di ‘aria’ (l’odore della fognatura li pervade) è facile che gli uomini si trasformino in tanti Capitano Henry che gli dichiara: “Voi mi ordinate di uccidere un uomo? Io lo faccio. Mi dite che è stato un errore? Mi dispiace ma non è colpa mia. Questo è l’Esercito” Picquart gli replica: “Questo sarà il suo Esercito. Non il mio”.

Polanski ci interroga sulla morale dei nostri tempi (che non riguarda solo uno specifico settore) e ci invita a vigilare. Forse non siamo più in tempi in cui un articolo di giornale può fare riaprire un processo come accadde con il “J’accuse” di Emile Zola pubblicato su “L’Aurore” ma forse proprio per questo è necessario saper reagire a quella sorta di impermeabilizzazione agli scandali che rischia di produrre un appiattimento dell’opinione pubblica che finisce con il lasciare spazio al morbo dell’indifferenza diffusa. Ricordare ciò che accadde allora può trasformarsi in un monito prezioso.

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray + DVD

Produttore Eagle Pictures
Distributore Eagle Pictures
Anno pubblicazione 2020
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 1,85:1 Anamorfico 1080p
Formato audio 5.1 Dolby Digital: Italiano Francese
5.1 DTS HD: Italiano Francese
Sottotitoli Italiano NU
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 2
Extra Trailer

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